Cultura
Hillman, il carovaniere dell’anima
E’ dentro di noi, nell’intimo silenzio del nostro cuore che possiamo trovare l’Anima. Solo prestando ascolto al silenzio attivo è possibile entrare in connessione con gli altri e il senso profondo della vita
26 novembre 2011 | Paola Cerana
IL CAROVANIERE DELL’ANIMA
Immaginiamo l’Umanità come una grande carovana.
Una carovana fatta di tante rissose colonne che procedono zigzagando verso un destino comune e misterioso. In quest’immaginaria processione verso l’ignoto, vi sono figure ricorrenti, come gli esploratori, i capi carovana, i consiglieri, i giullari, i tesorieri e via dicendo, fino ai miliardi di carovanieri che nascono, vivono e muoiono misconosciuti, chiedendosi fino all’ultimo: ‘ma io che ci faccio qui in mezzo?’ I carovanieri esploratori sono gli uomini di cultura, gli scienziati, gli intellettuali, i filosofi che procedono in avanscoperta per scrutare l’orizzonte e indicare agli altri la strada migliore da percorrere. Molti di loro non tornano più, o si ritirano in disparte, convinti dell’inutilità di indicare alcunché alle colonne indisciplinate di individui egoisti e ciechi. Altri, invece, tornano a mostrare strade ovvie e facili ma prive di una méta veramente significativa. Altri ancora, infine, fanno ritorno per suggerire le strade più impervie e difficili da percorrere che, però, possono condurre all’intuizione di quel destino misterioso verso cui si procede con affanno tutti insieme.
Ebbene, se penso a questa immaginaria carovana, uno degli esploratori più instancabili e interessanti è stato, a mio parere, James Hillman, analista d’ispirazione junghiana e toccante portavoce della psicologia del profondo. Infatti, nonostante la sua scomparsa, avvenuta un mese fa nel Connecticut all’età di 85 anni, egli ha lasciato, a noi umili carovanieri, un’immensa e preziosa opera letteraria. I suoi libri e le sue parole trascendono la sua missione di uomo e analista, continuando a dare un sostegno importante a quella parte di carovana particolarmente inquieta e affamata di capire il senso di quest’ineluttabile procedere.
 “Invecchiando rivelo il mio carattere, non la mia morte”, aveva scritto tra le sue pagine. Sempre più lontano dal rigore della clinica ortodossa e sempre più terapeuta del Mondo, Hillman scuote le coscienze con la semplicità delle parole, dello sguardo e del sorriso e la sua eredità è tesoro sia per gli analisti, sia per i pazienti. “Occorre aprire una finestra nella stanza d’analisi. Io non sono, se non in un campo psichico con gli altri, con la gente, gli edifici, gli animali, le piante.” Con la sua sensibilità, Hillman restituisce all’Anima la sua centralità, in un tempo in cui sembra essere perduta, soffocata dal frastuono della superficialità. “L’Anima – intesa come simbolo, come Psiche, come Interiorità – in realtà, non è mai morta, è sempre stata a portata di mano.” Semplicemente, spesso non la ‘sentiamo’, non la notiamo, perché guardiamo nel posto sbagliato, altrove, presi dalla fretta e dall’indifferenza. Il difetto sta nella nostra vista, nelle lenti inappropriate che ci siamo abituati a indossare e che ci illudono di vedere lontano, nascondendo invece ciò che è vicino. E’ dentro noi stessi, nell’intimo silenzio del nostro cuore, che possiamo trovare l’Anima e solo prestando ascolto a questo silenzio attivo possiamo entrare in connessione con gli altri e con il senso più profondo della vita.
