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Un nuovo gruppo di lavoro europeo per l'olio di oliva tra Italia, Spagna, Portogallo e Grecia
L'Europa deve consolidare sempre di più il proprio primato di grande produttrice ed esportatrice agroalimentare tutelando le filiere di qualità, investendo sulla sostenibilità e l'innovazione tecnologica ma ci troviamo di fronte alla "distruzione della politica agricola comune dopo 50 anni" secondo Dario Nadella, capogruppo S&D alla Commissione agricoltura del Parlamento europeo
06 agosto 2025 | 12:00 | Alberto Grimelli
Il ruolo strategico del Parlamento europeo prevede anche sensibilità diverse tra le componenti. Dopo aver intervistato Stefano Cavedagna, eurodeputato dell'ECR-Fratelli d'Italia e membro della strategica Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori a Bruxelles, oggi è il momento di Dario Nardella, capogruppo S&D alla Commissione agricoltura del Parlamento europeo.
Le sfide di oggi e di domani richiedono un approccio che va oltre le dinamiche nazionali.

1) Iniziamo con la stretta attualità: dazi Usa al 15%. Ci saranno settori che ne beneficeranno e altri che ci perderanno. L’Europa interverrà a favore dei comparti più colpiti?
La cosa francamente assurda è che l'Unione Europea prima porta a casa un accordo del tutto sfavorevole, poi si ritrova pure a dover trovare risorse aggiuntive per aiutare I comparti colpiti: direi che è una doppia sconfitta. Detto ciò, credo sarà complicato trovare risorse in un bilancio che è già molto risicato perché costituito da appena l’1% del PIL di contributo di ogni Paese membro.
2) La politica agricola comunitaria verrà depotenziata dalla Commissione europea. Oltre a un’ulteriore decurtazione del 22% sul primo pilastro, pesa soprattutto la decisione si assorbire tutti i fondi del secondo pilastro e delle OCM in un unico contenitore con possibili sperequazioni tra Stati e Regioni. E’ accettabile?
Il bilancio pluriennale, per come è stato costruito, è del tutto inaccettabile, sia per I tagli che indeboliscono ulteriormente la politica agricola europea, sia per lo smantellamento del modello della PAC con la creazione di questo fondo unico che diventa praticamente un grande calderone nel quale confluiscono tanti programmi economici diversi, tra cui anche lo sviluppo rurale e l'OCM. Il problema è che questo fondo unico sarà ripartito sulla base di un modello negoziale nazionalizzato, come fatto per il Next Generation EU. Si tratterebbe, alla fine della storia, della distruzione della politica agricola comune dopo 50 anni.
3) Ci sono alcuni settori, come quello olivicolo, sotto la pressione di competitor internazionali come il nord Africa che avrebbero bisogno di un forte rinnovamento. La Spagna lamenta prezzi all’origine troppo bassi, l’Italia la mancanza di fondi per rinnovare il settore. Lasciamo campo libero all’Arabia dell’olio di oliva?
Mi sono già fatto promotore di alcune iniziative sull'olio di oliva extravergine, in particolare con i colleghi deputati di Spagna, Portogallo e Grecia. Abbiamo condiviso la decisione di costituire un gruppo trasversale di lavoro che ci porti ad alcuni risultati concreti come la creazione di un nuovo OCM per l'olio extravergine di oliva - come già succede per il vino - con importanti vantaggi per la produzione italiana ed europea e anche misure specifiche a sostegno della promozione dell'olio extravergine di oliva europeo di qualità.
4) Oltre a merci indispensabili per l’Europa, dai porti passano anche insetti alieni e nuovi patogeni. I controlli alle frontiere sono tutt’altro che omogenei tra i Paesi europei. Come imporre regole uguali per tutti?
Quello dei controlli è un problema serio, sia perché la percentuale di prodotti provenienti dall'estero diretti nel mercato europeo e sottoposta a controlli doganali è estremamente bassa, sia perché non è stato ancora realizzato il sistema unico di dogana europea. Occorre accelerare questo processo affinché vi siano controlli più omogenei e anche più estesi per garantire una effettiva reciprocità degli standard produttivi tra agricoltori europei e agricoltori di altri paesi. Questa esigenza si fa ancora più stringente se guardiamo alla prospettiva di nuovi accordi con mercati extraeuropei come quello del Mercosur.
5) Come insegna la vicenda di Gaza, il cibo è un’arma. Molti attori geopolitici investono nella sovranità alimentare, attraverso varie politiche che comprendono anche azioni discutibili, come il land grabbing. L’Europa sta a guardare? Basta solo il soft power?
A Gaza si sta consumando una delle pagine peggiori della storia dell’umanità dopo la Seconda guerra mondiale. Netanyahu si comporta come un dittatore che vìola indisturbato i principi basilari del diritto internazionale e i principi fondamentali della dichiarazione dei diritti dell’uomo.
La sua idea aberrante di occupazione di Gaza va fermata. L’UE deve sospendere l’accordo con Israele e applicare sanzioni proporzionate fino a quando non si fermerà la carneficina di persone civili innocenti.
Detto cio, l'Europa è una superpotenza agroalimentare, ma a volte sembra non saperlo. Occorre infatti usare la nuova politica agricola per rilanciare l'autonomia strategica alimentare europea, la competitività delle aziende agricole sia produttrici che di trasformazione, con un patto di cooperazione, utilizzando i fondi e gli strumenti di promozione per esportare sempre più prodotti europei di qualità a partire da quelli di indicazione geografica per i quali l'Italia è una vera e propria eccellenza nazionale. L'Europa deve consolidare sempre di più il proprio primato di grande produttrice ed esportatrice agroalimentare tutelando le filiere di qualità, investendo sulla sostenibilità e l'innovazione tecnologica, inclusa l'intelligenza artificiale che può fare la differenza per centinaia di migliaia di aziende agricole e puntando infine sul rafforzamento del reddito degli agricoltori.
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