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A Taiwan l’olio d’oliva cresce e la Spagna sfida la tradizionale leadership italiana
Il mercato taiwanese dell’olio di oliva vale oggi circa 77 milioni di dollari e potrebbe raggiungere i 132 milioni entro il 2030. Salute, qualità e formati più piccoli guidano i consumi. Nel 2025 l’olio spagnolo ha superato i 37 milioni di dollari di importazioni e nel 2026 l’interesse online ha oltrepassato quello italiano
30 settembre 2026 | 09:00 | C. S.
Il mercato taiwanese dell’olio di oliva sta attraversando una fase di espansione sostenuta dal crescente interesse dei consumatori per alimentazione sana, qualità nutrizionale e prodotti premium. Secondo la scheda settore dedicata a Taiwan da ICEX España Exportación e Inversiones, il valore del mercato è attualmente stimato in circa 77 milioni di dollari e potrebbe raggiungere i 132 milioni entro il 2030.
Salute e qualità al centro delle scelte
Il consumatore taiwanese appare sempre più selettivo e attento alla composizione degli alimenti. La tendenza è quella di privilegiare la qualità rispetto alla quantità, riducendo il consumo complessivo di grassi e attribuendo maggiore importanza alle caratteristiche nutrizionali degli ingredienti.
In questo scenario l'olio di oliva, e soprattutto quello di fascia premium, beneficia dell'associazione con la dieta mediterranea e con un modello alimentare considerato salutare. La crescita del potere d'acquisto, l'occidentalizzazione dei consumi e la maggiore attenzione al benessere stanno contribuendo a trasformarlo da prodotto relativamente di nicchia in alimento ad alto valore aggiunto.
Il mercato resta tuttavia caratterizzato da una forte presenza di oli tradizionalmente utilizzati nella cucina locale, in particolare soia e girasole.
Spagna, crescita record nel 2025
La dinamica più interessante riguarda la competizione tra i principali Paesi fornitori. Nel 2025 la Spagna si è confermata primo fornitore di olio di oliva di Taiwan e, insieme all'Italia, ha rappresentato circa il 94% delle importazioni complessive.
Per il prodotto spagnolo il 2025 ha segnato un passaggio particolarmente significativo: le importazioni hanno superato i 37 milioni di dollari, con una crescita superiore al 50% rispetto all'anno precedente e il raggiungimento del massimo storico.
La crescita commerciale sembra accompagnarsi anche a una maggiore riconoscibilità dell'origine. I dati di Google Trends riportati nella scheda mostrano infatti un progressivo aumento dell'interesse per l'olio di oliva spagnolo. Nel luglio 2026 la ricerca relativa all'origine spagnola avrebbe raggiunto 100 punti, contro circa 77 per quella italiana.
Si tratta di un indicatore di interesse online, non di una misura diretta delle vendite, ma segnala comunque un cambiamento nella visibilità relativa dei due Paesi produttori.
Il vantaggio storico dell'Italia
Nonostante l'avanzata spagnola, l'Italia mantiene un forte capitale reputazionale. Per il consumatore taiwanese l'olio di oliva continua infatti a essere fortemente associato alla cucina italiana, anche grazie alla diffusione della ristorazione italiana e alla percezione dell'olio italiano come componente della dieta mediterranea.
La Spagna sconta invece una criticità legata alla struttura commerciale delle proprie esportazioni. Una quota significativa del prodotto viene venduta sfusa oppure commercializzata attraverso private label. Questo modello consente di sviluppare rapidamente i volumi, ma rende più difficile costruire una marca spagnola immediatamente riconoscibile presso il consumatore finale.
La crescente attenzione verso l'origine potrebbe quindi rappresentare una fase nuova della competizione: non soltanto prezzo e disponibilità, ma anche identità del prodotto, reputazione e capacità di comunicare il territorio.
Supermercati e commercio digitale
Il supermercato rimane il principale canale di vendita, ma l'e-commerce sta acquisendo un ruolo sempre più importante. La combinazione tra ricerca di prodotti salutistici e comodità d'acquisto favorisce le vendite online, soprattutto per prodotti premium.
L'accesso alle piattaforme taiwanesi presenta però barriere operative e regolamentari che rendono generalmente necessario il ricorso a un importatore o distributore locale.
Anche il canale horeca riveste un'importanza considerevole. Le abitudini alimentari locali limitano infatti il consumo domestico: secondo i dati riportati da ICEX, il 39% della popolazione mangia fuori casa almeno una volta al giorno, mentre il 43% lo fa più volte alla settimana.
Formati più piccoli per famiglie più piccole
L'inflazione rappresenta un ulteriore elemento di pressione sulle scelte d'acquisto. I consumatori cercano di conciliare qualità nutrizionale e prezzo, mentre la trasformazione demografica — con la crescita dei nuclei familiari di dimensioni ridotte — favorisce formati più contenuti.
Per l'olio di oliva questo significa una maggiore attenzione verso confezioni comprese indicativamente tra 0,5 e 1 litro, più adatte a consumi domestici meno elevati e con un esborso iniziale inferiore.
Il biologico tra opportunità e ostacoli
La crescente attenzione alla salute potrebbe creare condizioni favorevoli anche per l'olio biologico. L'opportunità commerciale è però accompagnata da una significativa complessità regolamentare, che può rappresentare una barriera all'ingresso per gli operatori esteri.
Nel complesso, Taiwan si presenta quindi come un mercato in crescita nel quale l'olio di oliva sta progressivamente conquistando uno spazio maggiore nel segmento salutistico e premium. La partita competitiva vede soprattutto Italia e Spagna confrontarsi su due piani distinti: da una parte il forte radicamento dell'immagine italiana, dall'altra la rapida crescita della presenza commerciale e della notorietà dell'origine spagnola.
Il dato più significativo è proprio questo: la Spagna sembra aver trasformato una posizione storicamente forte sul piano produttivo ed esportativo in una crescente visibilità presso il consumatore taiwanese, aprendo una nuova fase della competizione nel mercato dell'olio di oliva dell'isola.
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