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L’olio extra vergine di oliva sarà poco e caro: campagna olearia di scarica in tutto il Mediterraneo

L’olio extra vergine di oliva sarà poco e caro: campagna olearia di scarica in tutto il Mediterraneo

Ci dobbiamo preparare a un’altra campagna olearia di scarica in tutto il Mediterraneo, con bassa produzione in Spagna, Grecia e Turchia. Si salveranno Italia, Portogallo e Tunisia. Le speculazioni, e probabilmente le frodi, domineranno la scena

22 settembre 2023 | Alberto Grimelli, Marcello Scoccia

La convenienza di frodi ai danni dell’olio extra vergine d’oliva è assicurata in un momento storico in cui i prezzi hanno raggiunto livelli mai visti, gli stock sono praticamente azzerati e c’è fame di olio, a basso costo, in tutto il mondo.

E’ sufficiente chiacchierare con i responsabili qualità delle aziende olearie e di qualche laboratorio d’analisi per scoprire quanti campioni di presunto olio extra vergine di oliva a basso costo vengono proposti ogni giorno. Miscele, in alcuni casi sofisticate in altri casi “artigianali”, di oli vegetali che possano assomigliare, chimicamente, all’olio extra vergine di oliva. Tecnicamente è abbastanza agevole scoprire le frodi di oli vegetali in miscela con olio extra vergine di oliva. Ovviamente i frodatori contano sulla disattenzione, su un abbassamento della guardia da parte delle autorità, più attente a combattere l’inflazione che a combattere per la sicurezza alimentare.

Con un’altra campagna olearia di scarica in tutto il bacino del Mediterraneo e un livello produttivo che, se va bene, sarà pari alla campagna precedente nell’Unione europea, i prezzi rimarranno sostenuti.

L’olio extra vergine di oliva sarà poco e caro

Quanto poco è facile a dirsi.

L’Italia produrrà circa 250 mila tonnellate di olio d’oliva, concentrate, più del solito, al sud, tra Puglia (dominatrice assoluta del mercato oleario nazionale con 140-150 mila tonnellate), Calabria e Sicilia (accreditate ciascuna di circa 30-35 mila tonnellate di olio). Delle 250 mila tonnellate di olio extra vergine di oliva nazionale, insomma, 200 mila verranno da sole tre Regioni. Il centro Italia e soprattutto il nord ha sofferto molto il meteo avverso in fase di fioritura e allegagione, con piogge continue. I cali produttivi vanno dal 30-35% della sponda adriatica fino al 50% dell’Umbria, al 35-40% della Toscana (percentuali simili anche per Lazio e Campania), per finire con oltre il 50% di calo in Liguria e nel Garda.

Delusi gli operatori che si attendevano una campagna olearia da 300-350 mila tonnellate. Anche il dato di 250 mila tonnellate va considerato provvisorio, in ragione delle rese (che appaiono in calo in base alle prime frangiture) e del mancato raccolto negli oliveti con poca produzione e molta infestazione di mosca delle olive.

In Spagna la situazione appare ancora più difficile con il maltempo che ha fatto capolino in alcune province con grandinate dopo una stagione molto siccitosa. Le piogge di settembre fanno sperare in una ripresa rispetto alle previsioni che volevano il ripetersi di una campagna uguale all’anno scorso ma comunque la stima produttiva oscilla dalle 700 alle 750 mila tonnellate. Solo rese particolarmente elevate possono far sperare in un innalzamento a 800 mila tonnellate. La zona più colpita dalla siccità è l’Andalusia, da Jaen fino a Siviglia e Toledo. Qui la produzione è bassa mentre la situazione appare meno compromessa in altre regioni olivicole, di minore importanza, come la Catalogna o la Galizia.

Gli operatori si aspettavano, in estate, una campagna olearia ancor più di scarica (c’era chi vociferava sotto le 600 mila tonnellate) ma poi gli olivi sono riusciti a superare la siccità ancora con un discreto carico di frutti. Resta il problema di un comparto organizzato per i volumi, in particolare il mondo cooperativo, che si trova con costi di gestione, per raccolta e frangitura, elevati e impianti non adeguati a gestire flussi limitati di olive. Qualche frantoio neanche aprirà, dopo la scorsa stagione fallimentare.

La Grecia paga lo scotto di una campagna olearia record lo scorso anno e produrrà 180-200 mila tonnellate. In calo tutte le principali regioni olivicole, da Creta al Peloponneso. Gli ultimi temporali e grandinate su diverse zone Nord, Centro e Peloponneso hanno causato danni e cadute di frutti. Le scorte di olio extra vergine di oliva sono stimate in 15/18000 tonnellate su Creta 10.000 tonnellate sul Peloponneso. Livelli insolitamente bassi che consigliano frantoiani e commercianti di non vendere sebbene il prezzo abbia raggiunto gli 8,6 euro/kg.

Il Portogallo farà segnare un lieve recupero rispetto alla scorsa stagione, a 140 mila tonnellate, grazie ai nuovi impianti entrati in produzione. Resta tuttavia un’altra annata deludente, in attesa di superare le 200 mila tonnellate. Ci sono state più piogge che in Spagna e questo ha salvato il raccolto.

In Tunisia sarà una campagna da 180-200 mila tonnellate, in lieve ripresa rispetto allo scorso anno. Meno olive a nord, la zona più vocata alla qualità, e più olive nel centro sud del Paese. I prezzi si stanno rapidamente allineando a quelli europei, con la volontà di vendere almeno 150 mila tonnellate entro la primavera per risollevare l’economia tunisina in difficoltà. Già chiesto un rialzo della quota a dazio zero di export verso l’Europa, che probabilmente verrà concesso.

La Turchia vivrà, al pari della Grecia, un’annata di scarica con una produzione a 180-200 mila tonnellate. Ricordiamo che, al momento, vige l’embargo sull’export oleario turco, una misura che potrebbe essere reiterata nel caso di bassa produzione.

Il Marocco è l’eterna promessa olivicola del nord Africa, sempre infranta. La produzione pare stabile a 80 mila tonnellate.

Nel complesso nel bacino del Mediterraneo la produzione dovrebbe essere simile, o in lieve calo, rispetto alla passata stagione. La differenza è che gli stock sono praticamente azzerati e ammontano a non più di 300 mila tonnellate, un livello appena sufficiente a coprire i primi mesi della nuova campagna, quando i livelli produttivi di olio nuovo saranno bassi. Sarà questa la finestra in cui probabilmente si vedranno le maggiori speculazioni, al rialzo o al ribasso. Scommesse di chi è riuscito a recuperare la liquidità necessaria per l’acquisto di partite di olio. E’ probabile che, a ottobre e primi di novembre, anche solo scambi per 2-3 cisterne possano muovere significativamente le quotazioni.

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