L'arca olearia

Monitoraggio della tignola dell’olivo: picchi di popolazione e strategie di difesa integrata

Monitoraggio della tignola dell’olivo: picchi di popolazione e strategie di difesa integrata

Monitorate le fluttuazioni di Prays oleae, la tignola dell’olivo: il picco massimo di popolazione si verifica nella terza settimana di settembre, mentre le precipitazioni abbondanti e i trattamenti insetticidi riducono drasticamente la presenza dell’insetto

13 maggio 2026 | 12:00 | R. T.

La tignola dell’olivo, nome scientifico Prays oleae Bern (Lepidoptera: Praydidae, Yponomeutidae), rappresenta uno dei fitofagi più dannosi per l’olivicoltura del bacino del Mediterraneo, del Medio Oriente e delle isole Canarie. In Turchia, dove l’olivo ha una rilevanza economica e culturale centrale, questo lepidottero monofago, che si nutre esclusivamente della pianta ospite Olea europaea L., è in grado di compromettere fino al 50-60 per cento della produzione di olio d’oliva in caso di infestazioni gravi.

Il ciclo biologico della tignola si articola tipicamente in tre generazioni annuali. La prima generazione si sviluppa sui bottoni fiorali in aprile, con le larve che si nutrono dei fiori causandone la caduta. La seconda generazione compare ai primi di giugno: le femmine depongono le uova vicino al peduncolo dei piccoli frutti, e le larve scavano gallerie all’interno dell’endocarpo, danneggiando la drupa. La terza generazione, attorno a settembre, è la più pericolosa: le larve, completato lo sviluppo, fuoriescono dal frutto provocando un’abscissione massiccia, con perdite produttive molto pesanti.

Uno studio triennale condotto dai ricercatori dell’Università di Çukurova e dell’Università di Mersin, pubblicato sul Çukurova Journal of Agricultural and Food Sciences, ha seguito l’andamento delle popolazioni di P. oleae in tre oliveti della provincia di Mersin, lungo la costa mediterranea della Turchia, con l’obiettivo di fornire dati utili per la difesa integrata.

Materiali e metodi: tre oliveti a confronto

L’indagine si è svolta tra il 2020 e il 2022 nei quartieri di Işkıtepe, Doruklu e Musalı, nel distretto di Toroslar, provincia di Mersin. I tre appezzamenti sperimentali erano impiantati con la cultivar Gemlik, con alberi di età compresa tra i 10 e i 15 anni. Per monitorare l’attività di volo dei maschi adulti di P. oleae, i ricercatori hanno utilizzato trappole a delta dotate di inserti adesivi, innescate con il feromone sessuale sintetico [(Z)-7-14:Ald]. Le trappole sono state posizionate a un’altezza di 1,5-2,0 metri dal suolo, esposte a sud, e controllate con cadenza settimanale. I feromoni sono stati sostituiti ogni cinque settimane.

Nel 2020 e nel 2021 le trappole sono state appese a partire dalla terza settimana di maggio, mentre nel 2022 sono state installate già nell’ultima settimana di marzo, consentendo una cattura più precoce dei primi adulti. Sono stati inoltre acquisiti i dati climatici giornalieri – umidità relativa, precipitazioni, temperature media, minima e massima – dal servizio meteorologico nazionale turco.

Andamento della popolazione: picchi e cali

I risultati mostrano un quadro articolato, con differenze significative tra i tre oliveti e tra i tre anni di studio.

Nel 2020, i primi adulti sono stati catturati a Işkıtepe nella prima settimana di giugno, con quattro individui per trappola. Il picco più alto dell’intero studio è stato registrato nella terza settimana di settembre, con 14 adulti per trappola. Sempre in questo oliveto, gli ultimi sfarfallamenti sono stati osservati a novembre. A Doruklu i primi adulti sono comparsi nella seconda settimana di giugno, con un picco di 12 adulti per trappola nella terza settimana di settembre, ma l’ultima cattura è avvenuta già nell’ultima settimana del mese. A Musalı, infine, il picco autunnale si è fermato a otto adulti per trappola, con gli ultimi individui rilevati nella terza settimana di ottobre.

Il 2021 ha fatto registrare una contrazione generale delle popolazioni. A Işkıtepe gli ultimi adulti sono stati catturati nella seconda settimana di agosto. A Doruklu, per l’intero secondo anno di studio, non è stato catturato alcun esemplare. A Musalı la popolazione è rimasta molto bassa. La causa principale, spiegano gli autori, è duplice. Da un lato, i trattamenti insetticidi: due applicazioni a Işkıtepe e Musalı, ben tre a Doruklu. Dall’altro, l’aumento delle precipitazioni rispetto agli altri due anni. L’effetto combinato della pioggia abbondante – che ostacola l’attività di volo e la sopravvivenza degli adulti – e della pressione chimica ha ridotto drasticamente la presenza del fitofago.

Il 2022: quando le trappole vengono appese presto

Il terzo anno di ricerca ha fornito i dati più dettagliati grazie all’anticipazione dell’installazione delle trappole all’ultima settimana di marzo. I primi adulti sono stati catturati in tutti e tre gli oliveti già nella prima settimana di aprile. Tuttavia, a Doruklu, dove i trattamenti insetticidi erano stati ripetuti, dopo le prime catture non è stato più registrato alcun individuo.

