L'arca olearia
Alternanza produttiva dell’olivo: effetti su nutrizione minerale e fotosintesi
Esistono variazioni significative nell’assorbimento di azoto, fosforo, potassio e calcio tra annate di carica e scarica dell'olivo, indicando nuove strategie di fertirrigazione per contenere l'alternanza e stabilizzare rese e qualità
01 maggio 2026 | 11:00 | R. T.
L’alternanza produttiva dell’olivo costituisce uno dei principali limiti agronomici ed economici delle aree mediterranee specializzate. Il fenomeno, noto come biennalità o alternate bearing, consiste nell’alternanza tra anni di elevata produzione, definiti “on”, e anni di scarica produttiva, definiti “off”. Questa dinamica interessa numerose cultivar di Olea europaea L. e determina forti oscillazioni di resa, con effetti diretti sulla redditività aziendale, sulla programmazione industriale e sulla stabilità del mercato oleario.
Negli ultimi anni, l’intensificazione colturale, l’irrigazione di precisione e i sistemi superintensivi hanno contribuito a ridurre parzialmente l’alternanza. Tuttavia, nelle aree aride e semi-aride il fenomeno continua a manifestarsi con elevata intensità, soprattutto nelle cultivar tradizionali. In tali contesti, la gestione della nutrizione minerale assume un ruolo strategico per riequilibrare il rapporto tra attività vegetativa e riproduttiva.
Uno studio pubblicato su Acta Scientiarum Polonorum Hortorum Cultus ha analizzato per quattro anni consecutivi il comportamento fisiologico e nutrizionale di olivi irrigui cv. Chemlali allevati in condizioni aride della Tunisia centro-orientale. La ricerca ha coinvolto piante di 14 anni coltivate a Sfax. L’obiettivo era comprendere come gli anni “on” e “off” influenzassero l’assorbimento dei macroelementi e il tasso di fotosintesi netta, individuando indicazioni operative per una fertilizzazione più efficiente.
Carico produttivo e sviluppo vegetativo
I risultati hanno evidenziato una netta competizione tra crescita vegetativa e sviluppo dei frutti. Negli anni “off”, caratterizzati da ridotta allegagione, l’accrescimento dei germogli è risultato significativamente superiore rispetto agli anni “on”. Tra gennaio e novembre i germogli delle piante scariche hanno registrato un incremento medio di 11,7 cm contro appena 2,6 cm delle piante in piena produzione.
La differenza è risultata particolarmente evidente nel periodo primaverile. Tra marzo e giugno la crescita media dei germogli negli anni “off” è stata di 2,9 cm, mentre nelle annate di carica si è fermata a 0,7 cm. Secondo gli autori, l’elevato numero di frutti agisce come sink metabolico dominante, sottraendo fotoassimilati e nutrienti allo sviluppo vegetativo.
Dal punto di vista fisiologico, il seme in accrescimento esercita un effetto inibitorio sulla formazione delle gemme a fiore per l’anno successivo. Questo meccanismo contribuisce ad amplificare la biennalità produttiva e spiega perché, dopo una stagione di forte raccolta, la pianta presenti una ridotta induzione fiorale.
Dinamica dell’azoto tra anni “on” e “off”
L’azoto si è confermato l’elemento maggiormente correlato all’equilibrio vegeto-produttivo. Le concentrazioni fogliari rilevate durante il quadriennio hanno oscillato tra 1,12% e 2,92% della sostanza secca. Negli anni “on” i picchi più elevati sono stati registrati a marzo e tra settembre e ottobre, con valori fino al 2,92%. Negli anni “off”, invece, le massime concentrazioni si sono concentrate in primavera, tra marzo e aprile.
Durante l’estate delle annate di carica si è osservata una marcata riduzione dell’azoto fogliare, attribuita al trasferimento dell’elemento verso i frutti in sviluppo. Gli autori ricordano che oltre il 60% dell’azoto totale può accumularsi nelle drupe durante gli anni “on”, confermando come il frutto rappresenti il principale sink nutrizionale.
L’analisi stagionale suggerisce precise implicazioni operative. Negli anni di elevata produzione la concimazione azotata dovrebbe essere suddivisa tra fine inverno e inizio primavera, con un’ulteriore quota post-raccolta utile a creare riserve per il germogliamento successivo. Lo studio propone una distribuzione del 50-60% dell’azoto tra febbraio e marzo, del 10-30% all’inizio della primavera e del restante 20-30% dopo la raccolta.
Negli anni “off”, al contrario, l’obiettivo principale diventa sostenere l’attività vegetativa e la formazione delle gemme a fiore. In queste condizioni una concimazione autunnale o primaverile favorisce l’accumulo di riserve e la crescita dei germogli destinati alla produzione dell’anno successivo.
Fosforo e allegagione: un equilibrio delicato
Anche il fosforo ha mostrato un andamento fortemente influenzato dal carico produttivo. Le concentrazioni fogliari sono variate da 0,02% a 0,16%, con valori massimi osservati in primavera. Nelle annate “on” il contenuto di fosforo si è ridotto significativamente tra giugno e luglio, periodo coincidente con allegagione e accrescimento iniziale delle drupe.
