Cultura
L'olio di oliva tunisino già sulle tavole degli Antichi Romani
Il secondo frantoio romano più grande dell'impero è nella regione di Kasserine, in Tunisia: un monumentale torcularium composto da dodici presse a trave. Fece della Tunisia il principale fornitore di olio di oliva per Roma antica
20 novembre 2025 | 16:15 | T N
Corsi e ricorsi storici, anche se ci sono voluti millenni: la Tunisia fu un importantissimo bacino per la produzione di olio di oliva per l'Impero Romano.
La scoperta è dell'Università Ca' Foscari di Venezia.
Gli scavi, focalizzati nell'area dell'antica Cillium romana, ai confini con l’attuale Algeria, si concentrano su imponenti strutture legate alla produzione dell’olio, tra cui due torcularia, gli impianti per la spremitura delle olive di cui uno, identificato come il secondo frantoio romano più grande di tutto l'Impero.
Il territorio, caratterizzato da alte steppe e un clima continentale, con forti escursioni termiche e modeste precipitazioni raccolte in pozzi, offriva condizioni ideali per la coltivazione dell'olivo, una risorsa fondamentale per l’economia dell’Africa romana che fece della Tunisia il principale fornitore di olio per Roma.
Questa zona di confine dell’Africa proconsolare, abitata in antico dai musulamii – popolazioni di origine numida – rappresentava un punto d’incontro e di scambio tra il potere romano, i coloni veterani e le comunità locali. Un'area che fu molto attiva e produttiva fino al periodo tra il III e il VI secolo d.C.
Il sito di Henchir el Begar
Tra i principali siti oggetto della ricerca figura Henchir el Begar, identificato con l’antico Saltus Beguensis, centro di una vasta proprietà rurale situata nella circoscrizione di Begua, appartenente nel II secolo d.C. al vir clarissimus Lucillius Africanus. Il sito è noto per una celebre iscrizione latina (CIL, VIII, 1193 e 2358) che riporta un senatoconsulto del 138 d.C., con il quale si autorizzava l’organizzazione di un mercato bimestrale, un evento di grande importanza nella vita sociale, politica e religiosa dell’epoca.
L’insediamento, esteso su circa 33 ettari, è articolato in due settori principali, Hr Begar 1 e Hr Begar 2, entrambi dotati di frantoi, un bacino di raccolta delle acque e varie cisterne.
Hr Begar 1 ospita il più grande e imponente frantoio romano della Tunisia, e il secondo di tutto l’Impero romano, con un monumentale torcularium composto da dodici presse a trave.
Hr Begar 2 conserva un secondo impianto con otto presse della stessa tipologia.
Queste strutture furono operative tra il III e il VI secolo d.C., a testimonianza di una lunga continuità produttiva. L’area comprende inoltre un vicus rurale dove abitavano i coloni e forse parte della popolazione locale. In superficie sono stati rinvenute numerose macine e mulini in pietra, che documentano una produzione mista di cereali e olio, rivelando la duplice vocazione agricola del sito.
Le recenti prospezioni geofisiche, condotte con georadar, hanno inoltre individuato un fitto tessuto di strutture abitative e tracciati viari, segnalando un’organizzazione complessa e articolata dello spazio rurale.
"Questa missione offre una prospettiva senza precedenti sull'organizzazione agraria e socio-economica delle regioni di frontiera dell'Africa Romana," ha sottolineato il Prof. Luigi Sperti. “L’olio d'oliva fu un prodotto importantissimo nella vita quotidiana degli antichi Romani, che non solo lo usavano come condimento in cucina, ma anche come prodotto per la cura del corpo, sia in ambito sportivo che in medicina, e persino – se di qualità scadente – come combustibile per l’illuminazione. Fare luce sulla produzione, commercializzazione e trasporto di questo prodotto su scala così vasta costituisce una opportunità del tutto eccezionale di unire ricerca, valorizzazione e sviluppo economico, confermando l’importanza dell’archeologia come eccellenza del nostro ateneo”.
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