L'arca olearia

Efficienza di assorbimento dell’azoto nell'olivo: nessuna relazione con la vigoria vegetativa

Efficienza di assorbimento dell’azoto nell'olivo: nessuna relazione con la vigoria vegetativa

Esiste una significativa variabilità tra le cultivar di olivo in termini di crescita vegetativa, contenuto totale di azoto e capacità di assorbimento del nutriente. Nessuna interazione rilevante tra cultivar e tipo di suolo

06 marzo 2026 | 12:00 | R. T.

L’impiego intensivo di fertilizzanti azotati rappresenta una pratica diffusa in numerosi sistemi agricoli. Tale approccio deriva dalla convinzione che un aumento della disponibilità di azoto nel suolo possa garantire rese più elevate. Tuttavia, numerosi studi dimostrano che l’eccesso di fertilizzazione non solo non migliora necessariamente la produttività, ma può anche generare impatti ambientali rilevanti, tra cui l’inquinamento delle acque e l’emissione di gas serra. 

Nel caso dell’olivo, la quantità di azoto effettivamente rimossa annualmente dalla pianta attraverso la produzione di frutti e la potatura è relativamente limitata. Ciò suggerisce che in molti oliveti la fertilizzazione azotata superi i fabbisogni reali della coltura. Di conseguenza, una delle strategie più promettenti per migliorare la sostenibilità dei sistemi olivicoli consiste nell’ottimizzazione dell’efficienza di utilizzo dell’azoto.

L’efficienza di assorbimento dell’azoto (NUE) è definita come la percentuale di azoto fertilizzante effettivamente recuperata dalla pianta rispetto alla quantità totale applicata. Questo parametro dipende da numerosi fattori, tra cui il momento di applicazione del fertilizzante, la forma chimica dell’azoto, lo stato nutrizionale della pianta e le caratteristiche genetiche delle cultivar.

Esiste una significativa variabilità tra le cultivar di olivo in termini di crescita vegetativa, contenuto totale di azoto e capacità di assorbimento del nutriente. Alcune cultivar hanno mostrato livelli particolarmente elevati di efficienza di assorbimento dell’azoto.

Tra queste, le cultivar spagnole Picual, Arbequina e Manzanilla de Sevilla hanno mostrato valori di NUE particolarmente elevati. Anche la cultivar greca Koroneiki e quella italiana Frantoio hanno dimostrato un’elevata capacità di assorbire l’azoto fertilizzante

In generale, le cultivar con maggiore contenuto totale di azoto nelle piante tendevano anche a presentare una maggiore efficienza di assorbimento. Tuttavia, non è stata osservata una relazione chiara tra vigoria vegetativa e NUE.

Ciò significa che una crescita più intensa non implica necessariamente una maggiore efficienza nell’utilizzo del nutriente.

Per quanto riguarda l’influenza del suolo, i risultati hanno mostrato che il tipo di substrato non ha avuto effetti significativi sull’efficienza di assorbimento dell’azoto. Inoltre, non sono state osservate interazioni rilevanti tra cultivar e tipo di suolo. Questo suggerisce che le differenze riscontrate nella NUE siano principalmente attribuibili a fattori genetici piuttosto che alle caratteristiche pedologiche.

La presenza di una variabilità genetica nell’efficienza di assorbimento dell’azoto rappresenta un risultato di grande interesse per la gestione sostenibile degli oliveti. La selezione di cultivar con elevata NUE potrebbe infatti contribuire a ridurre la quantità di fertilizzanti azotati necessaria per mantenere adeguati livelli produttivi.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

L’olio extravergine di oliva non si vende, neanche sottocosto

Caro extravergine di oliva come sei caduto in basso, neanche a 3,99 euro/litro ti comprano più! A marzo diminuiscono i consumi dell’olio comunitario e anche dell’italiano, nonostante il calo dei prezzi, in controtendenza rispetto all’inflazione

17 aprile 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

L'arca olearia

Il ruolo degli steroli nella certificazione e autenticazione dell'olio extravergine d'oliva

Nell'olio d'oliva, la frazione predominante è quella dei 4-desmetilsteroli, dove il -sitosterolo è il componente principale, seguito da -avenasterolo, campesterolo e stigmasterolo. La composizione sterolica non è statica, ma funge da vera e propria "impronta digitale" influenzata da diversi fattori

17 aprile 2026 | 15:00

L'arca olearia

Il ruolo del potassio e ferro per l'olivo: la fertilizzazione fogliare

Concentrazioni elevate ma controllate di potassio e ferro sembrano offrire i migliori risultati in termini di miglioramento dello stato nutrizionale dell'olivo e per migliorare le caratteristiche minerali e biochimiche delle foglie

17 aprile 2026 | 14:00

L'arca olearia

Oli minerali negli oli d'oliva: possibili strategie di mitigazione contro MOSH e MOAH

Dal punto di vista tossicologico, i MOSH sono associati a fenomeni di accumulo nei tessuti umani, in particolare fegato e sistema linfatico, mentre i MOAH destano maggiore preoccupazione per il loro potenziale genotossico. I fenomeni di contaminazione e le problematiche lungo la filiera

17 aprile 2026 | 13:30

L'arca olearia

Controllo chimico delle malattie fungine dell’olivo: efficacia, limiti e implicazioni ambientali

Le principali fitopatie fungine dell’olivo includono l’occhio di pavone, la lebbra dell'olivo, il disseccamento da Verticillium dahliae e le infezioni da Botryosphaeriaceae. Rame e zolfo sono ancora i fungicidi più utilizzati

17 aprile 2026 | 12:30

L'arca olearia

L'effetto della fertilizzazione dell'olivo su resa, qualità dell’olio e sostenibilità agroambientale

Ecco un'analisi critica delle principali strategie di fertilizzazione, organica, inorganica e integrata, evidenziandone gli effetti sulle proprietà del suolo, sullo sviluppo vegetativo e sui parametri qualitativi dell’olio di oliva

16 aprile 2026 | 15:00