L'arca olearia
Come temperatura e piogge influenzano la produzione di fiori e polline nell’olivo
Temperature elevate in inverno e inizio primavera riducono la produzione dell'olivo, mentre le piogge primaverili la favoriscono. L’incremento della produzione di polline ad alta quota rappresenta una strategia riproduttiva per compensare la fioritura più breve
11 maggio 2026 | 13:00 | R. T.
L’olivo è una coltura simbolo del Mediterraneo.
Oltre all’importanza economica per la produzione di olio, la fioritura dell'olivo è anche una delle principali cause di pollinosi primaverili. Tuttavia la quantità di polline che ogni albero può emettere non è costante: dipende da fattori genetici, ambientali e dalle pratiche colturali. Mentre è noto che l’altitudine ritarda e accorcia la fioritura, si sapeva poco su come essa influenzi la produzione assoluta di fiori e polline. Questo articolo riassume i risultati di una ricerca pubblicata su Grana nel 2012, che ha misurato per tre anni consecutivi la produzione riproduttiva dell’olivo in tre aree a diversa quota, chiarendo il ruolo di temperatura e precipitazioni nel periodo precedente la fioritura.
Come è stato condotto lo studio
La ricerca è stata realizzata nella provincia di Jaén, in Andalusia, scegliendo tre località a quote molto diverse: Andujar (248 metri sul livello del mare), Jaén città (590 m) e Alcalá la Real (942 m). Il clima è di tipo mediterraneo continentale, con inverni freddi ed estati calde e secche, ma la piovosità media annua (circa 667 mm) e le temperature variano sensibilmente con l’altitudine. In ciascuna località sono stati selezionati 30 alberi adulti della cultivar Picual, per un totale di 90 piante, studiate durante le fioriture del 2007, 2008 e 2009.
Per stimare la produzione totale di polline per albero i ricercatori hanno adottato un metodo in due fasi. Prima hanno calcolato il numero di fiori per albero, misurando la superficie della chioma, il numero di rami per metro quadrato, il numero di racemi (infiorescenze) per ramo e il numero di fiori per racemo. Successivamente hanno stimato i granuli di polline per antera prelevando cinque fiori in fase di boccio per area nel 2007 e 2008, e quattro alberi nel 2009, macerando le antere in una soluzione acquosa al 70% di etanolo con blu di metilene e contando i granuli al microscopio. Poiché ogni fiore di olivo ha due antere, moltiplicando per due si otteneva il polline per fiore. Infine, tramite estrapolazione, si calcolava il polline totale per albero.
La produzione di fiori: differenze tra anni e località
Uno dei risultati più sorprendenti è che un singolo olivo può arrivare a produrre oltre 830.000 fiori. Nel 2007 gli alberi di Alcalá la Real (quota più alta) hanno raggiunto una media di 832.564 fiori per pianta, mentre quelli di Jaén città si sono fermati a 251.080. La media generale dei tre anni e delle tre aree è stata di circa 500.000 fiori per albero, con punte di 693.609 nel 2009. La produzione di fiori per racemo è risultata più alta ad Alcalá la Real, con valori di 15-16 fiori per racemo contro gli 11 di Jaén e Andujar. Anche il numero di racemi per ramo ha mostrato un andamento biennale chiaro: le annate ad alta produzione (come il 2007 per Alcalá la Real, con 16 racemi per ramo) sono state seguite da annate a bassa produzione (2008 con appena 9 racemi per ramo). Questo fenomeno, noto come “veceria” o alternanza di produzione, non è risultato sincronizzato tra le diverse aree, indicando che ogni oliveto segue una propria dinamica legata anche alle condizioni locali.
Produzione di polline: fino a 100 miliardi di granuli per albero
Per quanto riguarda il polline, la produzione media per antera nella varietà Picual è risultata compresa tra 57.000 e 73.000 granuli. Nel 2007 la media generale è stata di 63.685 granuli per antera, mentre nel 2009, che si è rivelato l’anno più favorevole, si è raggiunta una media di 68.817 granuli. La produzione per fiore, quindi, variava tra 115.000 e 147.000 granuli. Ma il dato di maggiore impatto è quello della produzione totale per albero: in media, un olivo emette circa 64-95 miliardi di polline all’anno. Tuttavia nel 2009, grazie alle condizioni climatiche ottimali, la produzione media nei tre siti è stata di 95.136 miliardi, mentre nel 2008, anno meno favorevole, è scesa a 56.413 miliardi. Le piante di Alcalá la Real hanno regolarmente superato i 100 miliardi di granuli nelle annate buone, superando nettamente quelle di Andujar (che nel 2007 si fermarono a 55 miliardi) e di Jaén (74 miliardi nel 2008). Questi dati indicano che la variabilità microclimatica legata all’altitudine induce forti differenze fisiologiche anche all’interno della stessa varietà.
