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Oliveti 4.0: la rivoluzione dell'irrigazione a goccia che guarda all'olivo

Oliveti 4.0: la rivoluzione dell'irrigazione a goccia che guarda all'olivo

Dalla ricerca spagnola arriva una piattaforma che unisce LiDAR, sensori infrarossi e intelligenza artificiale per irrigare ogni pianta in base alle sue reali esigenze. Addio alla gestione “a blocchi”: l’obiettivo è risparmiare acqua, energia e aumentare la redditività, in un’epoca di risorse sempre più scarse

29 agosto 2026 | 09:00 | C. S.

Non tutti gli olivi sono uguali, nemmeno se crescono nella stessa parcella. Hanno dimensioni diverse, produzioni differenti, stati idrici che variano anche sensibilmente. Eppure, per decenni, l’irrigazione ha trattato il campo come un unico grande organismo, distribuendo acqua in modo uniforme. Oggi, però, quella visione sta cedendo il passo a un approccio molto più raffinato: gestire ogni albero con la precisione di un orologio svizzero.

A guidare questa svolta è Asymetree, una spin-off nata dal Consiglio Superiore della Ricerca Scientifica spagnolo (CSIC) e cresciuta all’interno dell’Istituto di Agricoltura Sostenibile (IAS-CSIC). Dopo oltre vent’anni di studi nel campo della telerilevazione, del fenotipaggio vegetale e dell’irrigazione di precisione, i ricercatori hanno messo a punto una piattaforma digitale che promette di cambiare le regole del gioco per i coltivatori di olivo, vite e fruttiferi.

Il cuore della tecnologia è un sistema ibrido che combina droni con telecamere termiche, sensori a infrarossi senza fili (chiamati SAQIA-IR), modelli tridimensionali generati dal LiDAR e algoritmi di intelligenza artificiale. Il risultato? Una mappa dettagliatissima dello stato di ciascuna pianta, in grado di dire non solo se un albero ha sete, ma quanta acqua gli serve e quando è meglio somministrarla.

«Da anni lavoriamo a stretto contatto con gli agricoltori – spiega José Antonio Jiménez Berni, ricercatore del IAS-CSIC e cofondatore di Asymetree – e abbiamo sempre incontrato lo stesso ostacolo: la ricerca produceva soluzioni avanzatissime, ma mancavano strumenti semplici da usare in campagna. Oggi abbiamo colmato quel vuoto».

Il segreto, spiegano gli esperti, sta nell’anticipare i segnali di sofferenza della pianta. Quando un olivo inizia a patire la mancanza d’acqua, chiude gli stomi delle foglie per difendersi e, di conseguenza, la sua temperatura superficiale sale. Quel rialzo termico, invisibile a occhio nudo, viene intercettato dai sensori infrarossi molto prima che l’agricoltore possa accorgersene. I dati vengono poi elaborati e trasformati in consigli pratici, quasi in tempo reale.

Ma non finisce qui. La piattaforma SAQIA – questo il nome del sistema integrato – può anche raccogliere informazioni da stazioni meteo, sensori di umidità del terreno, contatori di flusso e altri dispositivi già presenti in azienda. Incrociando tutte queste variabili, il software suggerisce come ridistribuire l’acqua disponibile verso le zone più bisognose, evitando sprechi e ottimizzando l’uso delle risorse energetiche.

L’obiettivo, del resto, è duplice: da un lato, affrontare la crescente scarsità idrica e l’aumento dei costi di produzione; dall’altro, migliorare la redditività degli oliveti mantenendo alta la produttività. «La prossima rivoluzione dell’olivicoltura – conclude Jiménez Berni – sarà proprio questa: smettere di gestire l’azienda come un blocco unico e iniziare a curare ogni albero con precisione, affidandosi a dati oggettivi».

Un salto di qualità che, dopo due decenni di ricerca, è finalmente pronto a lasciare i laboratori per entrare nei campi. E che potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per l’agricoltura mediterranea, dove ogni goccia d’acqua conta davvero.
 

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