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L’agricoltura resti al centro dell’attenzione dell’Unione europea

L’agricoltura resti al centro dell’attenzione dell’Unione europea

No dell’ECR a un fondo unico europeo che includa la PAC. “Bisogna lavorare per sostenere il prezzo. I nostri prodotti e la qualità del nostro agroalimentare non possono essere sacrificati sull’altare di scelte ideologiche.” afferma Stefano Cavedagna, deputato di Fratelli d’Italia all’Europarlamento

30 luglio 2025 | 16:00 | Alberto Grimelli

L'Europarlamento diventerà sempre più centrale nelle scelte strategiche europee e, in questo periodo, l'agricoltura e l'agroalimentare paiono soffrire scelte geopolitiche e geostrategiche che penalizzano il settore primario europeo.

Dall'accordo sui dazi di Trump fino alla riforma della PAC, del budget europeo 2028-2034 e del rapporto con il mondo arabo, è più che mai necessaria una visione a tutto tondo per capire quali possibilità avrà il Vecchio Continente di superare i marosi.

In questa occasione ne abbiamo parlato con Stefano Cavedagna, eurodeputato dell'ECR-Fratelli d'Italia e membro della strategica Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori a Bruxelles.

1)​ Iniziamo con la stretta attualità: dazi Usa al 15%. Ci saranno settori che ne beneficeranno e altri che ci perderanno. L’Europa interverrà a favore dei comparti più colpiti?

 L’accordo negoziato dalla Commissione Europea va accolto positivamente, certo è migliorabile, ma è stata scongiurata una guerra commerciale con dazi oltre 30% per le nostre imprese. Bisogna continuare a negoziare e collaborare. Questo primo accordo ha smentito chi auspicava uno scontro tra le due sponde dell’Atlantico. Pur trattandosi di un’intesa ancora perfezionabile, esso ha consentito di disinnescare, almeno in parte, il rischio di una potenziale guerra economica. Ovviamente, una valutazione più approfondita verrà effettuata nelle prossime settimane e sarà naturalmente necessario analizzare nel dettaglio le singole disposizioni contenute nell’accordo.

2)​ La politica agricola comunitaria verrà depotenziata dalla Commissione europea. Oltre a un’ulteriore decurtazione del 22% sul primo pilastro, pesa soprattutto la decisione si assorbire tutti i fondi del secondo pilastro e delle OCM in un unico contenitore con possibili sperequazioni tra Stati e Regioni. E’ accettabile?

 La decisione della Commissione Europea, se confermata, rappresenterebbe un atto grave al quale ci opponiamo con determinazione. I nostri prodotti e la qualità del nostro agroalimentare non possono essere sacrificati sull’altare di scelte ideologiche. Se vogliamo garantire ai cittadini cibo sano, di qualità e a prezzi accessibili, è fondamentale sostenere concretamente i nostri agricoltori - come sta già facendo il governo guidato da Giorgia Meloni. L'ipotesi di creare un fondo unico europeo rischia di compromettere l’autonomia decisionale degli Stati membri, andando a ledere le scelte sovrane delle singole Nazioni.

3) ​Ci sono alcuni settori, come quello olivicolo, sotto la pressione di competitor internazionali come il nord Africa che avrebbero bisogno di un forte rinnovamento. La Spagna lamenta prezzi all’origine troppo bassi, l’Italia la mancanza di fondi per rinnovare il settore. Lasciamo campo libero all’Arabia dell’olio di oliva?

Come dimostrato dal lavoro svolto negli ultimi anni, l’attenzione del Governo verso il settore agricolo rimane costante e prioritaria. In tal senso, è stato recentemente annunciato “Coltivitalia”, che intende fornire una risposta concreta alle sfide attuali e future, anche in vista della possibile riforma della PAC. Sono infatti stati stanziati 300 milioni di euro dall’esecutivo italiano, che includono interventi previsti per il piano olivicolo nazionale. Queste risorse mirano a sostenere in modo tangibile non solo le aziende colpite dalla Xylella, ma anche un comparto strategico per il sistema agroalimentare italiano, che merita di essere tutelato e valorizzato, dando alle nostre imprese strumenti efficaci per una risposta solida, duratura e che tuteli la loro competitività. Bisogna poi lavorare per sostenere il prezzo. Un’eccellenza italiana come l’olio deve essere venduta al prezzo giusto, non troppo basso.

4) ​Oltre a merci indispensabili per l’Europa, dai porti passano anche insetti alieni e nuovi patogeni. I controlli alle frontiere sono tutt’altro che omogenei tra i Paesi europei. Come imporre regole uguali per tutti?

La tutela della salute pubblica, dell’agricoltura e della biodiversità deve rimanere una priorità condivisa a livello europeo. È fondamentale che tutti i porti dell’Unione adottino controlli efficaci e coerenti, per prevenire l’ingresso di patogeni o specie aliene potenzialmente dannose. In un sistema di libera circolazione, la sicurezza dei cittadini e degli ecosistemi non può essere trascurata. Le frontiere esterne dell’Unione, anche quando invisibili, vanno presidiate con attenzione e responsabilità. Su questo siamo impegnati al massimo. Altrimenti importeremmo solo rischi sanitari, a danno della nostra qualità e salute.

5) Come insegna la vicenda di Gaza, il cibo è un’arma. Molti attori geopolitici investono nella sovranità alimentare, attraverso varie politiche che comprendono anche azioni discutibili, come il land grabbing. L’Europa sta a guardare? Basta solo il soft power?

È sicuramente necessario un impegno che combini diplomazia e politiche di sostegno alla sovranità alimentare, proteggendo così la stabilità e la sicurezza delle popolazioni più vulnerabili. L’Italia è stata sin dall’inizio uno degli Stati più impegnati a risolvere la crisi umanitaria a Gaza. La situazione richiede una risposta strutturale e, come dimostra la partecipazione del Presidente Giorgia Meloni al vertice Onu di Addis Abeba, da parte della nostra Nazione c’è piena volontà di offrire una risposta concreta e di impegnarsi attivamente nella ricerca di soluzioni efficaci.

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