L'arca olearia

MOSH, MOAH e ftalati metteranno in dubbio la salubrità dell'olio extra vergine d'oliva

La presenza negli oli extra vergini di oliva di questi contaminanti percolosi per la salute umana è talvolta superiore ai limiti di legge, prevista per gli ftalati, e alle indicazioni del Joint Fao/Wto Committee on Food Additives per MOSH e MOAH. Occorre prepararsi prima di essere cacciati dagli scaffali dei supermercati

23 novembre 2018 | R. T.

Oggi non sono più solo le leggi e i regolamenti a segnare la stella polare. Spesso le regolamentazioni vengono dopo i protocolli applicati dalla Grande Distribuzione e dagli importatori, in seguito all'aumentata sensibilità dei consumatori internazionali per la propria salute.
Uno dei fattori chiave del successo dell'olio extra vergine di oliva è certamente la sua salubrità, vista a tutto tondo, dalle sue molecole nutraceutiche fino alla sua naturalità, essendo un succo di oliva.
Oggi però alcune molecole contaminanti rischiano di minare l'immagine di questo prodotto.
Si tratta degli ftalati, oggetto del regolamento comunitario 10/2011, che ha posto dei limiti sulla loro concentrazione negli alimenti, vista la loro tossicità e la loro attività di interferenti endocrini.
Poi vi sono i MOSH e MOAH, i primi idrocarburi alifatici saturi e i secondi idrocarburi poliaromatici alchilsostituiti, per i quali non esistono limiti di legge precisi anche se il Joint Fao/Wto Committee on Food Additives ha stabilito come riferimento un valore di assunzione giornaliera accettabile pari a 0,01 mg/kg peso corporeo. Sappiamo però che alcune catene della Grande Distribuzione hanno già posto limiti severi rispetto al contenuto di questi contaminanti, per esempio prevedendo l'assenza totale di MOAH, pericolosi per la salute perchè potenzialmente cancerogeni.

Come è messo l'olio d'oliva?
Per quanto gli ftalati prendiamo ad esempio un lavoro portoghese dell'Università Cattolica che riguarda sedici campioni di olio di oliva raccolti, sono stati rilevati DEHP (2-ethylhexyl phthalate) e DINP (Diisononyl phthalate), due forme si ftalati.
I contaminanti sono stati rilevati in tutti i campioni con una concentrazione media di DEHHP e DINP di 1,31 e 1,52 mg/kg e con una concentrazione massima di 7,52 e 6,29 mg/kg, rispettivamente.
I risultati hanno evidenziato che quattro campioni avevano una concentrazione di DEHP superiore ai limiti di migrazione applicabili ai sensi della normativa sui materiali a contatto con gli alimenti. Uno dei campioni è olio di sansa e quindi la fonte di contaminazione può essere il solvente utilizzato nel processo di estrazione. Ma gli altri tre campioni erano oli extravergini e oli di oliva vergini.

Per quanto riguarda MOSH e MOAH ci riferiamo al lavoro portato dalla Chemiservice al recente convegno sulle sostanze grasse a Bari. Nel periodo compreso tra settembre 2017 e gennaio 2018 sono stati analizzati dal laboratorio quasi 200 campioni di olio extravergine di oliva. Dai dati raccolti si evince che quasi il 40% dei campioni analizzati presentano concentrazioni di MOSH superiori a 10 mg/kg con un valore medio di 12,9 mg/kg e quasi la metà dei campioni analizzati presentano concentrazioni di MOAH superiori a 1 mg/kg con un valore medio di 1,5 mg/kg.

Le contaminazioni
Per quanto riguarda gli ftalati, invece, la contaminazione può avvenire a seguito di contatto con materiali come plastificanti utilizzate per l'imballaggio e articoli per la lavorazione, la manipolazione e la conservazione degli alimenti. L'individuazione di possibili contaminanti, in questi casi, è quindi relativamente semplice limitandosi alle plastiche che vengono a contatto con l'olio che non devono essere solo adatte agli alimenti ma anche prive o a basso tenore di ftalati.

Più complicata invece l'individuazione della fonte di contaminazione per MOSH e MOAH. Recenti studi di settore condotti dal BfR (Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio), hanno dimostrato che MOSH e MOAH si ritrovano con frequenza in alcuni alimenti imballati che hanno contatto diretto o indiretto con il cartone fabbricato utilizzando fibre di carta riciclata o comunque ricchi di inchiostri e residui di composti chimici normalmente non presenti nei materiali destinati a contatto con alimenti.

La necessità di studi sui rischi di contaminazione
E' quindi necessario individuare le possibili fonti di contaminazioni da ftalati, MOSH e MOAH nella filiera olivicolo-olearia onde permettere alle aziende, da quelle agricole fino ai confezionatori, di ridurre al minimo i rischi di contaminazione che possono portare a problemi di commercializzazione o a potenziali scandali, specie su mercati lontani, come gli States.

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