Secondo i ricercatori, il fosforo viene mobilizzato dalle foglie verso fiori e frutticini in misura superiore rispetto a quanto accade negli anni “off”, nei quali il fabbisogno è prevalentemente legato alla crescita vegetativa.
Lo studio indica che una distribuzione di fosforo in autunno-inverno consente di sostenere meglio lo sviluppo delle strutture riproduttive, contribuendo a ridurre la biennalità. Nei cicli “on” può risultare utile anche un’integrazione primaverile-estiva, calibrata sulla previsione di carico produttivo.
Le conclusioni assumono particolare rilevanza nelle aree mediterranee caratterizzate da suoli alcalini o calcarei, nei quali la disponibilità di fosforo è spesso limitata dalla scarsa mobilità dell’elemento.
Il ruolo strategico del potassio nella sintesi dell’olio
Tra i macroelementi analizzati, il potassio ha mostrato la relazione più diretta con lo sviluppo del frutto e la biosintesi lipidica. I valori fogliari hanno oscillato tra 0,41% e 1,47%, con accumuli più marcati dalla primavera all’estate.
Negli anni “on” le concentrazioni fogliari di potassio hanno subito una riduzione durante la fase di accrescimento delle drupe, verosimilmente a causa della traslocazione verso i frutti. La letteratura citata nello studio evidenzia che fino al 60% del potassio totale della pianta può concentrarsi nelle olive durante la maturazione.
Nelle annate “off”, invece, il potassio è rimasto più stabile nelle foglie durante il periodo estivo, indicando una minore richiesta metabolica da parte dei frutti.
Sul piano operativo, gli autori suggeriscono una somministrazione di potassio tra gennaio e febbraio per sostenere l’attività radicale e la ripresa vegetativa. Negli anni “on” può risultare vantaggiosa una seconda applicazione in primavera, finalizzata a supportare l’accrescimento delle drupe e i processi di sintesi dell’olio.
Calcio e funzionalità fisiologica
Le concentrazioni di calcio nelle foglie si sono mantenute generalmente superiori all’1%, soglia considerata adeguata per l’olivo. I valori più elevati sono stati osservati durante l’estate, con punte comprese tra 2,86% e 2,92% negli anni “off”.
Il calcio ha mostrato una diminuzione significativa nel mese di maggio, in concomitanza con fioritura e allegagione. Secondo gli autori, ciò riflette l’elevata richiesta dell’elemento nei processi di divisione cellulare e formazione delle pareti cellulari.
Il ruolo del calcio appare particolarmente importante nella struttura delle pectine della polpa dell’oliva, dove contribuisce alla stabilità delle membrane e alla coesione cellulare. La sua mobilità limitata nello xilema durante i mesi estivi spiega inoltre l’accumulo osservato nelle foglie mature.
Fotosintesi e attività metabolica
L’attività fotosintetica netta ha mostrato differenze marcate tra anni “on” e “off”. I valori più elevati sono stati registrati in primavera, soprattutto tra aprile e maggio, durante la fase di massimo accrescimento vegetativo.
Negli anni “off” il tasso di fotosintesi netta ha superato frequentemente i 15 µmol CO2 m−2 s−1, risultando significativamente più elevato rispetto agli anni di carica. La minore presenza di frutti consente infatti una maggiore disponibilità energetica per l’attività vegetativa e la formazione di nuovi tessuti.
Durante l’estate si è verificata una riduzione dell’attività fotosintetica, attribuita alla chiusura stomatica indotta dalle elevate temperature e dal deficit idrico tipico degli ambienti aridi. Un secondo calo è stato registrato in inverno, quando le basse temperature riducono l’intensità dei processi metabolici.
L’andamento conferma che l’alternanza produttiva non rappresenta soltanto un fenomeno quantitativo di resa, ma coinvolge direttamente l’efficienza fisiologica della pianta.
Verso una fertilizzazione differenziata per stabilizzare la produzione
Lo studio tunisino dimostra come la gestione nutrizionale debba essere modulata in funzione del carico produttivo dell’olivo. La distinzione tra anni “on” e “off” emerge come parametro decisivo per pianificare epoche e dosaggi di fertilizzazione.
Nei cicli di elevata produzione diventa prioritario sostenere la domanda di azoto, fosforo e potassio da parte dei frutti, evitando squilibri che possano compromettere la formazione delle gemme a fiore per la stagione successiva. Negli anni “off”, invece, la strategia deve favorire l’accumulo di riserve e il rafforzamento dell’attività vegetativa.
Le evidenze raccolte nei quattro anni di sperimentazione confermano che una fertirrigazione dinamica, calibrata sullo stato fisiologico della pianta, può contribuire a ridurre l’intensità dell’alternanza produttiva. In un contesto mediterraneo sempre più esposto a stress idrici e volatilità dei mercati, la nutrizione di precisione si configura quindi come uno degli strumenti più efficaci per garantire continuità produttiva, sostenibilità economica e qualità dell’olio extra vergine.
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