Quali variabili meteorologiche contano di più
L’analisi di correlazione ha evidenziato che la produzione di polline per antera è influenzata negativamente dalle temperature massime di gennaio e dalle temperature minime di aprile. In pratica, inverni miti e primavere calde riducono la quantità di polline. Al contrario, le precipitazioni accumulate a marzo hanno mostrato una correlazione positiva e significativa (coefficiente di 0,89) con il polline per antera. Anche l’umidità relativa di gennaio ha favorito la produzione di fiori per racemo, mentre l’umidità di aprile ha avuto un effetto negativo, forse perché favorisce lo sviluppo di patogeni o altera la viabilità del polline. La produzione di rami per metro quadrato non è risultata dipendente dalle condizioni meteorologiche, suggerendo che sia un carattere più legato alla cultivar e alla potatura che al clima stagionale. Invece il numero di racemi per ramo ha mostrato una correlazione negativa con le temperature minime di febbraio, mese in cui avviene la differenziazione delle gemme a fiore.
L’anno 2009 si è distinto per temperature mediamente più basse (massime tra 12 e 19 °C ad Alcalá la Real contro i 15-23 °C degli anni precedenti) e precipitazioni molto più abbondanti sia a gennaio che a marzo. Proprio nel 2009 si sono registrati i massimi storici di produzione di polline, a conferma che l’interazione tra freddo e piogge primaverili è determinante.
Perché ad alta quota si produce più polline
Lo studio conferma l’ipotesi che all’aumentare dell’altitudine l’olivo tenda a produrre più polline. Le olivete di Alcalá la Real (942 m) hanno infatti costantemente mostrato la produzione più elevata di fiori e polline, nonostante la loro fioritura sia più breve e tardiva rispetto a quelle di pianura. Questo comportamento può essere interpretato come una strategia riproduttiva: in ambiente montano, dove la stagione utile per l’impollinazione è più compressa, un’emissione massiccia di polline aumenta la probabilità che i fiori recettivi vengano raggiunti dai granuli trasportati dal vento. In altre parole, l’albero “investe” in quantità per compensare la minore finestra temporale disponibile. I ricercatori hanno escluso che questa maggiore produzione avvenga a scapito di altri caratteri riproduttivi come il numero di rami o di infiorescenze, non essendo stato osservato alcun compromesso (trade-off) significativo.
Implicazioni per l’olivicoltura e l’aerobiologia
Questi risultati hanno importanti ricadute pratiche. Per gli olivicoltori, conoscere la relazione tra microclima e produzione di polline può aiutare a prevedere le annate di maggiore allegagione, dato che numerosi studi hanno dimostrato una correlazione positiva tra quantità di polline nell’aria e resa finale in olive. In particolare, annate con gennaio freddo e marzo piovoso come il 2009 dovrebbero corrispondere a produzioni elevate, purché non vi siano eventi di gelata tardiva. Per gli specialisti in aerobiologia e per i clinici, la mappa della produzione potenziale di polline in funzione dell’altitudine consente di prevedere l’esposizione della popolazione nelle diverse aree, migliorando la gestione delle allergie primaverili. Infine, lo studio offre un contributo metodologico: la semplice misura della chioma, dei rami e dei racemi può essere utilizzata per stimare in modo affidabile la produzione di polline su larga scala, senza dover ricorrere a costose analisi di laboratorio su ogni pianta.
Conclusioni
La ricerca condotta dimostra che la produzione di fiori e polline non è un carattere intrinsecamente fisso, ma varia in modo prevedibile in funzione delle condizioni microclimatiche indotte dall’altitudine. Le piante situate a quote superiori ai 900 metri producono fino al 18% di fiori in più e quantità di polline spesso superiori ai 100 miliardi di granuli per albero, specialmente quando l’inverno è freddo e la primavera è piovosa. Temperature massime elevate a gennaio e minime elevate ad aprile deprimono la produzione, mentre le piogge di marzo la favoriscono. Comprendere queste relazioni permette di interpretare la variabilità interannuale della fioritura e dell’impollinazione dell’olivo, offrendo strumenti utili sia per migliorare le previsioni di raccolta sia per proteggere la salute dei soggetti allergici.
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