L'arca olearia

La produzione di olio di oliva in Spagna ancora inferiore a 1,2 milioni di tonnellate

La produzione di olio di oliva in Spagna ancora inferiore a 1,2 milioni di tonnellate

La produzione a febbraio ferma a 141 mila tonnellate, in ripresa nella seconda metà del mese dopo i cicloni. Stock complessivo inferiore al milione di tonnellate, appena sufficiente per arrivare a fine anno. Già si scommette in una campagna di gran carica per l’anno prossimo

11 marzo 2026 | 15:00 | T N

La campagna olearia spagnola è quasi archiviata, con un risultato ben al di sotto delle aspettative, e già c’è chi scommette sulla prossima.

Il dato ufficiale dell’AICA al 28 febbraio 2026 indica una produzione complessiva di olio di oliva in Spagna a 1,193 milioni di tonnellate, con una produzione a febbraio di 141 mila tonnellate, il che proietta la produzione finale a fine marzo a 1,25 milioni di tonnellate o poco più.

Quindi da marzo le giacenze inizieranno a scendere anche in Spagna, con il livello attuale è di 974 mila tonnellate, in lieve crescita di 26 mila tonnellate rispetto al mese precedente. La dinamica dei prezzi bassi ha fatto aumentare le scorte degli imbottigliatori di 16 mila tonnellate, arrivando a 227 mila tonnellate. Nei frantoi vi sono 738 mila tonnellate, in aumento di 8 mila tonnellate rispetto al mese precedente.

Le vendite di olio di oliva sono state di 115 mila tonnellate ma le uscite dai frantoi sono state di 131 mila tonnellate nel mese di febbraio.

Ipotizzando una produzione di ulteriori 60-70 mila tonnellate a marzo, con vendite uguali a quelle di febbraio, lo stock complessivo dovrebbe scendere a circa 900 mila tonnellate, quindi con un’autonomia di ulteriori 8-9 mesi, fino a fine novembre.

Gli operatori sanno dunque che le scorte sono sufficienti per le esigenze di mercato fino all’inizio della nuova campagna olearia. E c’è già chi scommette, nuovamente, su una campagna olearia ricca e abbondante nel 2026/27. La fantasia già corre a numeri di 1,6 milioni di tonnellate, contando sulle piogge abbondanti che hanno riempito invasi e terreni. Non vengono però ancora adeguatamente valorizzati elementi come i potenziali marciumi radicali dai campi allagati e problemi fitosanitari legati a diffusione di patologie batteriche e fungine. Un azzardo anche considerato che siamo lontani dalla fioritura e da tutte le sue incognite.

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