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Etichetta irlandese sul vino: tutto rimandato al 2028

Etichetta irlandese sul vino: tutto rimandato al 2028

La legge irlandese, che metteva in etichetta alert sul consumo di vino, non teneva conto della distinzione tra consumo e abuso e si poneva in contrapposizione con la risoluzione BECA del Parlamento europeo del 2022

24 luglio 2025 | 14:00 | C. S.

“La decisione del Governo irlandese di rinviare al 2028 l’entrata in vigore del regolamento sull’etichettatura degli alcolici rappresenta un punto di svolta positivo per le imprese del vino italiane ed europee. È necessario infatti preservare l’integrità del mercato unico europeo, al riparo dalle singole iniziative degli Stati membri in materia di etichettatura. Una fuga in avanti come nel caso irlandese avrebbe come unica conseguenza quella di complicare l’attività delle imprese e al tempo stesso aumentare i costi di adattamento alle regole dei singoli 27 Paesi”. Così il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti, a seguito della notizia del Governo irlandese di posticipare al 2028 l’applicazione della norma sull’etichettatura sanitaria, i cosiddetti health warning.

Secondo Uiv, l’impostazione del regolamento di Dublino – che originariamente doveva entrare in vigore a maggio del prossimo anno – risulta particolarmente preoccupante per il comparto vinicolo europeo in quanto non tiene conto della distinzione tra consumo e abuso e si pone in contrapposizione con la risoluzione BECA (Beating cancer) del Parlamento europeo del 2022. La proroga al 2028 consentirà di lavorare a soluzioni armonizzate che evitino di frammentare ulteriormente il mercato unico e, al tempo stesso, di informare il consumatore in maniera intelligente sul consumo moderato di vino, come peraltro già indicato dai deputati europei.

Uiv condivide infine quanto affermato oggi dalla presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev), Marzia Varvaglione, secondo cui gli obiettivi di salute pubblica debbano essere perseguiti in modo giuridicamente solido e coordinato, e non attraverso una frammentazione che genera confusione per i consumatori. 

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