Economia

Export del vino italiano, semestre in rosso: -6,2% a 3,6 miliardi di euro

Export del vino italiano, semestre in rosso: -6,2% a 3,6 miliardi di euro

Il vino italiano continua a risentire della frenata della domanda internazionale. Nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni calano del 6,2% in valore e del 4% nei volumi, mentre il prezzo medio all’export scende del 2,3%. Tengono gli spumanti, mentre soffrono ancora i vini fermi imbottigliati

12 settembre 2026 | 12:00 | C. S.

Il vino italiano archivia il primo semestre dell’anno con un bilancio ancora negativo. Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), che ha elaborato i dati Istat, le esportazioni hanno superato i 3,6 miliardi di euro, ma con una contrazione del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In calo anche i quantitativi, che segnano un -4%.

Il quadro conferma quindi le difficoltà già emerse nel 2025 e fotografa una fase di debolezza della domanda internazionale che coinvolge l’intero comparto vitivinicolo mondiale. A pesare, secondo Uiv, sono sia fattori strutturali, legati alla riduzione dei consumi, sia elementi congiunturali come la perdita di potere d’acquisto e le tensioni geopolitiche.

Nove dei primi dieci mercati sono in calo

La frenata appare particolarmente evidente osservando i principali mercati di destinazione. Nei primi dieci buyer del vino italiano, gli ordini risultano in diminuzione in nove casi su dieci. L’unica eccezione è rappresentata dalla Russia, che mette a segno una crescita del 15,7%.

Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato, ma registrano una contrazione del 14,1% in valore, fermandosi a 849 milioni di euro. Il mercato statunitense risente anche della forte riduzione del prezzo medio all’export, sceso del 7,8%.

Seguono la Germania, con 534 milioni di euro e una flessione del 6,8%, e il Regno Unito, a 346 milioni di euro e -6,6%. Nel complesso, il prezzo medio delle esportazioni vinicole italiane è diminuito del 2,3%, segnale di una pressione che non riguarda soltanto i volumi ma anche il valore riconosciuto sui mercati internazionali.

Cina e Brasile in controtendenza

Il quadro non è però uniformemente negativo. Tra i mercati più dinamici spicca la Cina, dove le esportazioni italiane crescono del 19,8%. Positivo anche il Brasile, con un incremento dell’8,2%, mentre considerando l’intero Mercosur la crescita raggiunge il 18,4%.

Anche l’area legata alla Russia mostra una dinamica favorevole, con un incremento degli acquisti e una crescita particolarmente significativa rispetto alla generalizzata debolezza dei principali mercati occidentali.

Si tratta di segnali importanti, ma ancora insufficienti a compensare le perdite registrate nei grandi mercati di sbocco del vino italiano.

Spumanti più resistenti dei vini fermi

La diversa evoluzione delle categorie conferma inoltre una polarizzazione della domanda. Gli spumanti mostrano una sostanziale tenuta, con un export in crescita dello 0,4%. Ben più difficile appare invece la situazione dei vini fermi imbottigliati, che accusano una perdita dell’8,9%.

La maggiore resilienza delle bollicine rappresenta uno degli elementi di relativa stabilità all’interno di un mercato complessivamente sotto pressione. Per i vini fermi, invece, la contrazione della domanda e la maggiore sensibilità dei consumatori al prezzo sembrano tradursi in una maggiore difficoltà sui mercati internazionali.

Veneto e Toscana arretrano, il Piemonte torna secondo

Anche sul piano regionale emergono differenze significative. Il Veneto, leader dell’export vinicolo italiano, registra una diminuzione dell’8,4%. La Toscana arretra del 7,4%, mentre il Piemonte torna in seconda posizione nella graduatoria regionale grazie a una crescita del 2,4%.

A sostenere il risultato piemontese è soprattutto l’Asti Spumante, a conferma di quanto la diversa composizione dell’offerta possa incidere sulla capacità di resistere alla fase di debolezza della domanda.

Uiv: serve una riorganizzazione del settore

Per il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, le difficoltà attuali non possono essere ricondotte esclusivamente alla congiuntura. Il settore italiano, così come gli altri grandi Paesi produttori, si trova davanti a un calo strutturale della domanda globale, aggravato dalle tensioni economiche e geopolitiche.

Da qui la richiesta di una riorganizzazione complessiva del comparto, che tenga conto del peso economico e sociale della filiera vitivinicola italiana.

Estate con qualche segnale di recupero

Nonostante il bilancio negativo del primo semestre, l’Osservatorio Uiv intravede qualche segnale di possibile miglioramento nella seconda parte dell’anno. I dati provvisori relativi ai mesi di luglio e agosto sulle piazze extra-Ue indicano una possibile ripartenza, con gli Stati Uniti in particolare attesi a un rimbalzo a doppia cifra rispetto allo stesso periodo del 2025, quando il mercato aveva registrato una caduta particolarmente marcata.

Primi segnali di recupero erano già emersi nell’area Ue nel mese di giugno, anche se non abbastanza forti da modificare il bilancio dei primi sei mesi.

La prospettiva resta comunque condizionata dall’evoluzione delle tensioni internazionali. Per il vino italiano, dunque, la seconda parte dell’anno potrebbe segnare un primo cambio di passo, ma la questione centrale rimane quella della domanda: il recupero congiunturale degli scambi dovrà confrontarsi con una trasformazione più profonda delle abitudini di consumo e delle condizioni economiche dei principali mercati mondiali.

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