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Albania, Montenegro e Italia uniti nel nome dell'olio extravergine di oliva

Albania, Montenegro e Italia uniti nel nome dell'olio extravergine di oliva

Quattro terre dove l’olio diventa poesia e racconta le storie degli alberi e degli uomini, dei piatti e dei paesaggi che li uniscono. Ristoranti e Agriturismi sono ambasciatori del valore culturale, gastronomico e salutistiche dell’olio evo, con un ruolo educativo nei confronti dei consumatori

19 dicembre 2025 | 08:30 | Pasquale Di Lena

Nella prima metà di Dicembre abbiamo partecipato al Workshop (corso formativo intensivo) che si è tenuto all’Istituto Alberghiero Federico di Svevia di Termoli “Costruiamo insieme il futuro degli oli evo di alta qualità “. In pratica la ricerca delle strategie da attivare per valorizzare l’olio EVO del Sud Adriatico, che vede Albania, Montenegro e Italia, con le Regioni Puglia e Molise, protagonisti. Il primo degli incontri previsti da Interreg HEVON dopo la presentazione a Montecilfone (uno dei quattro centri molisani, con i tre della Croazia, nati, nella metà del ‘500, con l’arrivo di profughi provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico). “Quattro terre, un solo mare – recita un depliant di presentazione – che ti guida in un viaggio di aromi e memorie nel cuore dell’Adriatico, dove l’olio diventa poesia e racconta le storie degli alberi e degli uomini, dei piatti e dei paesaggi che li uniscono”. Dopo il kick-off (calcio d’inizio) di Ottobre alla Fiera di Larino, l’avvio del dialogo operativo con le piccole e medie imprese agricole e di trasformazione, competitive nel settore dell’Olio Evo nell’Adriatico meridionale, finanziato da Interreg IPA South Adriatic per un comparto agricolo, l’olivicoltura con il suo olio, più sostenibile, più competitivo, più solido, più interconnesso. In grado di avvalersi – come ci ha tenuto a sottile are, l’avv. Mario Ialenti,  nel suo intervento di presentazione - di strategie di marketing capaci di coinvolgere, con il racconto, il consumatore per una piena consapevolezza dei caratteri e delle peculiarità dell’Olio Evo, in cucina e a tavola. Il riconoscimento, il giorno prima, de la “Cucina italiana patrimonio immateriale dell’Umanità”, accolto con un applauso dai partecipanti ai due tavoli da lavoro, anche perché, di essa, è l’Olio Evo il filo conduttore. In questo senso appropriata la scelta dei Ristoranti e Agriturismi, l’insieme delle imprese dell’ospitalità, quali attori protagonisti della corretta informazione e formazione del consumatore e, come tale, della promozione dei nostri oli evo. La scelta di mettere in rete i tre attori chiave della filiera olio evo: produttori e trasformatoori; piccole e medie imprese dela ristorazione e dell’ospitalità ; i consumatori. Attori sostenuti dal Kit Evon, le linee guida che definiscono percorsi comuni avvalendosi di: un Carrello degli oli Hevon, innovativo strumento per il setttore HO:RE:CA.; un menu Hevon e una piattaforma B2B Hevon, una vetrina digitale utile per migliorare il posizionamento nei mercati nazionali ed internazionali.

Ristoranti e Agriturismi ritenuti “ambasciatori del valore culturale, gastronomico e salutistiche dell’olio evo, con un ruolo educativo nei confronti dei consumatori”. In tal senso prioritaria una “maggiore consapevolezza delle piccole e medie imprese sull'importanza della qualità in tutte le fasi produttive e strumenti per valorizzare l’olio EVO in ogni suo aspetto….per aumentare la competitività e ottenere un migliore posizionamento sui mercati nazionali e internazionali”. Una giornata intensa di lavoro che ha trovato, un momento di riflessione collettiva, nella sintesi della mattinata fatta da Maria Luisa Clodoveo, molisana che insegna all'Università di Bari, e da Gloria Girardi, che aveva esposto "i processi di internazionalizzazione" e nella esposizione - nel momento del pranzo a cura dell'Istituto, del Dr. Nicola Malorni, promotore della coop. Kairos e scopritore di "Fausto" l'olivo saggio di Guardialfiera - del "Mindfull lunch experienze" (alimentazione consapevole) un nuovo approccio al cibo e le strategie più efficaci per raggiungere il massimo potenziale psicofisico a tavola. Nel pomeriggio una meditazione con gli oliveti della scuola. Due tavoli tematici che dato contributi sostanziali al Progetto, soprattutto per ciò che riguarda la situazione dell’olivicoltura molisana, che riflette, ancor più di altre, la situazione di difficoltà e crisi dell’olivicoltura nazionale per la mancanza di: un piano di sviluppo del comparto e di ogni attenzione per quel patrimonio immenso, la biodiversità, che caratterizza la olivicoltura reginale e nazionale. Un valore messo in discussione dalle scelte della quantità degli oliveti super intensivi che si avvalgono di due o tre varietà spagnole e, in più, dall’abbandono degli oliveti con la fuga dalle aree interne e dalle campagne. E, per i distratti dai troppi successi del settore agroalimentare, il furto inarrestabile di territorio che, con la perdita della fertilità, vuol dire un domani segnato tutto da cibo artificiale, definito “coltivato” dall’intelligenza artificiale, così cara al sistema predatorio e distruttivo, il neoliberismo delle banche e delle multinazionali. Il territorio, quello segnato dalla ricchezza della biodiversità, oltre seicento varietà che raccontano i territori di 18 (mancano Piemonte e Valle D’Aosta) delle 20 regioni italiane. Un patrimonio enorme mai utilizzato, la ragione che ha portato la Spagna, con la scelta della quantità data dagli oliveti super intensivi, a primeggiare nel mondo in quanto a olio prodotto e non a oli che, con i loro olivi (molti secolari e, anche, millenari), raccontano la storia, il paesaggio e i mille e più territori, espressioni non solo di qualità, anche di diversità, questo sì elemento distintivo e, con gli abbinamenti, fondamentale in cucina ed a tavola.

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