Cultura
ARNOLFO DI CAMBIO, IL GENIO COSMOPOLITA DAL LINGUAGGIO MODERNO
La prima mostra monografica dedicata al geniale architetto-scultore toscano attivo tra Duecento e Trecento. A settecento anni dalla morte Firenze lo ricorda
05 marzo 2005 | C. S.
A settecento anni dalla morte, Firenze dedica ad Arnolfo di Cambio una mostra unica quanto straordinaria, la prima monografica destinata a celebrare il genio di un artista tra i più importanti e innovatori a cavallo tra Duecento e Trecento, l'architetto-scultore cosmopolita che, con Cimabue in pittura, contribuì a gettare le basi del Rinascimento, creando il linguaggio artistico moderno diffuso di lì a non molto da Giotto in ambito europeo.
Presentata il primo marzo a Firenze, la mostra di scultura Arnolfo, alle origini del Rinascimento fiorentino (Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, 21 dicembre 2005 - 21 aprile 2006, link esterno) è promossa dal Comitato Nazionale VII centenario della morte di Arnolfo di Cambio (presidente monsignor Timothy Verdon), dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze (presidente avvocato Edoardo Speranza) e dall'Opera di Santa Maria del Fiore (presidente dottoressa Anna Mitrano). E' curata da una delle più affermate specialiste della scultura medievale, la storica dell'arte Enrica Neri Lusanna dell'Università di Firenze.
Eventi Polistampa ne cura organizzazione e catalogo. L'allestimento è stato invece progettato dall'architetto Adolfo Natalini con Guicciardini & Magni Architetti. Alla conferenza stampa hanno tutti partecipato insieme al professor Antonio Paolucci, soprintendente al Polo Museale Fiorentino.
Le opere sono oltre novanta, ovvero la gran parte della produzione arnolfiana che si conserva a Firenze e di quella che è possibile trasportare dall'Italia e dall'estero. Mai si era assistito a una simile concentrazione di capolavori del grande artista toscano: sculture in marmo e legno (tra cui l'Annunciazione del Victoria and Albert Museum di Londra e la Madonna Loeser custodita a Firenze in Palazzo Vecchio), elementi decorativi, frammenti vari, calchi di originali e quant'altro. La mostra è arricchita da sculture, pitture e oreficerie del tardo Duecento fiorentino destinate a fornire un'idea d'insieme del quadro artistico complessivo della città negli anni di Arnolfo.
Spettacolare per vari aspetti, l'evento è doppiamente eccezionale, giacché consente confronti inediti tra le non molte opere arnolfiane giunte fino a noi (per di più ormai disperse in collezioni pubbliche e private ai quattro angoli del globo) e consente inoltre di tentare finalmente una ragionata ricomposizione della perduta facciata della cattedrale di Santa Maria del Fiore, il capolavoro incompiuto di Arnolfo, smembrato e disperso alla fine del Cinquecento. Dal momento che il cardine della mostra è la ricostruzione delle lunette e dei riquadri istoriati della basilica, la novità assoluta è costituita dalla restituzione di porzioni della facciata con gli elementi del suo arredo decorativo di marmi e mosaici, riassemblato grazie a frammenti ritrovati e contestualizzati.
Arnolfo di Cambio (Colle Val d'Elsa 1240/45, Firenze 1302/10) fu attivo a Siena, Roma, Orvieto, Perugia, Firenze e incarnò in pieno la figura dell'artista internazionale, capace di fondere le molte e complesse istanze della tradizione artistica italiana con le novità gotiche francesi, e di rispondere con l'invenzione di clamorose tipologie figurative alle richieste di committenti potentissimi. Scolpì statue celebrative dei sovrani angioini e dei pontefici e nella Roma papale realizzò gli arredi delle grandi basiliche (S. Paolo, S. Cecilia, S. Maria Maggiore, S. Pietro, Ara Coeli).
A Firenze operò ai monumenti più importanti: la chiesa francescana di Santa Croce, il palazzo del Comune (l'attuale Palazzo Vecchio) e progettò soprattutto la nuova Cattedrale, che iniziò dalla facciata strutturandola avendo in mente le imponenti costruzioni gotiche di Francia: ricca di statue legate in un grandioso progetto iconografico, rivestita di marmi e mosaici, con effetti cromatici inusitati per Firenze. Santa Maria del Fiore consacrò la fama di Arnolfo al punto che il governo della città lo esonerò dalle tasse, concedendogli così uno dei massimi riconoscimenti.
La mostra consente tra l'altro di mettere in luce lo stretto rapporto tra Arnolfo e Giotto. Infatti, fu soprattutto la pittura a raccogliere l'immediata eredità dello scultore, prima che, oltre un secolo dopo, facessero tesoro delle sue idee anche Brunelleschi e Donatello.
Fonte: Catola & Partners
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