Cultura
Gli insetti? Sono mirabili maestri
La riconquista della libertà diventa impossibile in uno stato di addomesticamento, e, quel che è peggio, col tempo ci si abitua all’inerzia del torpore, dimenticando il gusto della sfida. Ambire alla libertà non significa alimentare uno spirito ribelle, ma risvegliare un senso critico
07 gennaio 2012 | Paola Cerana
NON SIAMO CAVALLETTE
“Occorre avere il coraggio di rigenerarsi ogni volta e aprirsi al cambiamento, anche in tempi di smarrimento come quelli attuali c'è spazio per la luce.”
Prendo spunto da questo pensiero di Luigi Caricato, letto in un estemporaneo scambio di battute in facebook, per raccontare un aneddoto apparentemente banale, eppure pertinente.
Quando ero bambina, giocavo con tutti gli animali che mi passavano tra le mani, li amavo tutti indistintamente. Sono cresciuta in una casa circondata da un giardino lussureggiante, almeno così mi sembrava allora, quindi anche gli insetti rientravano tra i miei interessi di potenziale entomologa. In realtà, quelli che per me erano naturali gesti d’amore, si traducevano spesso in condanne a morte per le malcapitate creature. Mentre l’incoscienza dell’infanzia mi assolveva da ogni colpa, educandomi al rispetto, accumulavo lezioni straordinarie, perché gli insetti sono mirabili maestri.
Quando riuscivo a catturare una cavalletta, per esempio, la chiudevo in un barattolo di vetro e restavo affascinata davanti alla povera celifera che s’agitava disperatamente nel tentativo di scappare. Era crudele, lo so, eppure istruttivo. Era irresistibile osservare quelle zampette esili scagliare con energia il corpicino flessuoso contro le pareti di vetro. Sembrava danzasse ogni volta che rimbalzava e il tonfo sordo delle ali sul vetro segnava il ritmo della sofferta danza.
Una, due, tre, venti volte, per infiniti minuti durava la trance indotta dalla cattività, fino a che la cavalletta inizialmente combattiva, s’abbandonava tramortita sul fondo, senza più alcuna speranza. A quel punto, imparavo una lezione importante! La cavalletta non moriva ma dopo essersi ripresa era completamente trasformata. Non tentava più di scappare, non cercava più la via d’uscita dal barattolo, nemmeno una volta aperto, anzi sembrava non accorgersi dell’assenza del coperchio. La cavalletta selvatica era stata addomesticata dai miei capricci e pur saltellando energicamente con ritrovato entusiasmo, sceglieva di restare confinata in quello che sembrava essere diventato il suo nuovo spazio vitale. Per me era una sadica soddisfazione, ovviamente, e mi premuravo di offrirle cibo e acqua, espiando inconsciamente i latenti sensi di colpa.
Oggi, dopo aver imparato ad amare con rispetto gli animali, mi sembra di cogliere una grottesca analogia tra le cavallette e gli esseri umani. Così come la cavalletta si convince di non poter modificare la situazione in cui si trova e si rassegna definitivamente al suo stato, anche l’uomo, spesso, rinuncia al cambiamento e s’arrende alle imposizioni indotte. Anche noi esseri umani cadiamo inconsapevolmente in ideali barattoli di vetro, trasparenti e impalpabili, fatti di parole suadenti, potenti e contagiose. Da queste gabbie eteree, apparentemente innocue, rischiamo di rimanere ipnotizzati, inermi, incapaci di scoperchiare l’asfissiante trappola psicologica che rinchiude le nostre coscienze.
La riconquista della libertà diventa impossibile in uno stato di addomesticamento e quel che è peggio è che col tempo ci si abitua all’inerzia del torpore, dimenticando il gusto della sfida. Tuttavia, noi esseri umani non siamo cavallette. Recuperando l’orgoglio di pensare con la propria testa e la volontà di difendere i propri pacifici ideali, sforzandosi d’essere immaginativi, creativi, propositivi e solidali tra noi anche di fronte alle incertezze, nessun barattolo di vetro potrà imprigionarci a lungo. Ambire alla libertà non significa alimentare uno spirito ribelle ma risvegliare un senso critico.
Forse, somiglio ancora a quella bambina ingenua che giocava nel giardino di casa. Eppure sono fortemente convinta anch’io che occorra avere il coraggio di rigenerarsi ogni volta e aprirsi al cambiamento e che anche in tempi di smarrimento come quelli attuali c'è spazio per la luce. E’ bene cominciare a crederci, per evitare di trasformarci tutti in tante misere cavallette!

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