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Novel food: i nuovi alimenti sempre più presenti a tavola
Novel food sono i nuovi cibi che dal 1997 si differenziano come nuovi alimenti e ingredienti, fonti, sostanze utilizzate nel prodotto e modalità o tecnologie di produzione. Dell’olivo interessano germogli, drupe, foglie, estratto acquoso contenente almeno il 10% di idrossitirosolo dell’oliva, estratto peptidico dal nocciolo e polifenoli.
24 luglio 2025 | 16:00 | T N
Novel food: un’espressione che suscita riluttanza, quei “nuovi alimenti” – e con “novel” per l’Unione Europea si intende non consumati in misura significativa prima di maggio 1997 – una parte dei quali fa cadere molti in crisi. L’aggettivo racchiude infatti non solo un’accezione di novità per il mercato, implicando quindi un sentire comune che faccia percepire questi alimenti come non convenzionali, ma anche di categoria: infatti si intende per “novel” quell’elemento innovativo che dal 1997 in poi differenzia alimenti e ingredienti, fonti, sostanze utilizzate nel prodotto e modalità o tecnologie di produzione. Sono compresi inoltre alimenti tradizionali, ossia da più di 25 anni facenti parte della tradizione in Paesi extra Ue, e che si desidera commercializzare in Europa: ad esempio, il frutto del baobab o il noni (ossia il gelso indiano Morinda citrifolia).
Cosa sono i nuovi prodotti alimentari?
Esempi di novel food sono quindi i tanto vituperati insetti o la base sintetica dei chewing gum, progettata per ridurre l’adesività della gomma, per quanto riguarda l’insieme degli alimenti e ingredienti nuovi; l’astaxantina dalla microalga Haematococcus pluvialis o l’olio ricco di acidi grassi omega-3 ricavato dal krill antartico Euphausia superba, piccoli crostacei compresi tra le nuove fonti; gli steroli vegetali come nuove sostanze; infine, tra metodi e processi produttivi, trattare latte o pane (ma anche insetti in polvere, lievito di birra, funghi) con gli ultravioletti per aumentare il contenuto delle vitamine D. Un recente sondaggio BVA Doxa attesta che il 40% degli italiani proverebbe i nuovi alimenti (“dipende dall’alimento”, dicono però) e solo il 9% lo farebbe subito (i 18-34enni i più aperti alla sperimentazione, over 55). Il principale ostacolo è il legame con la tradizione alimentare: il 39% degli italiani li ritiene cibi “estranei” alla cultura gastronomica e ciò disincentiva l’assaggio. Esempi di novel food del passato, ora però comunissimi, sono mais, patate o pomodori (il cui licopene è pure novel food, come quello per fermentazioni dei funghi Blakesea trispora), provenienti dalle Americhe; riso e pasta dall’Asia; caffè dall’Africa: oggi nessuno riterrebbe questi alimenti estranei, innovativi o disgustosi in via assoluta, eppure anche questi sono stati cibi nuovi.
Qual è il regolamento di riferimento per i novel food?
Il 15 maggio 1997 segna l’entrata in vigore della prima normativa comunitaria in merito, il CE 258/1997, che diviene pertanto la pietra miliare dell’innovazione nel cibo. Da allora di strada ne è stata percorsa tanta e, anche grazie a maggiore globalizzazione, nuove tecnologie, scoperte scientifiche e cambiamenti nelle abitudini alimentari, il numero di questi prodotti è in continua crescita, come il dibattito che li circonda. Ecco perché quasi venti anni dopo il 258/1997 è stato abrogato dal 2015/2283, allineato al regolamento 178/2002 e quindi divenuto il nuovo regolamento di riferimento per il novel food dal 2018, anno in cui è entrato in vigore. Comunque, quello che ha senso ricordare è che il nuovo alimento (e gli autorizzati – circa 200 - sono pubblicati nella Lista ufficiale Ue) non deve essere rischioso per il consumatore, non deve indurlo in errore e non deve differenziarsi dal punto di vista nutrizionale rispetto ai prodotti che sostituisce.
L’Efsa, European Food Safety Authority, con sede a Parma, è l’agenzia europea di sicurezza alimentare che provvede a consulenze scientifiche per i gestori del rischio e ad attività di comunicazione sui rischi associati alla filiera alimentare. Solo la Commissione europea e gli Stati Ue però approvano i nuovi alimenti per la vendita sul mercato dell’Unione, oltre alle condizioni di utilizzo e di etichettatura per ogni nuovo alimento e anche se sia effettivamente “nuovo”. La prima valutazione risale al 2004 per l’olio Enova, un olio di diacilglicerolo (DAG) prodotto mediante esterificazione degli acidi grassi (derivati da oli di soia e colza di qualità alimentare) con monoacilglicerolo o glicerolo. Fu la Archer Daniel Midland Company (ADM) a presentarla affinché in Olanda venisse utilizzato al posto degli oli vegetali liquidi in prodotti da forno, pizza, grassi e oli, margarine, maionese ecc. Un processo enzimatico sviluppato da Kao Corp. modifica il rapporto dei gliceridi da trigliceridi a digliceridi. L’olio vegetale di diacilglicerolo contiene l’80% di digliceridi, 20% di trigliceridi, 5% di monogliceridi. I principali acidi grassi dell’olio Enova sono l’acido oleico, linoleico e linolenico.
Quali sono i novel food più comuni?
Al di là della definizione, è utile sbirciare qualcuno dei nuovi prodotti alimentari, perché tanto comuni ancora non sono, anche se si stanno diffondendo come l’alga spirulina, la giaca, i semi di chia, il micelio in polvere di alcuni funghi molto comuni sulle nostre tavole... La lista dei nuovi alimenti comprende però specie anche metaforicamente difficili da digerire per la mentalità occidentale. Alternativa sostenibile alle proteine animali tradizionali, sugli insetti commestibili - grilli, larve e cavallette, già autorizzati interi, in polvere o in pasta – si conta come fonte proteica sostenibile e a basso impatto ambientale. L’ultima valutazione dell’Efsa, per esempio, riguarda gli oligosaccaridi del latte umano identici (HiMOs), chimicamente identici agli oligosaccaridi del latte umano materno, che ad oggi risultano sicuri. Gli HiMOs si ottengono mediante fermentazione di precisione, tecnologia che utilizza microrganismi per produrre proteine, vitamine, fibre. È una delle tecniche insieme a coltura cellulare e ingegneria tissutale che consentono di coltivare cellule e tessuti in assenza dell’organismo intero ma prelevando poche cellule da muscoli o altri organi; tecniche cui si ricorre in medicina per rigenerare tessuti o sostituire cellule. Nel settembre 2024 all’Efsa è stato richiesto un parere su un fois gras ottenuto da colture cellulari di anatra. Commissione e Stati membri non hanno ancora però approvato la vendita di alimenti ricavati da colture cellulari di origine animale. In Italia la carne coltivata è vietata dal Masaf con la legge 172/23.
Per quanto riguarda l’olivo, sono germogli, drupe, foglie, estratto acquoso contenente almeno il 10% di idrossitirosolo dell’oliva, estratto peptidico dal nocciolo e polifenoli che al momento riscuotono interesse come potenziale o confermato novel food. Risulta una richiesta in Spagna riguardo all’estratto peptidico dal nocciolo dell’oliva, che è stato considerato un nuovo alimento; lo stesso in Grecia per quanto riguarda i polifenoli dell’oliva.
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