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Pakistan e Italia insieme per l’olio d’oliva

Pakistan e Italia insieme per l’olio d’oliva

A Islamabad è stata lanciata la National Olive Value Chain Policy, voluta dal Primo Ministro Shehbaz Sharif con il sostegno dell’Ambasciatore italiano Ugo Ciarlatani. L’obiettivo è creare una filiera moderna e sostenibile, ridurre la dipendenza dall’estero e formare in Italia 100 laureati pakistani

31 agosto 2026 | 09:00 | Giosetta Ciuffa

Continua il percorso del Pakistan nello sviluppo del settore olivicolo, dopo i precedenti passi che lo hanno visto ottenere un seggio permanente nell’International Olive Council e partecipare alla 123° sessione riunita a Lisbona nel giugno scorso. È stata infatti presentata a Islamabad il 24 agosto la National Olive Value Chain Policy, nuovo quadro nazionale dedicato alla filiera dell’olivo e dell’olio d’oliva: una roadmap per tutte le fasi dalla coltivazione alla commercializzazione dell’olio d’oliva pakistano, al fine di sviluppare l’intera catena del valore per rendere il Pakistan un hub regionale dell’olio d’oliva in Asia meridionale, centrale e orientale. “L’olio d'oliva è uno dei prodotti agricoli più salutari che esistano e, se lo producessimo da soli, anche risparmiare solo una minima parte di quella spesa per le importazioni rappresenterebbe un enorme contributo alla nazione”, ha dichiarato il primo ministro Muhammad Shehbaz Sharif nel corso della cerimonia organizzata in collaborazione con il Governo italiano. 
Sono infatti circa 4 i miliardi di dollari all’anno, secondo i dati del Governo, per le importazioni pakistane di olio alimentare grezzo e Shehbaz Sharif si è dichiarato fiducioso che uno sforzo comune possa portare il Pakistan verso una maggiore autosufficienza nei prossimi anni. L’obiettivo è quindi sviluppare una filiera completa e fare del Pakistan un centro regionale per l’olio d’oliva, rafforzando la produzione nazionale di oli commestibili e riducendo la dipendenza dalle importazioni. Il Governo ha confermato inoltre l’impegno a espandere in modo più ampio le colture di oli commestibili, comprese quelle di palma e girasole.
In Pakistan la coltivazione ha registrato una forte espansione negli ultimi anni: secondo i dati governativi, il numero degli alberi è passato da circa 500.000 nel 2016 a oltre 7 milioni nel 2026, mentre la superficie coltivata ha raggiunto circa 55-60.000 acri, principalmente in Punjab, Khyber Pakhtunkhwa, Balochistan e Sindh. 90 le startup nate recentemente in ambito olivicolo. Per quanto riguarda le infrastrutture, nel 2025 si contavano 51 unità di estrazione dell’olio, sei strutture per la lavorazione, cinque stazioni meteorologiche, 14 vivai e quattro laboratori per il controllo della qualità dell’olio; presente inoltre a Islamabad il primo laboratorio di valutazione sensoriale dell’olio d’oliva secondo gli standard IOC. Il Governo conta sull’olivicoltura anche per valorizzare terreni poco o nulla sfruttati: nel 2025 il Ministero della Sicurezza alimentare aveva indicato quasi un milione di acri di terreni marginali o a bassa produttività potenzialmente adatti alla coltivazione dell’olivo.
In questo contesto, è stato annunciato il finanziamento del Governo per la formazione in Italia di 100 laureati in agricoltura, con programmi dedicati alla coltivazione dell’olivo, alla produzione, alla trasformazione e alla commercializzazione. Il Pakistan finanzierà la formazione in Italia di 100 giovani laureati in agraria, con l’obiettivo di prepararli alla coltivazione, alla trasformazione e alla commercializzazione dell’olio d’oliva e di farli poi rientrare nel Paese per rafforzare la filiera nazionale.
L’ambasciatore italiano a Islamabad Ugo Ciarlatani ha evidenziato come la cooperazione italiana abbia contribuito anche alla creazione di 36 gruppi di sviluppo imprenditoriale guidati da donne e giovani; ha inoltre indicato in 20 milioni di euro il valore del Professional Capacity Building and Extension Agriculture Programme, ultima iniziativa italiana nel quadro della collaborazione agricola con il Pakistan. Il programma prevede attività di rafforzamento delle competenze professionali e di assistenza tecnica alle autorità federali e provinciali.
Attualmente tra le cultivar italiane diffuse in Pakistan figurano Frantoio, Leccino, Coratina e Ottobratica ma anche le due rilasciate nel 2011 e sviluppate dal Barani Agricultural Research Institute (BARI) di Chakwal: BARI Zaitoon-1 e BARI Zaitoon-2, ottenute dall’olivo selvatico locale Olea Ferruginea Royle, la prima attraverso germoplasma di Coratina mentre la seconda attraverso quello di Frantoio. 

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