Non è facile entrare in contatto con se stessi. Per questo può essere utile un carovaniere esploratore, un interlocutore capace di cogliere i battiti più intimi del nostro Essere per aiutarci a sentirli. Nel momento in cui quest’incontro avviene, è come se un sipario si aprisse su un’orchestra e, improvvisamente, l’accozzaglia di rumori della carovana si trasformasse in un armonioso, intimo crescendo. Il contatto iniziale con l’inconscio è un’esperienza vitalizzante che dà le vertigini, è come se “una fonte da molto tempo ingorgata per incuria tornasse improvvisamente a scorrere.” E’ questo il senso viaggio: “la ricerca interiore che ci pone tutti ininterrottamente in terapia.” E’ un viaggio arduo, perché l’individuazione di sé richiede coraggio. Significa potare rami sterili, sfrondare erbacce, denudarsi completamente di sovrastrutture ingombranti e inutili fardelli per resuscitare le vere radici e poter finalmente gettare nuove gemme al sole. Non sempre questo viaggio è sostenibile in solitudine, per questo un buon carovaniere capace di ascoltare può essere prezioso. Perché “la conversazione come arte dipende in primo luogo dall’arte di ascoltare, accogliendo dentro di noi l’altro come fosse musica”, svuotandoci delle nostre note per far spazio a quelle altrui. Un simile incontro di Anime, un tale contagio psichico, può somigliare a una folie a deux che, tuttavia, conduce a trascendere l’individualità e ad avvicinarsi all’Anima del Mondo, attraverso la scoperta della nostra stessa Anima.
Tutti, probabilmente, possiamo trovare sul cammino un carovaniere esploratore come James Hillman, se sappiamo indossare le lenti giuste per guardare e prestare orecchie per ascoltare. Senz’altro, la méta della carovana resterà sempre inafferrabile ma, se non altro, l’affannoso zigzagare di ognuno potrebbe nel frattempo diventare un bel viaggiare insieme, verso un ineluttabile ma non più angoscioso mistero.

Potrebbero interessarti
Cultura
Zitti e mosca! Inno a Bactrocera oleae per esorcizzarne la paura
Perché bisogna rimanere in trepida attesa per capire se prossimamente ci recherà più danni Putin o il perfido animaletto che depone le uova nelle scomode olive invece che in più comodi nidi e giacigli
26 agosto 2026 | 13:00 | Giulio Scatolini
Cultura
Revolea: dal dolore della Xylella nasce la bellezza. Così il legno degli olivi salentini trova una seconda vita
Un progetto partecipativo mappa gli alberi colpiti dal batterio per trasformarli in opere d'arte, oggetti di design e nuove forme di artigianato. Basta una segnalazione sul sito per dare il via a una filiera etica del recupero
08 agosto 2026 | 12:00
Cultura
La città di Olianda, specchio del comparto dell'olio di oliva
Eccola la città di Olianda, con le porte d’alabastro e cristallo, trasparenti alla luce del sole. Non essendo al suo primo viaggio l’esperto mediatore sa già che la città di Olianda ha un rovescio: basta percorrere un semicerchio e si avrà la faccia nascosta
06 agosto 2026 | 14:00
Cultura
Una residenza imperiale dove l'olivo domina con varietà autoctone
L’oliveto di Villa Adriana si distingue per le rare cultivar: oltre alle più o meno diffuse e tipiche laziali Itrana, Rosciola, Carboncella, Frantoio, Salviana, Leccino, fanno parte della storia del posto anche la Tonda di Tivoli, gli ecotipi locali montonesi e l’oliva Procanica.
05 agosto 2026 | 14:00 | Giosetta Ciuffa
Cultura
L'olivo e il suo lungo viaggio: 12.000 anni di storia tra clima e civiltà nel Mediterraneo
Un'ampia ricostruzione basata su 2.500 campioni pollinici rivela come l'uomo abbia preso il sopravvento sulla coltivazione dell'olivo circa 3.850 anni fa, senza però mai prescindere da precise condizioni climatiche che oggi, con il riscaldamento globale, tornano a essere un fattore critico
01 agosto 2026 | 12:00
Cultura
L'olivo, quando un albero secolare diventa il nuovo simbolo della sostenibilità made in Italy
Il valore culturale dell'olivo in Italia è un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza. Quali strumenti possono essere utilizzati per comunicare il valore culturale dell'olivo ai consumatori contemporanei?
28 luglio 2026 | 16:00
alberto minaldi
04 dicembre 2011 ore 10:47Ho letto tre volte questo articolo, in tre momenti diversi, è illuminante, sei davvero brava!