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Cercospora dell'olivo: le piogge abbondanti aumentano il rischio malattie fungine

Cercospora dell'olivo: le piogge abbondanti aumentano il rischio malattie fungine

Pseudocercospora cladosporioides causa la piombatura con macchie clorotiche irregolari sulla pagina superiore delle foglie e macchie diffuse di colore grigiastro o piomboso, dovute alla fruttificazione del fungo, sulla pagina inferiore

17 marzo 2026 | 10:00 | R. T.

Le abbondanti precipitazioni registrate dall’inizio dell’anno agricolo, in particolare nei mesi di gennaio e febbraio, stanno creando condizioni favorevoli allo sviluppo di diverse malattie fungine negli oliveti. Per questo motivo la Red Andaluza de Información y Alerta Fitosanitaria (RAIF) invita gli agricoltori a monitorare attentamente lo stato fitosanitario delle coltivazioni. Tra le patologie sotto osservazione figura la cercospora dell'olivo o piombatura, una malattia causata dal fungo Pseudocercospora cladosporioides.

Il patogeno, descritto per la prima volta in Italia nel 1881 dal micologo Pier Andrea Saccardo con il nome Cercospora cladosporioides, è stato successivamente riclassificato dal punto di vista tassonomico. Oggi è noto come Pseudocercospora cladosporioides. La malattia è diffusa in gran parte delle aree olivicole del mondo, anche se l’intensità degli attacchi varia a seconda della varietà coltivata, delle condizioni climatiche e delle caratteristiche pedoclimatiche dei territori.

I sintomi, spesso simili a quelli provocati da altre mallattie fungine, hanno portato in passato a frequenti confusioni diagnostiche. In altri casi, la clorosi osservata sulla pagina superiore delle foglie è stata scambiata per fisiopatie di origine abiotica o per normali processi di senescenza della pianta.

I sintomi più comuni si manifestano sulle foglie, ma possono comparire anche su piccioli, peduncoli e frutti. Nelle foglie – soprattutto quelle più vecchie e situate nelle parti basse della chioma – compaiono sulla pagina superiore macchie clorotiche irregolari che tendono a ingiallire progressivamente fino a necrotizzarsi. Sulla pagina inferiore si osservano invece macchie diffuse di colore grigiastro o piomboso, dovute alla fruttificazione del fungo e responsabili della denominazione della malattia.

Nei casi più gravi le macchie sulla pagina inferiore diventano più scure a causa dell’intensa sporulazione, rendendo possibile la confusione con attacchi di fumaggine. Anche i frutti possono essere colpiti, con sintomi che variano in base alla varietà e allo stadio di maturazione delle olive. Nei frutti verdi si osservano macchie marrone scuro, leggermente depresse e con diametro compreso tra 4 e 10 millimetri. Nelle olive mature, invece, la buccia assume un aspetto grigio cenere. In alcune varietà compaiono lesioni rotonde e depresse di colore ocra che evolvono verso tonalità grigiastre, talvolta circondate da un alone chiaro o giallastro. In questi casi la polpa diventa scura, spugnosa e tende a svuotarsi internamente.

Il ciclo biologico del patogeno comprende le fasi di sopravvivenza, moltiplicazione, dispersione e infezione. Il suo sviluppo è fortemente influenzato da umidità, temperatura e condizioni del suolo. Le condizioni ottimali per la crescita del fungo si registrano con temperature medie comprese tra 10 e 20 gradi e con elevata umidità relativa, situazioni tipiche dell’autunno e della fine dell’inverno, periodi considerati a maggior rischio di infezione.

La malattia tende a essere più grave negli impianti ad alta densità e poco ventilati, dove spesso rimane confinata alle parti più basse della chioma. La diffusione avviene a breve distanza, da foglia a foglia, tramite conidi e frammenti di micelio trasportati dal vento e dalla pioggia. Le foglie infette che rimangono sulla pianta rappresentano la principale fonte di inoculo, mentre quelle cadute a terra contribuiscono alla sopravvivenza del fungo durante l’estate grazie alla formazione di strutture di resistenza. Il periodo di incubazione può essere molto lungo e arrivare anche a nove mesi.

La strategia di controllo deve basarsi soprattutto su misure preventive. Tra le pratiche consigliate figurano interventi agronomici volti a migliorare la ventilazione della chioma e ridurre la permanenza dell’umidità sulle foglie, potature selettive per favorire l’aerazione interna della pianta, sesti di impianto adeguati per evitare eccessive densità e la rimozione delle foglie infette cadute al suolo. Quando possibile, è inoltre raccomandato l’utilizzo di varietà meno sensibili.

Qualora si renda necessario il controllo chimico, si può ricorrere a fungicidi a base di rame con funzione preventiva, utilizzando esclusivamente prodotti registrati e autorizzati nel Registro dei Prodotti Fitosanitari del Ministero dell’Agricoltura. Il momento dell’applicazione è determinante per l’efficacia del trattamento e deve essere calibrato sui periodi di maggiore suscettibilità della coltura. Nelle varietà più sensibili possono rendersi necessarie più applicazioni.

La corcosporiosi dell'olivo è considerato oggi una malattia emergente dell’olivicoltura. Una corretta identificazione dei sintomi, insieme all’adozione di buone pratiche agronomiche e a una strategia preventiva ben pianificata, rappresenta lo strumento principale per limitarne la diffusione e prevenire perdite produttive nel medio e lungo periodo.

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