L'arca olearia
L'olio extra vergine IGP Puglia già sugli scaffali dalla prossima campagna olearia
Con la lettura pubblica del disciplinare di produzione, e i ritocchi concordati, si chiude l'iter nazionale per il riconoscimento. L'olio pugliese certificato sarà tutto nutraceutico ed esclusivamente ottenuto da varietà pugliesi e nazionali
28 luglio 2017 | Alberto Grimelli
L’Indicazione Geografica Protetta "Puglia" sarà riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto da olive prodotte solo da oliveti impiantati nel territorio regionale ed ottenuto da impianti di trasformazione, stoccaggio e confezionamento ricadenti all’interno del territorio della regione Puglia.
Quindi, come già per l'IGP Sicilia, Calabria e Marche, e ovviamente il Toscano nato vent'anni fa, le IGP olivicole italiane assomigliano molto di più a denominazione di origine protetta, con tutte le fasi del processo che devono essere svolte sul territorio.
Con la lettura pubblica a Bari del 27 luglio scorso e i ritocchi al disciplinare concordati, si chiude l'iter nazionale per l'ottenimento dell'IGP Puglia. Ora spetterà al Ministero delle politiche agricole pubblicare il provvedimento in Gazzetta Ufficiale e mandare la richiesta di riconoscimento a Bruxelles. Dal momento della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale italiana, l'IGP Puglia godrà della tutela provvisoria e si potranno trovare anche bottiglie con il logo del Comitato promotore sugli scaffali del supermercato. Ma sarà possibile già con la nuova campagna olearia? “Non voglio dire nulla, per scaramanzia – ci risponde Leo Piccinno, presidente del Comitato promotore IGP Puglia – ma i tempi ci potrebbero essere. Mai dire mai, anzi speriamo.”
L'audizione per la lettura pubblica del disciplinare di produzione, già approvato dal Ministero delle politiche agricole, si è rivelata ulteriore momento di confronto che ha consentito alcuni utili ritocchi
Verrà, per esempio modificato l'articolo 5, “cultivar di olivo”. “Nel corso del dibattito – commenta Leo Piccinno – Benedetto Miscioscia ha fatto notare che la formulazione avrebbe lasciato un potenziale spazio all'utilizzo di varietà straniere. Non è mai stata intenzione del Comitato avvallare una simile apertura, abbiamo quindi ben accolto la proposta di Miscioscia. Oltre alle varietà indicate dal disciplinare, altre varietà, ma solo nazionali, potranno concorrere fino a un massimo del 30%.”
Altre modifiche al disciplinare? “Ancora sull'articolo 5, il Comitato promotore si è riservato qualche giorno di tempo per valutare la proposta, giuntaci da più parti, di elevare da 75 a 100-120 chilometri la distanza massima da luogo di trasformazione a sito di confezionamento – ha spiegato Leo Piccinno – le ragioni espresse sono valide e credo che si troverà una mediazione.”
Il disciplinare di produzione dell'IGP Puglia contiene molte novità e anche qualche apparente contraddizione.
Partiamo da queste ultime. Apparentemente può diventare IGP Puglia tutto e il contrario di tutto, visto che si va da un fruttato 2 a 7, da un amaro 2 a 7, da un piccante 2 a 7. Da leggero a intenso. Gli antipodi, se non fosse che l'olio pugliese deve essere tutto nutraceutico, ovvero avere un contenuto di fenoli bioattivi (il riferimento è al claim salutistico reg. Ue 432/2012) superiore a 250 mg/kg. Oggettivamente difficile avere un olio con fruttato 2, amaro 2 e piccante 2 con una concentrazione fenolica superiore a 250 mg/kg. Simile contraddizione la troviamo per quanto riguarda acidità, 0,4% (apparentemente alta) ed etil esteri inferiori a 20 mg/kg. Il valore di perossidi non deve essere superiore a 10 meq/kg. Non si tratta di parametri tra i più restrittivi ma che impongono comunque attenzione nelle fasi di produzione e trasformazione.
