Cultura

AL "CONTADINO" ERMANNO OLMI IL PREMIO “VITA NOVA”

Al grande regista, noto per il film L’albero degli zoccoli, il riconoscimento dell’azienda vinicola Villa. "Il vino - ricorda - per chi come me ha vissuto un'infanzia contadina, rappresenta la partecipazione diretta al rituale che ogni anno si va ripetendo in vigna". Ora di lui c'è anche un romanzo intenso e disincantato

06 novembre 2004 | Francesca Racalmuto, Marco Rossi

“Siamo giunti alla quarta edizione del Premio “Vita Nova” – spiega Alessandro Bianchi, imprenditore della Franciacorta titolare dell’azienda vinicola Villa – e siamo sempre più convinti, che questo premio sia un segnale di buon auspicio per il nuovo secolo, che ha faticosamente preso avvio tra gravi difficoltà. Riteniamo perciò che, nella situazione attuale, le motivazioni del premio si rivelino ancora più significative, per il loro valore di incoraggiamento a fare del bene. Per questa ragione – aggiunge Bianchi - siamo felici di attribuire il Premio ad un uomo come Ermanno Olmi che, attraverso il potente veicolo del cinema, trasmette in tutto il mondo valori positivi”.



Il premio Vita Nova è costituito da un riconoscimento in denaro e dalla Jeroboam “Vita Nova”, contenente una Selezione Villa Franciacorta Docg 1993, firmata dall’artista Mario Rossello, purtroppo oggi scomparso.

Ma ecco la motivazione del premio. “Il Vita Nova a Ermanno Olmi, afferma Gaspare Barbiellini Amidei, presidente della giuria – premia il modo unico con il quale il regista ha esplorato il mondo contadino e, attraverso di esso, l’animo umano, mettendo in evidenza come anche nei momenti più difficili non bisogna perdersi d’animo, ma lasciarsi condurre dal cuore. Artista di grandissima sensibilità, Olmi è da sempre legato ai temi della storia, della letteratura e, soprattutto, dell’esaltazione dei valori della vita. Un regista che, nonostante la notorietà internazionale e il conseguimento di prestigiosi riconoscimenti – la Palma d'Oro al Festival di Cannes (con L'albero degli zoccoli) e il Leone d’Oro a Venezia (con La leggenda del santo bevitore) - ha voluto mantenere un profilo coerente con gli ideali che lo sorreggono”.

Il Premio Vita Nova viene dedicato ogni due anni a coloro che si distinguono con il loro impegno per l’innovazione e la ricerca nelle arti e nei mestieri e vuole evidenziare il silenzio nella ricerca di uomini pionieri, che impiegano le loro capacità fisiche ed intellettuali senza aver rientri immediati.

Il premio nasce ispirato all’opera e alla figura di Dante Alighieri, sommo rappresentante della cultura italiana nel mondo, che ha indicato nelle sue opere insegnamenti e momenti di riflessione sulla vita e sul suo percorso, ancor oggi attuali.

Nel 2000, il premio è stato assegnato ad Aldo Bertelli, medico e professore all’Università di Milano, per i suoi studi sui benefici effetti del vino nella prevenzione e nella cura di numerose malattie.
Nel 2001 il Premio è andato a Guglielmo Gorni, docente all’Università di Ginevra, raffinato critico letterario ed esperto dantista, curatore della “Vita Nova”.
Nel 2002 il Premio è stato conferito a padre Renato Kizito Sesana, dell’associazione Amani, attiva nell’assistenza all’infanzia disagiata in Africa, per il suo impegno per la pace e la solidarietà.

Ma ecco quanto ha dichiarato Ermanno Olmi: “Il mondo del vino, nella mia infanzia contadina, era la partecipazione diretta al rituale che ogni anno puntualmente si ripeteva a cominciare dalla vigna, quando l’uva mostrava il buon esito della sua maturazione con le coloriture degli acini e delle foglie. Le donne provvedevano a preparare le bottiglie vuote, regolarmente messe da parte, anno dopo anno; le lavavano e le mettevano in fila capovolte perché asciugassero ben bene. E poi la vendemmia, con mani addestrate, che coglievano grappoli e colmavano i cesti in contentezza, quasi fosse un rito di un premio meritato.
La festa della pigiatura era festa per tutti, un augurio di abbondanza, una rassicurazione di buon alimento, l’immancabile offerta a un ospite ed un invito alla compagnia.
E quante altre cose ancora ricordo, perché il mondo del vino era rito e sostanza di sacralità”.

E oggi? Già, oggi: “Chi ha più un rapporto col mondo del vino? Credo, oramai solamente coloro che lo producono. Per il cittadino comune, il primo approccio col vino è con gli scaffali espositivi. Poi l’etichetta, la bottiglia da rigirare tra le mani; qualcuno, magari con aria da intenditore, espone il vetro in controluce per vedere trasparenza e colore del contenuto”.

Vista l’occasione del premio, vale la pena ricordare ai lettori che Ermanno Olmi è anche autore del volume Ragazzo della Bovisa, pubblicato di recente dalla Mondadori (Oscar Piccola Biblioteca, pp. 182, euro 7,80). E’ un libro da non perdere, permettere di scoprire l’altra faccia del regista, quella di narratore, poco conosciuta dal grande pubblico. In questo libro, tra la Milano buia dei rifugi del 1943 e la Milano luminosa dei balli nei cortili del 1945, passando per le strade di periferia, sono il borgo contadino di Treviglio e una colonia estiva sul Lago Maggiore a essere protagoniste. Ermanno Olmi racconta la vita di un ragazzo lombardo che molto gli somiglia, rievocando gli anni del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, segnati dalle amicizie di quartiere, le inquietudini del periodo bellico, l'ardore e il tremore dei primi amori, il dolore per la morte del padre, le incursioni al luna park, le prime malizie consumate nei cinemini di periferia.



Con uno stile che alterna folgoranti accensioni liriche a disincantate sfumature ironiche, Olmi in Ragazzo della Bovisa ricostruisce un perfetto quadro d'epoca, tra scorci d'ambiente e gustosi aneddoti, dando vita a una piccola commedia umana del Novecento milanese. Si tratta di un romanzo intenso, vibrante, bellissimo, in cui la grande storia si intreccia e diventa tutt'uno con le piccole storie degli uomini.

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