Cultura

IL BERE FILOSOFICO

La cultura enoica non può esprimersi al meglio nelle sole guide. Occorre altro. In un recente volume di Massimo Donà per Bompiani si presenta in maniera insolita, ma molto dotta e curiosa, la via filosofica del vino, dai miti di Gilgamesh e Dioniso ai nostri giorni

10 gennaio 2004 | Francesca Racalmuto

Massimo Donà è un filosofo vero. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Venezia e alla Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele “Vita-Salute” di Milano. E’ un filosofo vero, dunque, e autore per Bompiani di un libro dedicato al mondo enoico. Ma di un libro robusto e di spessore si tratta, non di uno dei tanti volumi inutili, solo da sfogliare per le illustrazioni.
Filosofia del vino, è questo il titolo del prezioso volumetto pubblicato direttamente nella collana dei tascabili, riporta un excursus nel campo filosofico che tuttavia prende le mosse dal momento antecedente la filosofia antica, ovvero dal Mito
Nel poema di Gilgamesh, ad esempio, il vino è tenuto in grande considerazione. Secondo Henri Margaron, studioso citato dal Donà, Enkidu, il compagno di Gilgamesh passa dallo stato di ‘natura’ a quello di ‘civiltà’ proprio in virtù di una cerimonia iniziatica fondata sul vino; e va poi incontro alla morte in quanto privato della sacra bevanda.
Altrettanto importante, e ancor più noto, è invece il mito greco di Dioniso, per il quale il vino diventa infusione di energia vitale, ma non solo.
Più tardi Platone pone il vino come premessa essenziale per ogni seria meditazione. Bere e filosofare, perciò, come illustra molto bene l’autore Massimo Donà, dovevano procedere di pari passo. Così, dopo la presentazione delle origini, si passa ben presto a considerare, come in un lungo ma seducente viaggio, la tradizione biblica e il Medioevo cristiano, quindi i filosofi della modernità – da Montaigne a Galilei, a Cartesio, dal Razionalismo all’Empirismo, all’Illuminismo, dalla filosofia trascendentale kantiana al furore romantico – per poi concludere con i bevitori erranti e i pensatori postmetafisici del Novecento.
“L’esperienza dell’ebbrezza – conclude Donà – ci insegna a comprendere come siano sostanzialmente indisgiungibili ragione e irragionevolezza, misura e dismisura”.
“Solo dialogando e interagendo con le straordinarie potenzialità del nettare-di-vino, - ammette l’autore del libro – è forse possibile comprendere che, se da un lato niente più dell’ebbrezza riesce a darci utili indicazioni per una adeguata e veritiera messa a fuoco della potenza della sobrietà, dall’altro niente più della sobrietà può farci dire cose sensate su qualsiasi forma di eccesso o sconfinamento extrarazionale”.


Massimo Donà, Filosofia del vino, prefazione di Giulio Giorello; Tascabili Bompiani, Milano 2003; pp. 232, euro 8,00

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