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Olio extravergine d'oliva, l’Australia alza la guardia: “Scegliere il certificato per tutelare qualità e consumatori”

Olio extravergine d'oliva, l’Australia alza la guardia: “Scegliere il certificato per tutelare qualità e consumatori”

L’Australian Olive Association rilancia il marchio “Certified Australian Extra Virgin Olive Oil” dopo una nuova tornata di controlli sulla qualità degli oli venduti al dettaglio. Secondo l’associazione, numerosi campioni importati non avrebbero rispettato i parametri previsti per l’extravergine

05 settembre 2026 | 09:00 | C. S.

Per i consumatori australiani la scelta dell’olio extravergine dovrebbe partire dall’etichetta. È questo il messaggio lanciato dall’Australian Olive Association (AOA), che invita a verificare la presenza del logo Certified Australian Extra Virgin Olive Oil®, marchio riservato agli oli che superano specifici controlli qualitativi.

Il logo fa parte del sistema OliveCare® Code of Practice e la sua autorizzazione viene rilasciata per ogni singolo prodotto e per ogni campagna di produzione. L’obiettivo è fornire una garanzia aggiuntiva sull’autenticità dell’olio e sulla sua conformità allo standard australiano AS5264-2011, relativo agli oli di oliva e agli oli di sansa.

L’invito dell’associazione arriva dopo una nuova campagna nazionale di controllo sugli oli di oliva commercializzati nel retail e nel settore della ristorazione. I risultati, secondo l’AOA, avrebbero evidenziato diverse non conformità rispetto ai requisiti previsti per la categoria extravergine.

“Problemi soprattutto negli oli importati”

A mettere l’accento sui risultati dei controlli è Michael Southan, amministratore delegato dell’Australian Olive Association. Il quadro delineato dall’associazione riguarda soprattutto alcuni oli importati, nei quali sarebbero stati riscontrati parametri chimici non conformi e difetti sensoriali, tra cui fenomeni di rancidità.

“Si tratta soprattutto di qualità, o meglio della sua mancanza”, ha dichiarato Southan. Secondo il dirigente, diversi campioni non avrebbero superato i parametri chimici previsti dallo standard australiano e numerosi oli avrebbero presentato rancidità e altri difetti organolettici.

L’AOA sottolinea invece il comportamento degli oli australiani sottoposti alle verifiche, indicandoli come conformi alle aspettative qualitative associate alla categoria dell’extravergine.

Il tema assume particolare rilevanza in un mercato nel quale la provenienza e le indicazioni riportate in etichetta sono diventate elementi sempre più sensibili per i consumatori.

Il precedente del “tomato-gate”

La campagna dell’associazione si inserisce inoltre in un momento di crescente attenzione in Australia nei confronti della trasparenza delle informazioni alimentari. Southan richiama in particolare la recente inchiesta dell’ABC ribattezzata “tomato-gate”, che avrebbe riportato al centro del dibattito il problema delle informazioni fornite ai consumatori e della possibile discrepanza tra ciò che viene dichiarato in etichetta e ciò che effettivamente si trova nel prodotto.

Il dirigente dell’AOA cita anche Allan Fels, già presidente dell’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC), secondo il quale i consumatori dovrebbero poter riporre piena fiducia nelle informazioni presenti sulle confezioni.

È proprio su questo principio che l’associazione costruisce la propria comunicazione: la presenza del marchio Certified Australian Extra Virgin Olive Oil® dovrebbe consentire al consumatore di individuare più facilmente un prodotto sottoposto a controlli di qualità.

Produzione locale e rapidità di lavorazione

La filiera australiana punta inoltre sulla valorizzazione della produzione nazionale. Secondo l’AOA, i produttori locali raccolgono le olive in Australia, le lavorano rapidamente e adottano pratiche finalizzate a preservare le caratteristiche qualitative dell’olio.

La rapidità tra raccolta e trasformazione rappresenta, del resto, uno dei fattori determinanti per la qualità dell’extravergine: una gestione corretta delle olive consente di limitare i processi fermentativi e ossidativi che possono compromettere le caratteristiche chimiche e sensoriali del prodotto.

In questo contesto, il marchio di certificazione diventa per l’associazione uno strumento per rendere immediatamente riconoscibile sullo scaffale l’olio sottoposto al sistema di controllo.

Il nodo delle miscele di origine

Il messaggio dell’AOA non riguarda però soltanto la qualità organolettica e chimica. Southan pone anche la questione della trasparenza sull’origine delle materie prime.

“Vendiamo EVOO australiano, prodotto con olive coltivate localmente”, sostiene il CEO dell’associazione, prendendo le distanze dalle pratiche commerciali che, secondo la sua denuncia, possono portare a presentare come australiani prodotti ottenuti da miscele di oli di diversa provenienza.

Per l’organizzazione di categoria, tutti gli operatori – marchi, confezionatori e distributori – dovrebbero essere sottoposti agli stessi requisiti qualitativi. L’obiettivo dichiarato è duplice: tutelare il consumatore e garantire condizioni di concorrenza corrette per i produttori.

Qualità, fiducia e valore dell’extravergine

La vicenda australiana ripropone così una questione che attraversa ormai tutti i principali mercati dell’olio di oliva: quanto l’indicazione in etichetta riesca realmente a rappresentare la qualità e l’origine del prodotto acquistato dal consumatore.

Per l’Australian Olive Association, la risposta passa attraverso sistemi di certificazione, controlli analitici e sensoriali e una maggiore trasparenza sulla provenienza delle olive e dell’olio.

Il marchio Certified Australian Extra Virgin Olive Oil® viene quindi presentato come una sorta di elemento di riconoscibilità immediata per distinguere gli oli che hanno superato il sistema di verifiche previsto dall’industria australiana.

Sul fronte nutrizionale, l’AOA collega inoltre la qualità dell’extravergine alla presenza dei suoi composti bioattivi, sottolineandone le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Su questo punto, tuttavia, è opportuno distinguere il dato generale sugli effetti associati al consumo di olio extravergine di oliva dalle affermazioni più ampie sulla prevenzione delle malattie: i benefici dipendono infatti dalla qualità complessiva della dieta e dalle evidenze scientifiche disponibili per ciascun effetto specifico.

La posta in gioco, conclude l’AOA, è dunque la fiducia. Perché, in un mercato globale caratterizzato da prodotti di diversa origine e da filiere sempre più articolate, la qualità dichiarata deve coincidere con quella effettivamente contenuta nella bottiglia.

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