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Olivicoltura superintensiva, ridurre l’irrigazione del 13% senza perdere produzione

Olivicoltura superintensiva, ridurre l’irrigazione del 13% senza perdere produzione

Il deficit idrico controllato in fase di prefioritura consente un risparmio annuo significativo. Il modello, testato su oliveti ad alta densità della varietà Arbequina, non compromette né la resa in olio né le caratteristiche organolettiche

02 giugno 2026 | 09:00 | C. S.

Un team di ricercatori dell’INTA Chilecito, nella provincia argentina di La Rioja, ha ottenuto risultati promettenti per ridurre il consumo idrico negli oliveti superintensivi senza penalizzare la produttività né la qualità dell’olio extravergine. Grazie all’applicazione combinata di strategie di irrigazione deficitaria controllata e potatura meccanica, è stato possibile tagliare i consumi annuali di acqua fino al 13%.

Lo studio risponde a una delle sfide più urgenti per il settore olivicolo argentino, soprattutto nelle regioni semiaride, dove l’acqua superficiale scarseggia e cresce la dipendenza dalle falde sotterranee.

Riduzione mirata del 50% per due mesi

Le sperimentazioni, condotte nell’ambito di un accordo tra INTA, Universidad Nacional de Chilecito (UNdeC) e l’azienda Unión Agraria, si sono concentrate su impianti ad alta densità. Dopo tre anni di prove, la ricercatrice María Andrea Calahorra spiega che ridurre l’irrigazione del 50% tra metà agosto e metà ottobre consente di risparmiare circa il 13% del volume idrico annuale.

«In nessuno degli anni valutati abbiamo riscontrato perdite nella produzione di olio – sottolinea Calahorra –. Questo risultato apre la strada a modelli produttivi più sostenibili in aree con forte stress idrico».

Tre fasi chiave del ciclo vegetativo

La ricerca ha analizzato l’effetto dello stress idrico controllato in tre momenti fondamentali: pre-fioritura, indurimento del nocciolo e sintesi dell’olio. Parallelamente, è stato valutato l’impatto dell’epoca e dell’intensità della potatura meccanica su oliveti superintensivi di varietà Arbequina.

L’obiettivo era ridurre l’acqua irrigua, migliorare l’efficienza d’uso, contenere la crescita vegetativa e ottimizzare sia l’estrattibilità sia le proprietà chimiche e sensoriali dell’olio vergine.

Cresce il modello superintensivo in Argentina

Il sistema a seto, con filari stretti e omogenei, sta trasformando l’olivicoltura locale. A Chilecito si contano ormai circa 3.500 ettari impiantati secondo questo modello, che prevede densità tra 1.500 e 2.000 alberi per ettaro. La chioma forma una siepe continua, studiata per la raccolta meccanizzata con macchine scavalcanti.

Tra i vantaggi del sistema superintensivo vi sono l’entrata precoce in produzione, l’aumento delle rese e la maggiore efficienza operativa durante la raccolta.

Nuove linee di ricerca per la qualità dell’olio

I ricercatori sottolineano che la meccanizzazione integrale impone di mantenere dimensioni precise della chioma, per non compromettere né la produttività né la qualità dell’olio. Per questo motivo, il team sta già sperimentando l’effetto dell’intensità e del momento della potatura meccanica laterale sulla struttura della chioma, sulla produzione e sulla tendenza alla controradiazione (vecería).

In futuro, le ricerche includeranno miglioramenti in frantoio per aumentare la resa industriale e ottenere oli extravergini con maggiore stabilità ossidativa e un più alto contenuto di composti fenolici, elementi decisivi per il profilo organolettico e la conservazione del prodotto.

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