Cultura

Molise, l’eccellenza del tartufo bianco

Un’asta internazionale per il Tuber Magnatum Pico. Un fungo che si sviluppa sottoterra, il più grande. Quest’anno un tartufo da 900 grammi venduto a 250 mila dollari. Il resoconto di Pasquale Di Lena, grande cantore della regione

19 dicembre 2009 | Pasquale Di Lena



Per il secondo anno consecutivo è del Molise il tartufo bianco più grande acquistato all’asta internazionale che si è svolta il 12 dicembre tra Roma, Londra, Mosca e Macao in Cina.
Lo scorso anno superava il chilogrammo di peso (1,100 gr. pagato 200 mila dollari), mentre quello che ha vinto quest’anno (messo a disposizione della Regione Molise dallo stesso raccoglitore, Ernesto Di Iorio di Frosolone), anche se leggermente più leggero (900 grammi), è stato acquistato per 250 mila dollari, dallo stesso signore che si è aggiudicato quello dello scorso anno, il magnate cinese, Stanley Ho, socio del ristorante “Don Alfonso 1890”, il locale di Macao che vede protagonista il grande chef di Sant’Agata dei due golfi, la stupenda finestra della Penisola Sorrentina, aperta sui due incantevoli mari di Salerno e Napoli.

Una notizia che conferma il Molise quale terra del prezioso tartufo bianco, e non solo, che, con ben il 40% della raccolta in Italia di Tuber Magnatum Pico, il nome scientifico di questo fungo ipogeo, detiene il primato e pone questa piccola, singolare regione, la più ricca di valori importanti come son quelli della biodiversità e della ruralità, alla testa dei territori vocati a questo fungo, così ricco di profumi da renderlo il più prezioso.

Come gli studiosi e gli esperti sanno, il fungo che Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis Historia descrive come callosità della terra e pone tra “quelle cose che nascono e non si possono seminare”, ha colto l’attenzione dei popoli, a partire dai Sumeri (1700 a.C.) e quella dei ricercatori e degli scienziati, dei poeti e dei filosofi, con considerazioni che esaltavano il mistero che ha sempre circondato questo fungo, fino a quando non è uscita, 1831, la Monografia Tuberacearum del grande studioso, il professore di botanica dell’Università di Pavia, Carlo Vittadini, che mise ordine alla materia, classificando per specie i tartufi. Un’opera importante che, oltre a svelare il mistero dei tartufi, suscitò interessi tra gli studiosi e i ricercatori e nuove pubblicazioni.

A noi piace la definizione che diede Plutarco a questa protuberanza della terra (Tuber Terrae) e cioè il frutto dell’incontro di un fulmine con la terra e, quindi, la combinazione di acqua, terra e fuoco fulmini.
Resta il mistero delle emozioni che i suoi profumi hanno suscitato, lontano nel tempo, in Cicerone, Giovenale, Plinio ed altri grandi della storia dell’umanità, e, che, oggi, ancor più che nel passato suscitano, fino a renderlo tra i più ricercati prodotti della nostra gastronomia, e, come tale, il più prezioso.

Una fortuna che il Molise ha assaporato solo negli anni recenti, grazie a chi ha avuto modo, come abbiamo fatto noi, di citarla nelle occasioni importanti che ci hanno permesso di parlare di questa nostra terra; grazie ai sindaci ed agli amministratori che hanno capito il valore di uno dei tesori del proprio territorio e ad essi hanno saputo dedicare iniziative, mostre, normative, pubblicazioni, perfino la dichiarazione, come ha fatto l’allora presidente della provincia di Isernia, Raffaele Mauro, di “terra del tartufo” quale benvenuto a chi entrava, ed entra, nel territorio di questa deliziosa provincia. Grazie, soprattutto, ai sempre più numerosi ricercatori; all’attenzione dei bravi cuochi che animano i ristoranti sparsi sul territorio regionale, che hanno saputo dedicare la loro passione e la loro sensibilità al tartufo, proponendo piatti deliziosi, sia di terra che di mare, che hanno arricchito di ricette la già ricca cucina molisana.

Un fatto importante che, se bene utilizzato ai fini del marketing territoriale, può portare nel Molise, nella provincia di Isernia come in quella di Campobasso, vocata anch’essa al tartufo bianco, quanti vogliono gustare la freschezza di una raccolta e vivere le bellezze ed il gusto di una Regione, che, con i suoi tratturi e la pratica della transumanza, ha antiche tradizioni nel campo dell’arte casearia e della produzione di salumi einsaccati, tra i quali la Ventricina, così particolare; produce oli extravergini che hanno iniziato e costruito la “storia dell’olio”, nel caso dell’olio “liciniano” di Venafro e quello “Gentile di Larino”, la varietà più diffusa e più rinomata, e, poi, i vini sempre più importanti, a partire da un rosso di forte struttura prodotto da uve di un vitigno autoctono, la “Tintilia”, che vanno acquistando nuova fama con le sue quindici cantine in mano a giovani imprenditori.

Un incontro con le tradizioni tra le quali spicca il “Brodetto alla termolese di Tornola” , una vera delicatezza della cucina marinara, e la “Pampanella” di S. Martino in Pensilis, un boccone di maiale al forno che, se ti appaga, non puoi dimenticare.
Una opportunità per chi vuole vivere la natura e con essa, la naturalezza dell’ospitalità e delle bontà che si possono gustare, insieme al prodotto principe che, sempre più, è il tartufo bianco, una preziosità, dicevamo, che oggi bisogna difendere e tutelare, per spenderla e valorizzare.

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