Economia

Luce in fondo al tunnel per il vino italiano negli USA

Luce in fondo al tunnel per il vino italiano negli USA

Secondo l’analisi di Unione italiana vini, il buon risultato di luglio alleggerisce il gap cumulato nei primi 7 mesi di quest’anno, portandosi a -11% (era -14% a giugno) e una previsione di assestarsi attorno al -9,5% ad agosto

18 settembre 2026 | 11:35 | C. S.

Mini-rimbalzo delle esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti nel mese di luglio. Un ritorno alla crescita nel primo mercato tricolore al mondo – rileva l’Osservatorio Uiv su dati ufficiali – con un incremento tendenziale di quasi il 10% in valore (+1,3% i volumi) e un prezzo medio finalmente in crescita di oltre l’8%. In attivo ancora più consistente è prevista la performance di agosto, anche se il bimestre estivo si confronta con un pari periodo 2025 che aveva segnato perdite complessive vicine al -30%. 

Secondo l’analisi di Unione italiana vini (Uiv), il buon risultato di luglio alleggerisce il gap cumulato nei primi 7 mesi di quest’anno, portandosi a -11% (era -14% a giugno) e una previsione di assestarsi attorno al -9,5% ad agosto. “È presto – ha detto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – per prefigurare una inversione di tendenza delle spedizioni oltreoceano, anche perché i consumi statunitensi non stanno sin qui ripartendo in maniera significativa. Di certo, 2 mesi consecutivi in segno positivo non si registravano dall’inizio del 2025 e allentano una evidente tensione di mercato anche in vista degli importanti appuntamenti autunnali con il trade americano, a partire dal Vinitaly a New York di ottobre. Le insidie per il mercato europeo negli Usa sono ancora tutte lì – ha concluso Castelletti – a partire dall’indagine per overcapacity con possibili ulteriori dazi, fino all’inflazione galoppante e al conseguente calo del potere di acquisto: per questo la presenza oltreoceano diventa ancora più importante”.

A livello statistico, l’Italia chiude il peggior “marketing year” (da 1° agosto 2025 a 31 luglio 2026) della sua storia recente: a valori deflazionati l’ultima annata commerciale (a 1,634 miliardi di euro) risulta essere la peggiore dal 2015/2016, e lo stesso dicasi per i volumi. La variazione reale rispetto ai 5 marketing year precedenti segna -15%. Una tensione, quella Usa, determinata da fattori concomitanti come i dazi, il dollaro debole, e un calo strutturale della domanda di vino che ha condizionato l’intero export extra-Ue, al minimo storico dal periodo Covid 2020-2021. Una difficoltà – spiega l’Osservatorio Uiv – che ha accomunato tutti i principali Paesi produttori: la market leader Francia presenta trend ancora più problematici, con un calo nominale a valore nell’ultimo marketing year pari a -22% (-16% per l’Italia).

Per il responsabile dell'Osservatorio Uiv, Carlo Flamini: "Il mercato è in una fase di profonda trasformazione: i dazi si sono inseriti in maniera irruenta in un processo di cambiamento in atto ormai da almeno un lustro. I consumi si stanno spostando, non solo all’interno del segmento vino (spumanti, cocktail, ready-to-drink), ma anche verso bevande differenti (hard-teas, kombucha), meglio sintonizzate con occasioni di consumo in costante mutamento, anche (o soprattutto) dal punto di vista del packaging, che privilegia sempre più portabilità e comodità”.

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