A Işkıtepe e a Musalı si è osservato un netto andamento bimodale. La generazione fillofaga – la prima, che attacca le foglie e i bottoni fiorali – ha raggiunto il picco nella prima settimana di maggio, con sei adulti per trappola a Işkıtepe e quindici a Musalı. La generazione carpofaga, quella che danneggia i frutti, ha invece manifestato il suo massimo nella terza settimana di settembre, con undici adulti per trappola a Işkıtepe e dodici a Musalı. Questo secondo picco autunnale è il momento critico per l’olivicoltore, perché coincide con la fase in cui le larve penetrano nei frutti e ne provocano la cascola.

Confronto con la letteratura: similitudini e differenze

I ricercatori hanno messo a confronto i propri dati con quelli di studi precedenti condotti in Turchia e nell’area mediterranea. Kacar e Ulusoy, nel 2007 ad Adana, avevano descritto tre generazioni di P. oleae: adulti della generazione fillofaga dalla prima metà di aprile a fine maggio, generazione antofaga (fiori) dagli ultimi dieci giorni di maggio ai primi di luglio, generazione carpofaga da fine settembre a metà dicembre. I dati di Mersin del 2022 sono risultati coerenti con questo schema. A Işkıtepe la generazione fillofaga è comparsa da inizio aprile a fine maggio, quella antofaga dalla prima settimana di giugno all’ultima di luglio, quella carpofaga dalla prima settimana di agosto a novembre. A Musalı l’andamento è stato sovrapponibile, con la generazione fillofaga terminata nella seconda settimana di maggio e quella carpofaga iniziata ai primi di agosto.

Un’altra ricerca condotta a Cipro da Helvacı e Özden nel 2020 aveva individuato la massima popolazione di P. oleae tra agosto e novembre. Lo studio di Mersin conferma pienamente questo quadro, identificando settembre come il mese critico per gli interventi. Differenze più marcate emergono invece rispetto a indagini condotte a Çanakkale, dove i picchi primaverili sono stati rilevati nelle prime due settimane di maggio, e nel Sud-Est anatolico, dove la sovrapposizione tra prima e seconda generazione si protrae fino a metà giugno. Gli autori attribuiscono queste discrepanze alle varietà regionali, alle diverse pratiche agronomiche e ai differenti regimi termopluviometrici.

Implicazioni pratiche per la difesa integrata

I risultati dello studio hanno chiare ricadute applicative. In primo luogo, il monitoraggio con trappole a feromoni si conferma uno strumento indispensabile per determinare il momento ottimale degli interventi. Invece di ricorrere a calendari fissi o a trattamenti sistematici, l’olivicoltore può basarsi sui dati di cattura per intervenire solo quando la popolazione supera una soglia di danno economicamente rilevante. La ricerca di Mersin mostra che anticipare l’installazione delle trappole alla fine di marzo, anziché a maggio, consente di intercettare la prima comparsa degli adulti e di programmare per tempo le eventuali misure di controllo.

In secondo luogo, lo studio evidenzia il ruolo positivo delle precipitazioni nel ridurre naturalmente le popolazioni del fitofago. Le piogge abbondanti, soprattutto se concentrate nei periodi di volo degli adulti, possono limitare l’accoppiamento e la deposizione. Questo dato suggerisce che, negli anni con primavere particolarmente piovose, potrebbe essere possibile ridurre il numero di trattamenti.

In terzo luogo, la drastica riduzione delle popolazioni osservata a Doruklu dopo tre applicazioni insetticide dimostra l’efficacia della lotta chimica, ma pone anche il problema dei rischi di residui sui frutti e degli effetti collaterali sulla fauna utile. Gli autori raccomandano esplicitamente di integrare la difesa chimica con approcci biologici e biotecnici, come l’utilizzo di nemici naturali – ad esempio il neurottero Chrysoperla carnea – e la confusione sessuale mediante diffusori di feromoni.

Conclusioni: un modello per la gestione sostenibile

La tignola dell’olivo rimane una minaccia concreta per l’olivicoltura, in grado di compromettere sia la produzione di olive da mensa sia quella di olio. Lo studio triennale di Mersin fornisce un quadro chiaro delle dinamiche di popolazione del fitofago in un ambiente mediterraneo costiero. Il picco principale, nella terza settimana di settembre, rappresenta il momento più critico per la generazione carpofaga. I picchi secondari, nella prima settimana di maggio per la generazione fillofaga, richiedono attenzione nella fase di allegagione.

La ricerca conferma inoltre che l’uso combinato di trappole a feromoni, la conoscenza dei fattori climatici limitanti – come le precipitazioni – e una strategia ragionata degli interventi insetticidi possono ridurre l’impatto del parassita senza ricorrere a pratiche indiscriminate. L’approccio integrato, che affianca alla lotta chimica mirata il controllo biologico e il monitoraggio continuo, non solo protegge la redditività dell’oliveto, ma riduce anche l’impronta ambientale e i rischi di residui sui prodotti destinati al consumo.

Come sottolineano i ricercatori, la collaborazione tra scienziati, tecnici agricoli e olivicoltori è essenziale per sviluppare strategie di difesa sostenibili. Solo attraverso una conoscenza dettagliata della biologia del parassita e un monitoraggio costante sul campo sarà possibile garantire la salute a lungo termine degli oliveti e la stabilità economica del settore olivicolo.

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