L'arca olearia
Torna a volare la produzione d'olio d'oliva in Italia: 435 mila tonnellate
Ismea rivede al rilazo le stime produttive per l'Italia, da 370 a 435 mila tonnellate. Dopo la peggiore campagna olearia degli ultimi cinquant'anni l'Italia si riprende ma la partita più importante si gioca a Bruxelles per difendere i 35 milioni di euro dell'Unione europea per l'olivicoltura nazionale
20 aprile 2018 | T N
La notizia è corsa sulla bocca di tutti appena pronunciata da Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea: l'Italia quest'anno produrrà 435 mila tonnellate d'olio di oliva.
Secondo i dati ufficiali, quindi, l'Italia produrrà più del doppio rispetto alla scorsa campagna olearia e sono state riviste ulteriormente al rialzo le previsioni Ismea di dicembre che indicavano una produzione di 370 mila tonnellate.
Restano perplessità sulla conguità del dato rispetto ai numeri evidenziati nel rapporto che evidenziavano, sulla base del registro Sian, che al 22 gennaio 2018 l'Italia aveva in stock 289 mila tonnellate di oli d'oliva, di cui 229 mila di extra vergine, compresi gli oli comunitari ed extra comunitari. Comprendendo anche vergini e lampanti, restava uno stock di circa 200 mila tonnellate di oli nazionali, da cui si deduce, in base ai dati produttivi offerti da Ismea, che le vendite di oli d'oliva nazionali da inizio campagna al 22 gennaio sono state di circa 200 mila tonnellate.
Ci sono però altri numeri ufficiali e altre informazioni che si sono aggiunte nel corso del convegno inaugurale di Sol&Agrifood.
Nelle prossime settimane inizierà la discussione a Bruxelles per mantenere l'organizzazione comune di mercato dell'olio di oliva e il relativo budget. "Rumors dalla Commissione indicano che l'ocm olio di oliva non verrà cancellata e noi lavoreremo per mantenere il plafond di 35 milioni di euro per l'olio di oliva dell'Italia – ha affermato Felice Assenza,
direttore generale per le politiche internazionali e l'Unione europea del Ministero delle politiche agricole –. Intanto abbiamo ottenuto un successo, con l'introduzione della campagna olearia obbligatoria in etichetta, un atto delegato della Commissione europea che verrà emanato tra qualche settimana".
Il mondo olivicolo-oleario italiano, inoltre, si presenterà unito anche per la riunione del Comitato consultivo del Consiglio oleicolo internazionale ad Amman, in Giordania, il 24 e 25 aprile prossimi. In questa sede l'Italia ribadirà la centralità del panel test, l'esame organolettico per l'olio di oliva: "Uno strumento importantissimo che interessa certamente non solo l'Italia ma tutto il mondo olivicolo-oleario” ha dichiarato Felice Assenza, sostenuto da Abdelkrim Adi, capo Unità tecnica del Coi. "Confermiamo l'importanza del panel test – ha affermato nel suo intervento – e spesso ci confrontiamo e lavoriamo con i tecnici e gli esperti italiani, che consideriamo di assoluto livello, per migliorare il metodo e renderlo sempre più centrale per l'olio d'oliva".
In un contesto sempre più competitivo il mondo dell'olio e del food "le sfide da affrontare sono tante, dai dazi di Trump al dumping, fino alla contraffazione. L'Italia può e deve fare squadra per affrontare queste sfide e recuperare competitività" ha affermato Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea.
Il tema della competitività e della redditività delle aziende è centrale anche per le aziende che producono le eccellenze agroalimentari Dop/Igp. Un settore che vale 15 miliardi di euro all'anno, il 10% dell'industria alimentare nazionale e che esporta per 7,8 miliardi secondo i dati Aicig/Qualivita.
"Nonostante tutti i dati largamente positivi dobbiamo fare di più per accrescere la conoscenza, la consapevolezza e il coinvolgimento del consumatore – ha affermato Federico Desimoni, consigliere di Aicig, l'associazione che riunisce più del 90% dei Consorzi di tutela italiani –; solo così potremo recuperare valore aggiunto e redditività per le nostre
imprese. Il consumatore deve diventare il nostro primo alleato".
Ogni rosa, anche la più bella, ha le sue spine: "il 90% dell'aceto balsamico di Modena va all'estero" ha affermato Desimoni, una dato che ha incuriosito e fatto rifletterer Giorgio Barchiesi, in arte Giorgione, moderatore per un giorno: "fa certamente piacere sapere che le aziende italiane esportano, così come che all'estero si conoscano sempre di più i gusti e i sapori del cibo italiano. Bisogna anche considerare però che se tutta questa nostra eccellenza agroalimentare va all'estero, cosa resta per la gastronomia e la cucina italiana. Quali gusti e sapori lasceremo ai nostri figli e nipoti?"
L'economia dell'agroalimentare, però, continua a girare a gonfie vele. "Nell’Anno del cibo italiano i numeri sono positivi, con oltre 250 miliardi di euro di valore al
consumo e più di 41 miliardi di euro di export nel 2017. Il Salone Internazionale dell’Agroalimentare di Qualità è la vetrina delle eccellenze, della biodiversità e di uno stile di vita riconosciuto, grazie alla dieta mediterranea, patrimonio immateriale dell’Unesco nel 2010. Una fiera in crescita – ha affermato Claudio Valente, vicepresidente di Veronafiere –, con 317 espositori e 9.000 metri quadrati di superficie espositiva, il 20% in più rispetto al 2017, per dare più spazio anche al meglio delle produzioni agroalimentari di altri Paesi, sempre più rappresentati in questa fiera che richiama ogni anno oltre 58.000 buyer e operatori specializzati da 130 Paesi"
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