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Dal nocciolo di oliva all’energia: in Extremadura il frantoio punta al residuo zero
Il progetto EVOP trasforma il nocciolo di oliva, sottoprodotto della lavorazione olearia, in biocombustibile per alimentare gli impianti termici dei frantoi. L’obiettivo è ridurre il ricorso ai combustibili fossili, contenere i costi energetici e trattenere valore economico nelle aree rurali
03 settembre 2026 | 09:00 | C. S.
L’economia circolare entra nel frantoio e lo fa partendo da uno dei sottoprodotti più caratteristici della lavorazione delle olive: il nocciolo. In Extremadura, una nuova iniziativa punta infatti a trasformarlo in una fonte di energia locale, rinnovabile e competitiva, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e migliorare la sostenibilità economica e ambientale della filiera olivicola.
Il progetto si chiama EVOP, Energy Valorisation of Olive Pits, e sta raggiungendo una fase decisiva con la conclusione dei lavori di installazione di una caldaia presso la cooperativa agroalimentare Virgen de la Estrella, a Los Santos de Maimona, nella provincia di Badajoz.
Non si tratta quindi soltanto di un progetto sulla carta. La tecnologia viene portata direttamente all’interno di una realtà produttiva, dove sarà possibile verificare concretamente prestazioni, consumi, costi di gestione e capacità del sistema di sostituire i combustibili tradizionali.
L’energia diventa una questione di competitività
Per le aziende olearie l’energia rappresenta ormai uno dei fattori determinanti della redditività. Le almazaras devono garantire elevata capacità di lavorazione e continuità produttiva, sostenendo al tempo stesso i costi necessari per la produzione di calore ed elettricità.
In questo scenario, l’utilizzo di una biomassa generata dalla stessa attività produttiva può rappresentare un’opportunità interessante. Il nocciolo di oliva è infatti disponibile direttamente lungo la filiera e può essere destinato alla produzione di energia termica, riducendo il ricorso a fonti fossili.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni. Utilizzare una risorsa disponibile localmente significa anche puntare a una maggiore autonomia energetica e, potenzialmente, a una riduzione dei costi di produzione.
EVOP, dalla ricerca all’applicazione industriale
EVOP nasce proprio dall’incontro tra transizione energetica, economia circolare e innovazione agroalimentare. L’iniziativa è stata promossa dalla Camera di Commercio Ufficiale di Spagna in Italia ed è stata selezionata nell’ambito dei finanziamenti a cascata CIRCULOOS, collegati al programma europeo Horizon Europe.
Al progetto partecipano anche la Camera di Commercio di Badajoz, Cooperativas Agro-alimentarias Extremadura e Mercado Biomasa. Un partenariato che mette insieme competenze nel settore agricolo e cooperativo, nella biomassa, nell’energia e nell’innovazione dei processi.
L’obiettivo è creare una filiera circolare e tracciabile nella quale il nocciolo, anziché essere considerato semplicemente un sottoprodotto da collocare sul mercato o da gestire separatamente, possa diventare una risorsa energetica per la stessa industria che lo genera.
Quando il residuo torna al frantoio
La logica del progetto è particolarmente semplice: l’oliva arriva al frantoio, viene trasformata e genera olio e altri materiali. Tra questi, il nocciolo può essere recuperato e utilizzato come biocombustibile.
In questo modo si crea un circuito nel quale una parte della materia prima ritorna nel processo produttivo sotto forma di energia.
È questo uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa. La sostenibilità non viene perseguita attraverso una soluzione esterna alla filiera, ma valorizzando una risorsa già disponibile all’interno del sistema oleicolo.
Per le aree rurali il modello potrebbe inoltre generare ulteriori ricadute economiche, favorendo la nascita o il rafforzamento di filiere locali della biomassa e mantenendo sul territorio una quota maggiore del valore prodotto.
La caldaia di Virgen de la Estrella sarà il banco di prova
L’installazione della caldaia presso la cooperativa Virgen de la Estrella rappresenta il passaggio più importante per valutare la reale efficacia della tecnologia.
La sperimentazione dovrà consentire di misurare il rendimento energetico dell’impianto, la quantità di nocciolo necessaria, le esigenze di stoccaggio e movimentazione, i costi di manutenzione e il risparmio ottenibile rispetto all’impiego di combustibili fossili.
Un altro parametro fondamentale sarà la riduzione delle emissioni di gas serra associata alla sostituzione delle fonti energetiche convenzionali.
Sono tutti elementi indispensabili per stabilire se il modello possa essere replicato in altre cooperative e almazaras. Una soluzione tecnologica, infatti, può avere valore per il settore soltanto se risulta contemporaneamente efficiente, affidabile, sicura e sostenibile dal punto di vista economico.
Innovazione, ma con gli occhi rivolti agli agricoltori
La presenza delle organizzazioni cooperative nel progetto contribuisce a mantenere l’attenzione sulle esigenze concrete delle imprese agricole.
Le cooperative conoscono infatti direttamente i problemi legati ai costi di trasformazione, alla stagionalità delle campagne olearie e alla necessità di realizzare investimenti tecnologici senza compromettere l’equilibrio economico delle aziende.
Per questo l’innovazione energetica non può essere valutata soltanto in termini ambientali. Deve produrre un beneficio concreto anche sul piano della competitività e, indirettamente, della redditività dei produttori.
È questa la vera scommessa di EVOP: dimostrare che la transizione verso un modello più sostenibile può coincidere con una maggiore efficienza economica.
Se la sperimentazione confermerà le attese, il nocciolo di oliva potrebbe assumere un ruolo sempre più importante nella strategia energetica delle almazaras. Da semplice sottoprodotto della lavorazione potrebbe diventare una vera risorsa energetica circolare, capace di alimentare la stessa filiera che lo produce e contribuire alla costruzione di un’olivicoltura più autonoma, efficiente e a minore intensità di carbonio.
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