Formazione

Amministrare e gestire la fauna selvatica è una professione

Occorre conoscenza e multidisciplinarietà per affrontare i problemi di gestione faunistica. L'Università di Ca' Foscari di Venezia si pone come obiettivo di creare i tecnici di domani

15 gennaio 2021 | Marco Olivi

Questo contributo vuole promuovere il Master in “Amministrazione e gestione della fauna selvatica” dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, corso di studi post lauream diretto a formare tecnici per amministrare il patrimonio faunistico.

Il particolare taglio del Master ha condotto a superare la mission originaria e ha sollecitato nuove ambizioni.

In particolare, la multidisciplinarietà necessaria per affrontare i problemi di gestione faunistica e la novità di questo approccio spingono al confronto e al dibattito.

Si sono quindi tenuti convegni soprattutto per cogliere lo stato dell’arte nelle diverse scienze con riguardo a temi di pressante attualità, come per esempio il ritorno del lupo dopo secoli di assenza in gran parte del territorio italiano, la presenza sempre più diffusa e numericamente imponente del cinghiale, l’utilizzo di nuove tecnologie come i droni per il controllo della fauna e per prevenire il bracconaggio.

Sono inoltre in corso di programmazione un convegno sulle specie alloctone ed un convegno sugli attraversamenti stradali della fauna.

Il Master si è andato dunque arricchendo di nuovi obbiettivi, integrando la formazione con la ricerca.

Si è quindi pensato ad un volume collettaneo che innanzitutto ponesse al centro il metodo oramai collaudato di dar voce a studiosi di diverse discipline sullo stesso tema.

Sono state scelte la biologia, l’etica ed il diritto perché, secondo un’intuitiva percezione, sono evocate in prima battuta per affrontare i problemi gestionali.

Questo non esclude la possibilità e forse la necessità di estendere l’indagine ad altri profili, come per esempio l’antropologia, la psicologia, la sociologia e la storia, e perché no, la letteratura, così come la pubblicazione di questo volume non esclude la possibilità di un secondo volume che dia spazio anche alle competenze da ultimo citate.

Si è scelto il tema della caccia per due ragioni.

La prima è che lo stesso legislatore regola la gestione della fauna nel contesto della disciplina dell’attività venatoria.

La seconda, ma forse più importante ragione, è che la caccia tende a far deflagrare la collisione tra opposte visioni del rapporto tra uomo e animale e più in generale tra uomo e ambiente.

La caccia dunque porta ad emergere un conflitto che è sempre presente, ma talvolta non è visibile o addirittura appare inesistente.

Si pensi per esempio alle conseguenze di una trasformazione del paesaggio dovuta all’abbandono da parte dell’uomo di territori precedentemente abitati e coltivati.

Rispetto ad un’idea di partenza che intende sottolineare il ruolo della sostenibilità come chiave di lettura, si è poi preferita una formula più semplice ed assertiva.
Anche perché esprime ancor di più l’idea che la sostenibilità è criterio dirimente, nel senso che non si può neppure parlare di caccia se non con l’aggettivo sostenibile.

Per approfondimenti: Master in “Amministrazione e gestione della fauna selvatica” dell’Università Ca’ Foscari di Venezia

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