Cultura
L'olio e la verità tornano sempre alla sommità
Anche Galileo Galilei si occupò, nel Dialogo sopra i due massimi sistemi, d'olivo. Una pianta che suscita amore e odio in Auguste Renoir. Ma soprattutto il succo delle olive, tanto salutare ma mai come oggi tanto bistrattato. L'olivo e l'olio non hanno fretta, sanno che vedranno la loro rivincita. A tutti i nostri lettori buone vacanze. Le pubblicazioni riprenderanno dal 24 agosto
07 agosto 2015 | Alberto Grimelli
Se gli antichi Romani sapessero che l'olio extra vergine d'oliva, lontano parente dell'Oleum ex albis ulivis o dell'Oleum viride, è diventato un prodotto di massa resterebbero certo di stucco.
L'olio d'oliva era tanto prezioso che chi piantava almeno 2500 metri quadri di oliveta era dispensato dalla leva militare.
Oggi le estensioni richieste per dare un reddito accettabile si sono moltiplicate ma l'olivo è rimasto sempre lo stesso.
Una pianta straordinaria, che ha suscitato l'ammirazione e la curiosità anche di Galileo Galilei, tanto da averla citata nel suo Dialogo sopra i due massimi sistemi: “I peschi, gli ulivi, hanno pur radice ne i medesimi terreni, sono esposti a i medesimi freddi, a i medesimi caldi, alle medesime piogge e venti, ed in somma alle medesime contrarietà; e pur quelli vengono distrutti in breve tempo, e questi vivono molte centinaia d'anni.”
L'olivo, la cui vera essenza, forse è stata colta al meglio da un artista, un pittore del calibro di Auguste Renoir: “L’ulivo che bruto! Si può solo immaginare quanti problemi mi abbia causato. Un albero pieno di colori. Per niente grande. Le sue piccole foglie quanto mi hanno fatto sudare! Un colpo di vento ed ecco che la tonalità dell’albero cambiava. Perché il colore non è nelle foglie, ma nello spazio fra di loro.”
L'olivo, un albero a cui dobbiamo molto secondo il docente di nutrizione all'Harvard University, Walter Willer: “da secoli l'olio d'oliva fa sì che le popolazioni che lo utilizzano abbiano una salute migliore.”
Lo sanno però anche bene i nostri vecchi che hanno coniato il seguente proverbio: dolori, olio dentro e olio fuori.
Anche il medico Francesco Chiari, nei Cento aforismi fisico-medici del 1743, ha affermato: “l'esofago e la bocca n'è la strada più corta per cacciar fuora quante può nuocere con la sua malignità. Se la natura vostra v'inclina ricorrete a' vomitivi; se non avete altro, olio, e vino puro bevuta in copia doverebbe sanarvi.”
Per non parlare di Ancel Keys, l'inventore della Dieta Mediterranea, che ebbe a dire: “esaminando i risultati delle molte indagini condotte sulla popolazione dell'isola di Creta, ho notato che i centenari sono particolarmente frequenti tra i contadini, la cui colazione è spesso costituita soltanto da un bicchiere d'olio d'oliva.”
L'olio d'oliva è un elisir di lunga vita ma anche un condimento da re: “con olio, aceto, pepe e sale è buono anche uno stivale.”
Un extra vergine è anche un prodotto da non sprecare, come insegna Oscard Wilde: “fare una buona insalata significa essere un brillante diplomatico; il problema è identico in entrambi i casi: sapere con esattezza quanto olio mescolare col proprio aceto.”
L'olio d'oliva, purtroppo, negli ultimi trent'anni ha perso gran parte dei suoi quarti di nobiltà. Frodi e sofisticazioni, ma anche il passaggio da re dei grassi a commodity, con un mercato dei futures.
Da essere un prezioso nettare ,"un régal des dieux" (un ricco dono degli dei), per usare le parole di Renoir a esser diventato un prodotto commerciale come un altro.
“Una buona casa olearia passa i primi anni a spremere buone olive per farsi un buon nome. Poi trova più vantaggioso spremere il buon nome” ha avuto a scrivere Gianni Monduzzi in Orgasmo e pregiudizio (1997).
Dall'olivo occorre però imparare la pazienza perchè, come dice il saggio adagio: l'olio e la verità tornano sempre alla sommità.
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