L'arca olearia

La cultivar Bambina è un tesoro pugliese per un olio extravergine ad alto profilo nutraceutico

La cultivar Bambina è un tesoro pugliese per un olio extravergine ad alto profilo nutraceutico

La biodiversità olivicola pugliese custodisce varietà minori dal notevole potenziale. Tra queste, la cultivar Bambina, rustica e resiliente, mostra caratteristiche nutraceutiche paragonabili alla rinomata Coratina

04 giugno 2026 | 11:00 | R. T.

La Puglia rappresenta un crogiolo di biodiversità olivicola, con un patrimonio di germoplasma autoctono che unisce tradizione secolare e potenzialità economiche. Tra le varietà minori, la cultivar Bambina si distingue per una caratteristica peculiare: il suo nome tradizionale deriva dalla sapienza contadina secondo cui il suo olio, dal gusto delicato e bilanciato, fosse particolarmente apprezzato dai bambini. A differenza della Coratina, celebre per l'elevata piccantezza dovuta ai composti fenolici, la Bambina offre un profilo sensoriale più morbido senza rinunciare a un'importante dotazione di molecole bioattive. La sua rusticità – ovvero la capacità di adattarsi a terreni poveri, calcarei e a condizioni di scarsa disponibilità idrica – la rende un candidato eccellente per un'agricoltura sostenibile e resiliente, in un contesto segnato dalla diffusione di Xylella fastidiosa.

Il processo di frangitura nutraceutico: tecnologia al servizio della qualità

Il cuore innovativo della ricerca risiede nell'adozione di un processo di estrazione modificato, definito "nutraceutico", che mira a preservare e incrementare i composti bioattivi. Rispetto alla frangitura standard (temperatura 27-30°C, gramolazione di 35 minuti), il metodo nutraceutico opera a temperature controllate inferiori a 20-22°C e riduce drasticamente i tempi di gramolazione a soli 5 minuti.

I risultati analitici sono significativi: per la cultivar Bambina, l'olio ottenuto con processo nutraceutico (BN) mostra un incremento dei tocoferoli totali dell'8% e un aumento dei polifenoli totali del 33% rispetto all'olio standard (BS). Nella Coratina l'effetto è ancora più marcato: +22% per i tocoferoli e +67% per i polifenoli. In particolare, l'idrossitirosolo – uno dei più potenti antiossidanti naturali – passa da 0,40 a 2,45 mg/kg nella Bambina, mentre il pinoresinolo e l'apigenina registrano aumenti notevoli. Questi dati dimostrano come la modulazione della temperatura e del tempo di lavorazione limiti l'azione degradativa degli enzimi ossidativi endogeni, preservando il patrimonio antiossidante dell'olio.

Profilo molecolare: geni ed enzimi dell'ossidazione

Per comprendere le basi molecolari del potenziale antiossidante, i ricercatori hanno analizzato l'espressione genica nelle drupe e nelle paste d'oliva. Nella cultivar Bambina, cinque geni coinvolti nella biosintesi della vitamina E (tra cui OeGGR e OeVTE4) risultano sovraespressi rispetto alla Coratina, con un incremento di circa due volte. Ciò suggerisce una maggiore capacità di sintetizzare tocoferoli a partire dal riciclo del fitolo derivante dalla degradazione della clorofilla durante la maturazione.

Ancor più rilevante è l'analisi degli enzimi antiossidanti. I geni delle lipossigenasi (OeLOX e Oe2LOX2) mostrano nella Bambina livelli di trascrizione rispettivamente 9 e 4 volte superiori rispetto alla Coratina. Le lipossigenasi sono responsabili della formazione dei composti volatili C6, quelli che conferiscono all'olio d'oliva i caratteristici sentori erbacei e fruttati. L'attività enzimatica conferma i dati trascrizionali: nel processo nutraceutico, l'attività LOX risulta significativamente incrementata solo nella cultivar Bambina, mentre l'attività delle perossidasi (POD) – responsabili dell'ossidazione dei fenoli – si riduce drasticamente in entrambe le varietà. Questo duplice effetto – riduzione delle perdite ossidative e potenziamento degli aromi positivi – rappresenta un vantaggio qualitativo notevole.

Validazione biologica: studi cellulari su oli digeriti ed estratti di foglia

La prova conclusiva arriva dagli esperimenti in vitro su cellule di dotto collettore renale (MCD4), un modello sensibile per valutare lo stress ossidativo intracellulare. Gli oli digeriti – simulando il processo gastrointestinale – sono stati testati su cellule esposte a terz-butil idroperossido (tBHP), un composto pro-ossidante.

I risultati sono chiari: né gli oli della Bambina né quelli della Coratina aumentano i livelli basali di ROS (specie reattive dell'ossigeno), escludendo effetti pro-ossidanti. Sotto stress indotto da tBHP, entrambi gli oli riducono significativamente l'accumulo di ROS, dimostrando una marcata attività citoprotettiva. Pur non emergendo differenze sostanziali tra i processi standard e nutraceutici – verosimilmente per la saturazione dei meccanismi di assorbimento cellulare – la parità di efficacia tra Bambina e Coratina rappresenta un dato di grande rilievo.

Sugli estratti di foglia, invece, la Coratina mostra una maggiore capacità antiossidante, correlata al suo contenuto fenolico triplo (2240 contro 660 μg/mL). Tuttavia, anche l'estratto di foglia di Bambina riduce i ROS indotti, confermando il potenziale nutraceutico anche dei sottoprodotti della potatura.

Conclusioni e prospettive di valorizzazione

La cultivar Bambina emerge come una risorsa genetica e nutraceutica di rilievo. La sua rusticità, unita a un profilo bioattivo comparabile a quello della Coratina dopo l'applicazione di un processo di frangitura a bassa temperatura, ne fa un candidato ideale per la produzione di oli extravergini funzionali. Il processo nutraceutico, già testato su scala industriale, può essere facilmente adottato dai frantoi esistenti, richiedendo unicamente un controllo rigoroso delle temperature e dei tempi di gramolazione. La valorizzazione di varietà minori come la Bambina non solo arricchisce l'offerta commerciale con prodotti dalle spiccate proprietà salutistiche, ma contribuisce anche alla conservazione della biodiversità olivicola pugliese, un patrimonio da tutelare per le generazioni future.

Foto: Frantoio Raguso

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