L'arca olearia

Olio di oliva negli USA: i dazi non frenano gli acquisti

Olio di oliva negli USA: i dazi non frenano gli acquisti

L'instabilità del sistema olivicolo internazionale accresce la volatilità dei prezzi. Serve un paracadute europeo, con una OCM più forte e un sistema dei controlli unificato a livello europeo sul modello italiano. Ecco cosa è emerso a Sol Expo

05 marzo 2026 | 13:00 | T N

Un mercato sempre più influenzato dai cambiamenti climatici e dalle tensioni commerciali, ma con buoni segnali per l’olio Evo made in Italy, purché si intervenga sul deficit produttivo, continuando a premere sull’acceleratore del posizionamento. È questa la sintesi del convegno dedicato alle “Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia”, il focus che si è svolto oggi a Veronafiere nella seconda giornata di SOL Expo, che ha visto confrontarsi il direttore aggiunto del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), Abderraouf Laajimi, il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Patrizio La Pietra e il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci, oltre agli interventi del presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, del presidente di Agenzia ICE, Matteo Zoppas, e Daniele Erasmi, presidente Fiesa-Confesercenti. Durante il convegno Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma ha presentato inoltre la consumer survey realizzata dalla società di ricerche per SOL Expo 2026. 

“È un momento molto complesso per il nostro settore – ha dichiarato il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci –. L’Amministrazione Usa pensa che i dazi siano una parte importante per l’economia, quindi sono destinati a rimanere. Come Associazione, stiamo facendo del nostro meglio per convincere il Governo che ci voglia un’esenzione per un prodotto salutare come l’olio, la cui produzione domestica non è sufficiente a soddisfare il consumo. Nel frattempo, dobbiamo quindi capire quale sarà l’impatto per l’olio d’oliva. Nel 2024 abbiamo visto i prezzi alzarsi di circa il +25%, ma le vendite nella grande distribuzione si sono contratte solo dell’8%, segnale di un mercato meno elastico di quello che si possa pensare. A diminuire gli acquisti, sono in particolare le famiglie con redditi sotto la media, mentre è aumentato l’acquisto di quelle più benestanti”.  

In questo contesto, la promozione assume un ruolo sempre più cruciale, anche nell’ambito del Piano Olivicolo Nazionale, al vaglio nei prossimi giorni della Conferenza Stato Regioni. E proprio nel merito del Pon è intervenuto il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Patrizio La Pietra: “All’interno dei 300 milioni di euro in discussione per il settore olivicolo abbiamo inserito una prima cifra di 10 milioni specificamente dedicati alla promozione, a cui si aggiungono 175 milioni nei prossimi 5 anni all’interno del framework Ocm da convogliare per gli obiettivi del piano. Inoltre, sulla stessa traccia della campagna di promozione avviata per il vino, realizzeremo uno spot anche per l’olio. L’importante è che le azioni messe in campo siano orientate al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla strategia condivisa con il Governo e con gli stakeholder, anche sul fronte della produzione”. 

Secondo i dati presentati dal direttore aggiunto del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), dopo la disastrosa campagna olearia 2023/24 a 2,58 milioni di tonnellate e il record produttivo dell’annata 2024/25 a 3,57 milioni di tonnellate, si sta per chiudere una campagna equilibrata, intorno alle 3,4 milioni di tonnellate. “La dinamica dei prezzi è strettamente correlata alla produzione – ha spiegato Abderraouf Laajimi –, non si tratta di fenomeni speculativi: la volatilità è una caratteristica strutturale di questo mercato. Ma dobbiamo comprendere e sottolineare l’impatto del cambiamento climatico nel rendere questa variazione più frequente e più intensa, e lavorare per rendere la produzione più stabile a livello internazionale. Quando ci sono scorte da un anno all’altro e una ripresa della produzione possiamo avere prezzi più stabili, garantire una stabilità nel lungo termine.  Per farlo – ha concluso Laajimi –, dobbiamo lavorare insieme per rendere questo settore più capace di adattarsi, attraverso un’irrigazione migliorata, varietà resilienti al clima, pratiche più sostenibili”.

