Cultura
Intorno alle origini e al significato delle parole: oliva, ulivo e olio
Da elaion a oleum, una denominazione che è poi rimasta anche quando sono stati utilizzati oli proveniente da altre piante, non solo nelle lingue neolatine, olio in italiano, huile in francese, oleo in spagnolo, ma anche nelle lingue germaniche
06 febbraio 2026 | 12:00 | Giulio Scatolini
Troverai più negli olivi che nei libri; essi ti insegneranno
le cose che nessun professore mai ti dirà. (G.S.)
In Grecia, l’oliva e l’ulivo si dicevano elaia, l’olio elaion, termini entrambi derivanti dal cretese.
In latino elaion e poi oleum indicano l’olio in genere, perché nell’antichità non se conosceva nessun altro.
Da oleum è derivato il verbo olere, ossia odorare. (Questo significato dovrebbero conoscerlo tutti i soggetti che si professano assaggiatori di olio).
La denominazione unica oleum è poi rimasta anche quando sono stati utilizzati oli proveniente da altre piante, non solo nelle lingue neolatine, olio in italiano, huile in francese, oleo in spagnolo, ma anche nelle lingue germaniche: oil in inglese, ol in tedesco.
Anche la parola drupa che nel vocabolario botanico si applica a tutti i frutti con nocciolo, viene dal latino drupa o druppa “oliva nera”, cioè matura, derivato a sua volta dai greci drypetes “frutto che cade spontaneamente dall’albero”, e “drypepes” “ciò che matura sull’albero”, in particolare l’oliva e secondariamente il fico. Ma drypetes e drypepes derivano entrambi da drys “albero in quanto sacro”, ma drys indicava soprattutto la quercia.
Perché allora si ritrova la radice drys- in parole che concernono l’oliva matura?
Ma perché anche l’olivo era un albero sacro!
La ghianda era considerata l’alimento principale degli uomini dell’età dell’oro.
La cosa viene evidenziata da Virgilio che, riflettendo nelle Georgiche, su l’esistenza di certe antiche credenze, osserva che la rarefazione delle “ghiande del bosco sacro” segnò la fine dell’età dell’oro. Fu l’oliva a sostituirla, ma solo grazie alla coltura, perché l’ulivo non è selvatico, è una specie coltivata.
Per gli antichi, l’oliva era perciò il frutto della civiltà, come la ghianda era stata quello dell’età dell’oro.
Ed essendo l’albero della civiltà, Aristotele ci ricorda:
“Se qualcuno avrà sradicato o avrà abbattuto un olivo, sia di proprietà dello stato sia di proprietà privata, sarà giudicato dal Tribunale, e se sarà riconosciuto colpevole verrà punito con la pena di morte”.
(Aristotele, Costituzione degli ateniesi. 330 – 322 a.C.)
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