L'arca olearia
Una campagna olearia più povera del previsto e forte incertezza sul mercato dell’olio di oliva
Si cominciano a ridimensionare i numeri della campagna olearia 2025/26. Le rese più basse fanno temere una produzione da non più di 1,3 milioni di tonnellate in Spagna, mentre la Grecia potrebbe scendere sotto le 200 mila tonnellate. In Tunisia previste non più di 450 mila tonnellate. Gli operatori alla finestra
19 dicembre 2025 | 16:00 | Alberto Grimelli, Marcello Scoccia
Si comincia a profilare una campagna olearia meno ricca del previsto in tutti i paesi produttori, a causa della siccità prima e del maltempo dopo.
In Italia solo la Puglia, e in parte la Calabria, stanno ancora raccogliendo ma, se non ci saranno ulteriori rallentamenti per il maltempo, non si andrà oltre la metà di gennaio. Si dovrebbe consolidare una previsione di produzione vicina alle 300 mila tonnellate, anche se non è certo il raggiungimento del target, soprattutto per via delle rese più basse dell’usuale e di cascole anomale di olive dovute alle spaccature da troppa pioggia delle ultime settimane.
Stesso scenario in Spagna dove i flussi di olive ai frantoi sono molto inferiori al previsto, con alcune cooperative andaluse che hanno persino fermato alcune linee produttive negli ultimi giorni. Un quadro più chiaro del potenziale produttivo si avrà solo verso il 10 gennaio quando verranno diffusi i dati ufficiali della produzione a dicembre ma si vocifera già che, causa rese medie più basse, la produzione potrebbe attestarsi su 1,3 milioni di tonnellate e non 1,4 milioni, come originariamente previsto dalla stime ufficiali.
In ridimensionamento anche le stime tunisine di produzione, stavolta di 50 mila tonnellate. Non più 500 mila tonnellate ma 450 mila tonnellate, un record produttivo comunque per il paese nordafricano ma anche qui le piogge stanno rallentando la raccolta, diminuendo le rese al frantoio e facendo cadere anche qualche oliva, specie nel sud del Paese. Ci si aspetta comunque che la produzione continui oltre febbraio.
In Grecia, intanto, di giorno in giorno si ridimensionano le stime produttive a 180-200 mila tonnellate, soprattutto a causa della siccità su Creta che ha diminuito quantità ma anche qualità. Oggi è più facile trovare oli greci con acidità 0,6-0,7 piuttosto che i soliti oli a bassa acidità e di ottimo standard qualitativo. Questo sta ridimensionando alcuni prezzi, invogliando gli olivicoltori a smettere di raccogliere.
In Portogallo, dove la raccolta delle olive è virtualmente finita, si parla di una campagna da 150 mila tonnellate e non da 180 mila tonnellate, come originariamente previsto. I serbatoi sono ancora pieni di oli di Arbequina con fenoli molto bassi e una shelf life che non andrà oltre marzo, con una propensione a vendere da parte degli operatori portoghesi che però al momento non sta trovando grande riscontro sul mercato.
Si dovrebbe confermare invece la buona campagna in Marocco, da 150-160 mila tonnellate, con prezzi molto alti a 4,1 euro/kg e che difficilmente arriveranno sul mercato europeo.
La Turchia, invece, dovrebbe avere una produzione da 250-280 mila tonnellate ma prevalentemente di olio lampante destinato alla raffinazione, per poter essere stoccato e venduto con calma nel corso dei mesi, stante anche la richiesta sostenuta di oli raffinati.
Complessivamente gli operatori stanno dimostrando una forte cautela sul mercato nelle ultime settimane perché combattuti tra previsioni di produzione al ribasso quasi ovunque, che fanno propendere per un innalzamento delle quotazioni, e indicazioni di un mercato oleario tunisino pronto al collasso, e quindi pronto ad inondare di olio a bassissimo costo l’Europa, facendo però abbassare anche i prezzi degli oli europei. Una situazione di stallo che vedrà probabilmente la luce a gennaio, quando gli scenari produttivi e di mercato saranno più chiari.
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