E gli italiani? Stando ai dati della Consumer Survey Italia realizzata da Nomisma per SOL Expo 2026, un consumatore italiano su tre non prenderebbe nemmeno in considerazione l’acquisto di un olio extravergine di qualità proveniente dall’extra-Ue, mentre sono 1 su quattro quelli che si dichiarano interessati all’acquisto, seppur con un prezzo più basso. Se infatti per l’olio EVO tricolore la metà degli intervistati è disposta a spendere più di 10 euro al litro, sono 9 su 10 quelli che non raggiungerebbero questa cifra per un olio extra-comunitario, con il 73% che abbassa l’asticella a quota 7 euro. La propensione alla spesa si alza solo leggermente per gli oli comunitari, con un 45% pronto a spendere tra i 5 e i 7 euro al litro e un 44% nella fascia 8-10 euro. Sull’altro capo della classifica, a ricevere le quotazioni più alte è l’Evo italiano Dop/Igp, che più di un terzo (35%) dei consumatori ritiene ragionevole pagare più di 14 euro al litro, a cui si somma un 36% nella fascia 10-14 euro. In estrema sintesi, emerge chiaramente come gli italiani assegnino un premio di prezzo di 2-3 euro all'olio comunitario rispetto all'extracomunitario, di ulteriori 2-3 euro dal comunitario all'italiano e, infine, di ancora 2-3 euro dall'italiano al Dop/Igp.

L’Unione Europea dovrebbe mutuare dall’Italia il sistema di controllo sulle importazioni di olio d’oliva dall’extra-Ue. È quanto emerge dal confronto tra gli europarlamentari Stefano Cavedagna (Commissione Mercato Interno Parlamento europeo), Dario Nardella (Commissione Agricoltura Parlamento europeo), il sottosegretario Masaf, Patrizio La Pietra, e il direttore della Fundation de Olivar, Javier Olmedo, intervenuti oggi a Veronafiere nel corso di SOL Expo durante il convegno su “Mercato europeo a quello Mediterraneo fino al Mercosur”, moderato da Alberto Grimelli – Giornalista di Teatro Naturale

“Se in Italia si scoprono le frodi è perché si fanno i controlli – ha esordito sul tema il sottosegretario Masaf, Patrizio La Pietra –. Il sistema italiano è uno dei migliori, deve diventare un sistema europeo a tutti gli effetti. Facciamo in modo che l’Agenzia doganale europea venga in Italia – ha aggiunto –: potremo dare un valore aggiunto a questo settore”.

“Ci vuole un’agenzia europea, un’unione doganale europea – ha concordato Dario Nardella –. Oggi i controlli sull’agroalimentare si aggirano attorno al 3%: tutti i problemi relativi al declassamento, al blending illegale o all’adulterazione non vengono rilevati. Questo è un danno anche per i produttori che hanno necessità di importare legalmente. Sono d’accordo sull’estendere il modello italiano a tutta Europa, e anche sull’interoperabilità transfrontaliera. Oggi non è più un’opportunità, è una necessità. Le barriere che ci sono tra uno stato e l’altro si sommano all’assenza di controlli”.

Dello stesso parere Stefano Cavedagna: “L’Europa, come ente economico che si occupa della nostra tutela, dovrebbe fare un’attività molto più incisiva per combattere questi rischi. Siamo figli di una mentalità nordeuropea che non si rende conto della qualità economica e della salubrità dei prodotti mediterranei. L’Italia deve essere il capofila di una piccola rivoluzione nel difendere le nostre produzioni, anche da chi cerca di turbarne il mercato”.

“Credo che anche in Spagna il modello italiano di controllo troverebbe sostegno – ha dichiarato Javier Olmedo –. Quasi tutte le cooperative e quasi tutte le industrie che lavorano seriamente desidererebbero che venisse esteso. In alcune campagne abbiamo bisogno di olio importato, ma deve essere un olio di qualità e sottoposto a tutti i controlli necessari. Cerchiamo di estendere il sistema italiano a tutta Europa e a tutte le frontiere, per tutelare davvero questo prodotto di qualità che abbiamo in Italia ma anche in Spagna”.

Tra le richieste, inoltre, quella di fare fronte comune tra i Paesi dell’area mediterranea in vista della nuova Pac: “Dobbiamo fare un gioco di squadra e rendere l’olio una delle colonne portanti della strategia di promozione agroalimentare – ha concluso Nardella –. Dobbiamo proporre un Piano olivicolo europeo e un Ocm dell’olio extravergine d’oliva forte tanto quanto quello del vino. Questo prodotto non può più essere il fratello minore del vino”.

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