L'arca olearia

Rese in olio in frantoio: l’olivo irriguo va meglio di quello in asciutta

Rese in olio in frantoio: l’olivo irriguo va meglio di quello in asciutta

In questi giorni assistiamo a un apparente controsenso sulle rese in frantoio, con le olive da oliveti irrigui che danno più olio di quelle da oliveti in asciutta. I dati e le dinamiche metaboliche

03 ottobre 2024 | T N

L’olivo in asciutta ha rese in olio, al frantoio, superiori a quelle dell’olivo irrigato.

Questa è una regola aurea, oggi disattesa, scolpita nella mente di olivicoltori e frantoiani. Difficile anche solo controbattere che, in realtà, l’oliveto irriguo garantisce una quantità di olio, ad ettaro o ad albero, decisamente superiore. L’irrigazione aiuta infatti la fioritura, l’allegagione e a mantenere più frutti sugli alberi.

Negli ultimi giorni, però, si sta assistendo al crollo delle granitiche e incrollabili certezze di olivicoltori e frantoiani, con rese al frantoio più alte per oliveti irrigui rispetto a quelli in asciutta.

Oggi le rese medie in Italia variano tra l’8 e l’11%, a seconda delle varietà e dell’area.

Olive da oliveti irrigui riescono però a spuntare mezzo punto o un punto di resa in più al frantoio rispetto a olive da oliveti in asciutta, a parità di varietà e altre condizioni.

La spiegazione è abbastanza semplice e risiede nella fisiologia dell’olivo.

Negli oliveti in asciutta, specie al centro sud Italia, l’estate è stata particolarmente secca e calda, con l’olivo che ha rallentato o bloccato il proprio metabolismo, compresa la fotosintesi, fino all’abbassamento delle temperature e alle prime piogge. Senza fotosintesi non c’è accumulo di zuccheri che non possono essere traslocati nelle olive per la produzione dell’olio. La biosintesi dell’olio in oliveti in asciutta è quindi stata fortemente rallentata dalle condizioni climatiche.

Negli oliveti irrigui, se l’irrigazione è stata ben gestita, il rallentamento del metabolismo è stato decisamente più limitato, alle ore o nelle giornate più calde. Una buona irrigazione, infatti, favorisce l’apertura degli stomi delle foglie e gli scambi gassosi, condizione indispensabile per la fotosintesi, l’accumulo di zuccheri e quindi la biosintesi dell’olio. E’ vero che parte degli zuccheri prodotti vengono indirizzati alla vegetazione in crescita ma la pianta riesce a equilibrare le risorse disponibili, favorendo comunque l’inolizione.

Analisi in questi giorni eseguite col Soxhlet (estrattore da laboratorio di grassi dalle olive) confermano che le olive da olivi irrigui contengono fino a un 20% più di olio delle pari olive da oliveti non irrigui. Le rese al frantoio, tuttavia, non dimostrano tutta questa differenza poiché il contenuto di acqua delle olive, che dopo piogge abbondanti raggiunge il massimo fino al 65-70%, livellano i risultati.

In conclusione, le piogge di questi giorni fanno aumentare il peso delle olive a livelli comparabili tra olive da oliveti in irriguo e in asciutto ma quelle in irriguo contengono più olio, da cui una lieve maggiore resa. Solo laddove le piogge siano state limitate o assenti le rese al frantoio sono comparabili o addirittura avvantaggiano gli oliveti in asciutta, semplicemente perché hanno contenuti idrici del 35-40%.

E’ tuttavia utile ricordare che con contenuti idrici molto bassi del frutto il frantoio avrà la necessità di fluidificare la pasta d’olive, per mezzo dell’aggiunta di acqua, per avere la separazione delle fasi nel decanter. Anzi avviene spesso che l’aggiunta di acqua avvenga già nel frangitore per fluidificare la pasta che dovrà essere portata in gramola. Questo processo, tuttavia, rischia di accentuare i problemi organolettici dell’olio, ovvero il difetto di secco, concentrando i lignani e diluendo i secoroidoidi nelle acque.

Le differenze nella resa effettiva in olio tra oliveti irrigui e in asciutta, resa su peso secco, tenderanno a uniformarsi nel volgere di poche settimane, specie nelle varietà tardive, poiché la biosintesi dell’olio nelle olive può avvenire fino a che le temperature restano nell’ordine dei 20 gradi, condizione ormai consueta al centro sud fino a novembre. Da quel momento in poi le eventuali differenze di resa tra olive in asciutta e in irriguo sono dovute solo a eventuali differenze nel contenuto di acqua, ferma restando la maggiore produttività complessiva (più olive da albero e più olio a pianta o ad ettaro) degli oliveti irrigui.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Olio extravergine di oliva: il tesoro della medicina islamica che la scienza moderna conferma

Dalla tradizione profetica ai più avanzati studi clinici, l'olio extravergine di oliva si rivela un alleato prezioso per cuore, cervello e benessere generale. Ecco cosa dicono le ricerche e come sceglierlo e utilizzarlo al meglio

05 agosto 2026 | 15:00

L'arca olearia

Aumento della CO2 e siccità, ecco come aiutare l'olivo a resistere

La siccità stressa l'olivo e la carenza idrica chiude gli stomi, limitando l'assorbimento di CO₂. L'aumento dell'anidride carbonica in atmosfera può stimolare la crescita, ma senza acqua il beneficio è annullato, compromettendo produzione e qualità dell'olio

05 agosto 2026 | 12:00

L'arca olearia

L'attrattività delle trappole per la mosca delle olive, quali esche funzionano meglio?

Ecco l'efficacia di diverse combinazioni di attrattivi proteici e insetticidi per il monitoraggio e il controllo di Bactrocera oleae. Le indicazioni per migliorare le strategie di difesa in olivicoltura

04 agosto 2026 | 16:00

L'arca olearia

Addio a Pieralisi: il fondo Sienna rileva il gruppo e si chiude un'epoca per l'industria olearia italiana

Il fondo francese Sienna, attraverso il veicolo italiano Ver Capital, acquisisce il 70% del gruppo Pieralisi. Dopo 138 anni la famiglia fondatrice esce di fatto dall'azienda di Jesi, leader mondiale nelle tecnologie per l'estrazione dell'olio d'oliva

04 agosto 2026 | 14:15

L'arca olearia

Olivo 4.0: la computer vision stima la produzione con un errore del 2,6%

Messo a punto il primo sistema al mondo che "vede" le olive sulle piante e ne prevede il raccolto con due mesi di anticipo. Il modello, basato su rete neurale e immagini RGB, sovrastima la resa reale di appena il 2,64%

03 agosto 2026 | 16:00

L'arca olearia

Dai noccioli delle olive, il carburante del futuro: scoperto come trasformare i rifiuti del frantoio in metano verde

Uno studio dell'Università di Castilla-La Mancha converte i residui dell'olivicoltura in catalizzatori in grado di "catturare" l'anidride carbonica e trasformarla in metano sintetico, aprendo nuove frontiere per lo stoccaggio dell'energia pulita e la riduzione delle emissioni

02 agosto 2026 | 12:00