Cultura

La danza del calabrone

La danza del calabrone

Quello dei fiori è un mondo voluttuoso. Tutte le arti femminili sembrano magistralmente espresse nel teatro floreale che sfuma dalla pudica castità della margherita alla sfacciata oscenità dell’orchidea

07 aprile 2012 | Paola Cerana

La Natura è una benevola e astuta fattucchiera.

Lo rivela soprattutto in primavera, quando si veste di colori sgargianti e si profuma di fragranze inebrianti, stanca del frigido inverno. Sembra un’adolescente verginale che sboccia in procace donna, destinata a un iniziatico amplesso. Il suo scopo, ora, è quello di flirtare, di adescare e di sedurre le creature alate che, come corteggiatori ebbri di gioia, amoreggiano da fiore in fiore. Saranno loro a perpetuare il miracolo della vita, attraverso un’inconsapevole e istintiva copulazione cosmica.

Quello dei fiori è un mondo voluttuoso, turgido e zuccherino. Spesso delicato, ma talvolta anche osceno e inquietante, si manifesta in infinite declinazioni aromatiche, cromatiche, di simiglianze e di allusioni. Il profumo delle corolle diffonde nell’aria una sinfonia irresistibile, trasportata da ali d’uccelli e turbinar d’insetti. E’ una melodia che lecca la pelle e che carezza l’anima, ridestando anche noi umani a nuova vita. Il profumo inebriante si trasforma, così, in musica e invita alla danza più sensuale dell’Universo, la danza dell’amore.

Forse è proprio questa la musica che animava le donne nell’antica Grecia quando, in primavera, si recavano nei prati a cogliere i fiori da offrire a Era. Lei, la Grande Madre, era venerata nel Tempio di Argo come Antheia, la dea dei fiori da sempre simboli eccelsi della femminilità. Così profumati e vibranti, dalle tenere carni schiuse e accattivanti, i fiori sono l’organo sessuale più affascinante del mondo vegetale, emblema della seduzione, del possesso e dell’osare. E come tutte le conquiste, anche questa non è mai priva di rischi per le creature alate, costrette a destreggiarsi tra ostacoli spinosi, trucchi e trabocchetti.

Le insidie non scoraggiano, tuttavia, gli appetiti sessuali. Lo scopo dei fiori è ineluttabile ed è quello di perpetrare la vita attraverso questo sposalizio cosmico. E’ per questo che i fiori assumono colori e profumazioni così attraenti e nulla nel loro aspetto è casuale. I fiori fecondati dalle farfalle notturne sono pallidi, spesso bianchi, per essere più visibili al buio, e diffondono effluvi mielati per ingolosire i lepidotteri; i fiori che adescano mosche sono, invece, di colore bruno o purpureo ed emanano odori penetranti e nauseabondi, poiché i ditteri sono attratti dalle sostanze in decomposizione. Moltissimi fiori hanno colori e profumi per noi impercettibili ma vivacissimi ai raffinati sensi degli insetti. Altri, infine, apparentemente poco affascinanti, si raggruppano in seno ad ampi cespugli irresistibilmente rigogliosi, esasperando così il proprio fascino. Insomma, tutte le arti femminili sembrano magistralmente espresse nel teatro floreale, che sfuma dalla pudica castità della margherita, alla sfacciata oscenità dell’orchidea.

A mio parere, i fiori più maliziosi sono le orchidee – o ofridi - un esempio straordinario d’esuberanza erotica in mezzo a tanto romantico pudore. Questi fiori, sgargianti e tenui, involuti e carnosi, hanno un’organizzazione talmente complessa da essere rimasti a lungo un mistero. Le orchidee sono fortemente selettive e, a differenza di quanto la loro disinvoltura potrebbe suggerire, non si prostituiscono facilmente. Infatti, ammettono una sola specie d’insetti impollinatori e molte di loro hanno escogitato astuti stratagemmi per attirare i copulatori prediletti, escludendo tutti gli altri. Ad esempio, le ofridi del mediterraneo si travestono da insetti: ci sono ofridi a forma di mosca, di ape, di ragno e di calabrone, per attirare l’attenzione degli animaletti che esse imitano.

La bellissima ofride calabrone modella il labello del suo fiore di un colore nero intenso e lanuginoso, che riproduce esattamente il corpo del calabrone maschio. In più, per completare il travestimento senza destare sospetti, distilla un odore afrodisiaco identico a quello che emana la femmina di questa specie d’insetto. In questo modo, il calabrone maschio, convinto di conquistare la virtù di una sua simile, s’affaccenda forsennatamente ad accoppiarsi con lei, o meglio, con l’illusione di lei, caricandosi del polline che trasporterà poi altrove adempiendo alla sua vitale missione. L’ironia vuole che quest’allucinata copulazione produca una vera fecondazione, anche se a riprodursi non sarà il famelico insetto, bensì l’astuto fiore, in un inconsapevole scambio di piacere.

