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Gli oliveti multifunzionali sono davvero sostenibili? Sì, no, forse

Gli oliveti multifunzionali sono davvero sostenibili? Sì, no, forse

L’introduzione di colture consociate in oliveto può modificare i processi biogeochimici del suolo, influenzando sia le emissioni di gas serra sia l’attività microbica. L'aumento di attività biologica porterà nel tempo a un accumulo stabile di carbonio nel suolo oppure a una sua perdita?

19 marzo 2026 | 13:00 | R. T.

Gli oliveti rappresentano uno degli agroecosistemi più diffusi nell’area mediterranea, spesso gestiti in condizioni di asciutta e caratterizzati da basse disponibilità di sostanza organica. In questo contesto, la diversificazione colturale mediante consociazione emerge come strategia per migliorare la fertilità del suolo, aumentare la biodiversità e contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Tuttavia, l’introduzione di colture consociate può modificare i processi biogeochimici del suolo, influenzando sia le emissioni di gas serra sia l’attività microbica. In particolare, l’aumento della biomassa radicale e degli input organici può stimolare la respirazione microbica e quindi le emissioni di CO₂, con effetti non sempre prevedibili sul bilancio complessivo del carbonio.

Uno studio ha valutato, nel breve termine, l’effetto della diversificazione colturale sulle emissioni di CO₂, N₂O e CH₄ e sulle proprietà chimiche ed enzimatiche del suolo in oliveti in asciutta.

Sono stati confrontati quattro sistemi: oliveto in monosuccessione (CP) e tre sistemi diversificati con zafferano (D-S), consociazione avena–veccia (D-O) e lavanda (D-L).

I risultati evidenziano un incremento significativo delle emissioni di CO₂ nei sistemi diversificati, associato a una maggiore attività biologica, mentre N₂O e CH₄ non hanno mostrato variazioni significative. Parallelamente, si è osservato un miglioramento delle proprietà chimiche e dell’attività enzimatica del suolo.

Le emissioni di CO₂ sono risultate significativamente più elevate nei sistemi diversificati: zafferano: 385,2 mg CO₂ m⁻² h⁻¹ e avena/vecchia: 335,2 mg CO₂ m⁻² h⁻¹ rispetto al controllo (CP).

Inoltre la consociazione avena/veccia ha mostrato un maggior contenuto di azoto totale (TN), maggiore disponibilità di fosforo e ferro. Le consociazioni con zafferano e vlavanda invece hanno evidenziato maggiori livelli di carbonio organico totale (TOC) e aumento del potassio (K).

Le attività enzimatiche sono risultate più elevate nelle consociazioni, in particolare sono risultati più attive le β-glucosidasi (ciclo del carbonio), leucina aminopeptidasi (ciclo dell’azoto) e arilsolfatasi (ciclo dello zolfo).

Oliveti mulfifunzionali e multicolturali sempre più sostenibili? Una domanda aperta

L’aumento delle emissioni di CO₂ nei sistemi diversificati è attribuibile a una maggiore attività biologica del suolo, stimolata dalla presenza di colture associate e da un incremento degli input organici. Questo fenomeno riflette un’intensificazione dei processi di respirazione microbica e radicale.

Tuttavia, l’assenza di variazioni significative nelle emissioni di N₂O e CH₄ suggerisce che le condizioni semi-aride limitano i processi di denitrificazione e metanogenesi, riducendo il rischio di emissioni di gas serra ad alto potenziale climalterante.

Dal punto di vista della fertilità, la diversificazione ha migliorato sia le proprietà chimiche sia l’attività enzimatica del suolo, indicando un aumento della funzionalità ecosistemica. In particolare, la presenza di leguminose nel sistema avena-veccia ha favorito l’accumulo di azoto, mentre le colture aromatiche hanno contribuito all’incremento del carbonio organico.

Tuttavia, resta una domanda fondamentale: questo aumento di attività biologica porterà nel tempo a un accumulo stabile di carbonio nel suolo oppure a una sua perdita?

Per rispondere, saranno necessari studi di lungo periodo capaci di valutare il bilancio complessivo del carbonio.

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