Cultura

La passeggiata del genio

Immanuel Kant? Nietzsche lo disprezzava, Goethe non lo capiva. Soffriva di stitichezza. Si rifiutava di pranzare se alla tavola non fossero presenti tre o nove commensali

14 gennaio 2012 | Paola Cerana

Le pareti del suo studio, in origine bianche, tradivano il vizio di fumare parecchio. Unico ornamento a quel candore annerito, un ritratto di Jean-Jacques Rousseau che pareva scrutare dalla grande finestra affacciata sulla chiesa di fronte. Soffriva di stitichezza; si rifiutava di pranzare se alla tavola non fossero presenti tre o nove commensali; la sua grafia era orribile; non aveva amici e tanto meno amanti; annotava tutto minuziosamente, comprese le medicine che gli venivano prescritte e che prendeva in dosi doppie o dimezzate a seconda dei propri capricci. Nietzsche lo disprezzava, Goethe non lo capiva. Insomma, come spesso accade, un genio resta un incompreso, lui compreso: Immanuel Kant.

Il più profondo e rivoluzionario pensatore dell’Illuminismo non sembrava, infatti, un granché. Gracile, di bassa statura, dal carattere spigoloso, rigido, eccessivamente prudente e meticoloso fino al maniacale, era regolare come il più regolare dei verbi regolari. Nella sua consuetudinaria tetraggine, Kant aveva tuttavia coltivato un’abitudine particolarmente piacevole, quella di passeggiare. Quando i suoi vicini lo vedevano spuntare sulla soglia di casa, con indosso il soprabito grigio e il bastone in mano, sapevano con certezza che erano le tre e mezza in punto. Infatti, tutti i giorni, immancabilmente in ogni stagione dell’anno e in qualsiasi condizione meteorologica, Kant si avviava a passo lento verso il viale di tigli, spesso seguito dal fedele servitore Lampe con un provvidenziale ombrello sottobraccio. Pare che il filosofo amasse passeggiare lentamente e in assoluto silenzio, respirando scrupolosamente solo dalle narici. Meglio il silenzio, infatti, del raffreddore!

Evidentemente, quel gran genio di Kant aveva inconsapevolmente scoperto i segreti benefici di una camminata all’aria aperta e molte delle sue idee le ha sicuramente concepite lì, sotto le fronde dei tigli carezzate dall’aria frizzante. Una bella passeggiata è, infatti, salutare non solo per il corpo ma anche per la mente e la meditazione è di gran lunga più creativa mentre si cammina, piuttosto che durante il relax. Oggi lo si sa anche grazie alle tecniche di brain imaging che esplorano il cervello durante ogni tipo di attività, rivelando informazioni affidabili e un tempo solo intuibili. Cosa succedesse esattamente nel cervello di Kant mentre passeggiava non lo sapremo mai, mentre possiamo spiegare il funzionamento cerebrale di noi comuni mortali che, pur non essendo equipaggiati di idee altrettanto geniali, abbiamo a disposizione tecnologie straordinarie per scrutare i meccanismi del pensiero.

Tra mente e corpo c’è un dialogo costante e tutti i nostri pensieri si materializzano nel cervello scatenando reazioni biochimiche che producono effetti certi e dimostrati. Quando si cammina, dunque, l’emisfero destro del cervello – quello normalmente più silenzioso - è particolarmente attivo, mentre il sinistro – il più chiacchierone - viene praticamente messo a tacere. La conseguente sensazione di benessere e di leggerezza che proviamo passeggiando dipende proprio da questo e, in particolare, dalla produzione di onde alfa presenti nell’emisfero destro che, a loro volta, stimolano la secrezione dei cosiddetti ormoni della felicità, ovvero le endorfine. A dire il vero, il rapporto tra onde alfa e endorfine somiglia un po’ a quello tra l’uovo e la gallina: indipendentemente da quale dei due nasca prima, è certo che sono intimamente connessi. Lo stadio alfa sta a metà tra lo stato di veglia (beta) e quello di sonno profondo (teta e delta) e la sua naturale induzione al rilassamento consente un abbassamento della soglia di coscienza tale da aprire la porta al subconscio senza tuttavia sprofondare nel sonno. Durante questa fase, incoraggiata dall’attività del camminare lento e prolungato, viene rilasciata la beta-endorfina che, oltre a suscitare una sensazione di diffuso benessere, stimola anche quei piccoli talenti creativi sopiti nel cervello di ognuno di noi. A tutti sarà capitato di dannarsi invano al computer in cerca di un’idea, per poi uscire a far due passi dalla disperazione ed essere improvvisamente illuminati dal lampo di genio. E’ una dimostrazione di come l’attività intellettuale d’alto livello abbia bisogno della parte più emozionale e immaginativa del cervello, anziché di quella logica e razionale. Si potrebbe persino dedurre, così, che in ogni cervello si nasconda qualche prodigioso talento e che chiunque riesca a risvegliare certe attitudini sopite, possa trasformarsi in un potenziale Kant, magari più socievole e meno maniacale.

