Cultura
Ecco cosa mangiavano gli italiani 2700 anni fa
Nei campioni di tartaro dei denti ritrovati sono state trovate tracce di cereali, legumi, fibre vegetali e spore di lieviti, elementi che indicano una dieta piuttosto varia e suggeriscono anche il consumo di alimenti fermentati come pane, vino e birra
06 marzo 2026 | 10:00 | T N
I denti possono raccontare molto più di quanto si pensi. Non sono soltanto strumenti per masticare, ma veri e propri archivi biologici capaci di conservare tracce della crescita, della salute e delle abitudini alimentari delle popolazioni del passato. È quanto dimostra un nuovo studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma, che ha analizzato i resti dentari di individui vissuti tra il VII e il VI secolo a.C. nella necropoli di Pontecagnano, in Campania.
La ricerca ha coinvolto studiosi del Museo delle Civiltà di Roma, dell’Università di Bologna, dell’Università di Salerno e dell’Accademia Polacca delle Scienze. I denti analizzati, conservati proprio al Museo delle Civiltà, appartenevano ad abitanti di uno dei più importanti centri dell’Italia meridionale prima della romanizzazione.
Fondata da gruppi della cultura villanoviana provenienti dall’Etruria, Pontecagnano conobbe una fase di grande sviluppo durante il cosiddetto periodo Orientalizzante (720–580 a.C.), quando intensificò i contatti commerciali e culturali con il mondo greco. In quegli anni la città si espanse economicamente e la società divenne progressivamente più stratificata.
Per ricostruire le condizioni di vita degli antichi abitanti, i ricercatori hanno utilizzato un approccio innovativo che combina istomorfometria dentaria e analisi dei micro-residui intrappolati nel tartaro. Il primo metodo permette di studiare al microscopio la struttura dei denti per ricostruire con grande precisione i tempi di formazione e individuare eventuali episodi di stress fisiologico durante l’infanzia. Il secondo consente invece di identificare minuscole particelle di cibo rimaste intrappolate nel tartaro per migliaia di anni.
Le analisi, condotte nei laboratori BIOANTH e DANTE diretti rispettivamente da Alessia Nava ed Emanuela Cristiani, hanno rivelato dettagli sorprendenti. Nei campioni di tartaro sono state trovate tracce di cereali, legumi, fibre vegetali e spore di lieviti, elementi che indicano una dieta piuttosto varia e suggeriscono anche il consumo di alimenti fermentati come pane, vino e birra.
Lo studio ha inoltre permesso di individuare episodi di stress fisiologico durante l’infanzia, soprattutto nel periodo dello svezzamento, offrendo uno sguardo diretto sulle difficoltà affrontate nella crescita.
«I denti ci hanno permesso di aprire una finestra unica sulla vita degli abitanti di Pontecagnano tra il settimo e il sesto secolo a.C.», spiega Roberto Germano, ricercatore della Sapienza e primo autore dello studio. «Siamo riusciti a seguire la crescita e la salute degli individui quasi giorno per giorno, comprendendo meglio come questa comunità affrontava le sfide ambientali e sociali dell’Età del Ferro».
La ricerca dimostra il valore di un approccio interdisciplinare che unisce biologia, bioarcheologia e antropologia. Grazie a queste tecniche, gli studiosi possono ricostruire con sempre maggiore precisione la vita quotidiana delle comunità del passato, contribuendo a delineare un quadro più ampio delle strategie di adattamento bio-culturale nell’Italia preromana e delle trasformazioni delle società del Mediterraneo antico.
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