Mi piace pensare che questo corteggiamento amoroso del calabrone attorno alla bella orchidea somigli un po’ a quello tra l’uomo e la donna. Ci potrà, così, essere un calabrone più spavaldo e audace, e un altro più timido e romantico. Mentre il primo sfoggerà d’impeto il suo possente pungiglione, l’altro ricorrerà alla sua vena poetica che immagino, più o meno, così:

 

Oh petalo in fiore

oh fiore di petalo

lascia ch’io giochi col tuo calice,

che danzi sulla tua bocca

circondata di spine

e ti baci senza timore

come un astuto

ladro d’amore

Oh fiore di petalo

oh petalo in fiore

ubriacami col tuo profumo

stringimi tra i filamenti

della tua corolla

e offrimi il miele

dell’amante docile

e infedele

In cambio io sono qui

piccolo insetto timoroso

a filare bozzoli

di umana poesia

per dar coraggio

all’ansimante pungiglione

di un umile poeta

calabrone.

 

Quando il calabrone dal possente pungiglione avrà consumato il focoso amplesso, il suo rivale dall’estro poetico sarà ancora alle prese con eccitanti preliminari.

A questo punto, non resta che l’umana curiosità di sapere quale delle due astute e infedeli orchidee sarà, alla fine, più appagata.

 

Potrebbero interessarti

Cultura

Zitti e mosca! Inno a Bactrocera oleae per esorcizzarne la paura

Perché bisogna rimanere in trepida attesa per capire se prossimamente ci recherà più danni Putin o il perfido animaletto che depone le uova nelle scomode olive invece che in più comodi nidi e giacigli

26 agosto 2026 | 13:00 | Giulio Scatolini

Cultura

Revolea: dal dolore della Xylella nasce la bellezza. Così il legno degli olivi salentini trova una seconda vita

Un progetto partecipativo mappa gli alberi colpiti dal batterio per trasformarli in opere d'arte, oggetti di design e nuove forme di artigianato. Basta una segnalazione sul sito per dare il via a una filiera etica del recupero

08 agosto 2026 | 12:00

Cultura

La città di Olianda, specchio del comparto dell'olio di oliva

Eccola la città di Olianda, con le porte d’alabastro e cristallo, trasparenti alla luce del sole. Non essendo al suo primo viaggio l’esperto mediatore sa già che la città di Olianda ha un rovescio: basta percorrere un semicerchio e si avrà  la faccia nascosta

06 agosto 2026 | 14:00

Cultura

Una residenza imperiale dove l'olivo domina con varietà autoctone

L’oliveto di Villa Adriana si distingue per le rare cultivar: oltre alle più o meno diffuse e tipiche laziali Itrana, Rosciola, Carboncella, Frantoio, Salviana, Leccino, fanno parte della storia del posto anche la Tonda di Tivoli, gli ecotipi locali montonesi e l’oliva Procanica. 

05 agosto 2026 | 14:00 | Giosetta Ciuffa

Cultura

L'olivo e il suo lungo viaggio: 12.000 anni di storia tra clima e civiltà nel Mediterraneo

Un'ampia ricostruzione basata su 2.500 campioni pollinici rivela come l'uomo abbia preso il sopravvento sulla coltivazione dell'olivo circa 3.850 anni fa, senza però mai prescindere da precise condizioni climatiche che oggi, con il riscaldamento globale, tornano a essere un fattore critico

01 agosto 2026 | 12:00

Cultura

L'olivo, quando un albero secolare diventa il nuovo simbolo della sostenibilità made in Italy

Il valore culturale dell'olivo in Italia è un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza. Quali strumenti possono essere utilizzati per comunicare il valore culturale dell'olivo ai consumatori contemporanei?

28 luglio 2026 | 16:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

Paola Cerana

08 aprile 2012 ore 15:52

Mentre scrivevo questo pezzo, provavo una certa invidia per i fiori e giocavo a immaginarmi orchidea. Ora, leggendo i vostri apprezzamenti, son contenta d'esser donna e mi auguro di lasciarmi sedurre il più a lungo possibile dai maliziosi incanti della Natura.
Grazie Vittorio! Grazie Roberto!

roberto pini

07 aprile 2012 ore 16:09

Un pezzo che ubriaca e trascina il lettore in un cielo inebriato di profumi, colorato di fiori, popolato di insetti sapienti e maliziosi. Un documentario sulla natura fatto di parole, che regala immagini senza passare per le immagini. Un tripudio di casta poesia e di raffinato erotismo.

vittorio salvati

07 aprile 2012 ore 00:57

Un bellissimo esempio di racconto floreale che lentamente si trasforma in una allegoria erotica e poi in un gioco poetico. Un piacevole viaggio nella natura con l'aiuto di metafore e immagini davvero sorprendenti. Complimenti a Paola, che sa raccontare le cose del mondo come pochi altri. Grazie.