A proposito, l’illuminato genio visse fino a ottant’anni, nonostante i fastidiosi acciacchi e le snervanti fisime, e per quell’epoca era già un bel traguardo. In base alla sua esperienza, e con il senno di poi, ai suoi tre imperativi categorici avrebbe potuto aggiungerne un quarto: “Passeggia tutti i giorni almeno per un’ora, in modo da trasformare ogni tuo pensiero in un lampo di genio di valore universale”. Magari ci aveva pensato, rendendosi conto però che uno stolto non sarebbe diventato un genio nemmeno correndo per tre ore consecutive al giorno!
Così, deve aver rinunciato, con buona pace del prossimo e delle beta-endorfine!

 

Potrebbero interessarti

Cultura

Il commercio di olive da tavola nel Mediterraneo orientale durante l'antichità

Il confronto con una raccolta di riferimento moderna estesa di 57 varietà coltivate e 15 popolazioni selvatiche di oliva di varie origini ha rivelato che un morfotipo principale domina il carico del naufragio Mazotos, integrato da altri tipi in quantità minori

13 marzo 2026 | 11:00

Cultura

Olio extravergine e musica classica: quando il gusto incontra l’armonia

Un gioco affascinante: associare una grande pagina della musica classica alle principali varietà di oliva, come se ogni olio avesse la propria colonna sonora. La personalità forte della Coratina richiama l’emozione del celebre coro Va, pensiero

12 marzo 2026 | 10:00

Cultura

Ecco cosa mangiavano gli italiani 2700 anni fa

Nei campioni di tartaro dei denti ritrovati sono state trovate tracce di cereali, legumi, fibre vegetali e spore di lieviti, elementi che indicano una dieta piuttosto varia e suggeriscono anche il consumo di alimenti fermentati come pane, vino e birra

06 marzo 2026 | 10:00

Cultura

Sfruttamento e gestione dell'olivo nel Mediterraneo durante la preistoria

Grazie a campionamenti di legno in siti archeologici è stato possibile distinguere tra fasi distinte nell'utilizzo dell'olivo. La storia inzia con esclusivo sfruttamento di giovani rami e ramoscelli per legna da ardere per arrivare nell'età del bronzo alla potatura per ottenere produzione di olive

03 marzo 2026 | 11:00

Cultura

Intorno alle origini e al significato delle parole: oliva, ulivo e olio

Da elaion a oleum, una denominazione che è poi rimasta anche quando sono stati utilizzati oli proveniente da altre piante, non solo nelle lingue neolatine, olio in italiano, huile in francese, oleo in spagnolo, ma anche nelle lingue germaniche

06 febbraio 2026 | 12:00 | Giulio Scatolini

Cultura

Gli agronomi medioevali dell'ordine religioso degli agostiniani

L’ordine agostiniano ha costruito il suo potere attraverso miracoli agronomici: ripristinare la terra sterile, guarire il bestiame, far rivivere alberi da frutto. Questi atti hanno aiutato le comunità rurali a sopravvivere e hanno dato legittimità all'ordine

05 febbraio 2026 | 11:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

vittorio salvati

15 gennaio 2012 ore 12:28

Un articolo bello, interessante e godibile. Come sempre, come tutti gli scritti di Paola Cerana. Forse avrebbe strappato un sorriso perfino al burbero Kant.

Vincenzo Lo Scalzo

14 gennaio 2012 ore 11:25

Al quarto imperativo potresti aggiungere anche l'annotazione che ci fece al liceo il grande storico Ferdi Vegas: "Le persone che lo vedevano passare sotto la finestra regolavano la precisione del proprio orologio al suo passaggio...". Tanta precisione ne precisa il genio della sua puntualità sia nel rispetto del corpo quanto del cervello! Ti va?