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L'utilizzo di olio extra vergine d'oliva inverte il processo che porta all'Alzheimer

L'utilizzo di olio extra vergine d'oliva inverte il processo che porta all'Alzheimer

Quando si presentano i primi sintomi di declino cognitivo, una dieta ricca di olio extra vergine d'oliva ripristina i livelli della proteina neuroprotettiva BMI1, diminuendo stress ossidativo e marker dell'infiammazione

25 febbraio 2021 | R. T.

Anche se la malattia di Alzheimer (AD) è la causa più comune di demenza, i meccanismi che governano l'istituzione e la progressione della malattia rimangono in gran parte sconosciuti.

L'Università di Tessalonicco ha studiato l'implicazione della proteina neuroprotettiva BMI1 (B lymphoma Mo-MLV insertion region 1 homolog) nella malattia e la possibilità di invertire l'insorgenza della patologia attraverso la somministrazione di olio extravergine di oliva in pazienti con Mild Cognitive Impairment (MCI), ovvero con i primi sintomi di declino cognitivo.

A questo scopo, i ricercatori hanno utilizzato un'ampia banca di campioni di pazienti con MCI per esaminare i potenziali effetti dell'extra vergine.

Mentre il trattamento con extra vergine aumenta i livelli di BMI1, i livelli di un'altra proteina infiammatoria, la p53, diminuiscono nel siero dei pazienti MCI dopo il trattamento con olio extra vergine d'oliva per 12 mesi.

Inoltre, i biomarcatori legati all'Alzheimer (p-tau, Aβ1-42 e rapporto Aβ1-42/Aβ-40) ritornano a livelli normali dopo la somministrazione di extra vergine nei pazienti MCI per 12 mesi.

Inoltre, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che dopo la somministrazione di olio, la BMI1-upregulation è correlata alla riduzione dello stress ossidativo e delle risposte infiammatorie.

La conclusione è che il ripristino dell'attività di BMI1 attraverso la somministrazione di extra vergine in pazienti con MCI costituisce un potenziale approccio terapeutico contro la neurodegenerazione che porta all'Alzheimer.

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