Dispiace che il disciplinare di produzione abbia dovuto catalogare l'ovvio: “raccolta delle olive direttamente dalla pianta” e trasformazione “entro 36 ore dalla raccolta”. Innovativo invece il limite produttivo, di 12 tonnellate ad ettaro (soprattutto per evitare frodi, ovvero “superproduzioni” non giustificate) e la resa massima del 20%. Apparentemente anche in questo caso si tratta di una resa bassa, specie se consideriamo che la raccolta può protrarsi fino al 31 gennaio, ma compatibile con il limite imposto di temperatura di estrazione di 27 gradi centigradi.
Tutto l'olio IGP Puglia, insomma, sarà nutraceutico e estratto a freddo.
Particolarmente interessante, e a tutela del consumatore, il fatto che l'olio IGP Puglia deve essere confezionato entro il 30 settembre successivo alla data di molitura. Sarà insomma impossibile trovare IGP Puglia fatto di miscele di olio vecchio e olio nuovo.
L'autorità designata ai controlli sarà la Camera di Commercio di Bari.
L'IGP Puglia lascia anche ai singoli produttori la possibilità di distinguersi e fare promozione grazie a diciture in etichetta come “monovarietale”, “raccolto a mano”, “da olivi monumentali” e simili purchè tali diciture siano documentabili e preventivamente autorizzate dall'autorità di controllo.
Torna infine il termine minimo di conservazione di 18 mesi dalla data di confezionamento.
Nel complesso si tratta di un disciplinare di produzione che, pur cercando di non essere troppo restrittivo, ha dei forti caratteri di innovazione che guardano a rassicurare il consumatore più che il mondo della produzione. Finalmente, direi. La strada è quella.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Olivicoltura mediterranea: prevedere il raccolto partendo da suolo, caldo e pioggia
Ancorare gli indicatori satellitari e pluviometrici a soglie termiche fisiologiche, invece che al calendario, permette di stimare il raccolto dell'anno successivo con una precisione fino al 97%. Una lezione utile anche per l'Italia, dove siccità e ondate di calore stanno diventando la norma
07 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Olio extravergine d'oliva: come difendere steroli e fenoli durante lo stoccaggio
Uno studio su cultivar Coratina dimostra che il vetro scuro batte la plastica trasparente: dopo 30 mesi il PET chiaro fa perdere fino al 79,9% di squalene e il 24% di beta-sitosterolo. Ecco cosa devono sapere gli olivicoltori per non compromettere la qualità e la conformità normativa
07 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Rumore nei frantoi: esposizione fino a 100 decibel
Uno studio condotto in frantoi oleari rileva livelli di pressione sonora superiori al limite di 85 dB(A), con picchi nelle frequenze di 2 e 4 kHz. Troppi lavoratori e proprietari di frantoi non utilizzano le protezioni acustiche
07 ottobre 2026 | 09:00
L'arca olearia
Prezzi dell'olio a picco: conviene produrre extravergine di oliva o lampante?
Con 80 quintali di olive e una resa al frantoio del 12,5%, un ettaro produce circa 800 kg di olio. Raccogliere da terra e vendere lampante a 2,5 euro/kg rispetto extravergine a 4 euro/kg è preferibile, ma il conto economico finale è comunque in perdita
06 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Olive in attesa al frantoio: già dopo 24 ore la qualità dell’olio può iniziare a calare
Uno studio condotto dal CNR su 228 campioni raccolti in Emilia-Romagna mostra che con l’aumentare dei giorni di stoccaggio crescono acidità, perossidi e K232, mentre diminuiscono polifenoli e stabilità ossidativa. E i difetti sensoriali diventano più frequenti
05 ottobre 2026 | 15:00
L'arca olearia
I truffatori dell’olio di oliva hanno rialzato la testa e gliela faremo riabbassare!
Un tuffo indietro nel tempo di trent’anni, con il rischio di un prezzo delle olive di 30 euro/quintale e dell’olio extravergine di oliva italiano a 4 euro/kg. E tornano le polemiche sulle frodi. La novità? “Stavolta l’industria olearia sta insieme con gli agricoltori” afferma Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola
05 ottobre 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli
marco de dominicis
29 luglio 2017 ore 12:53Buongiorno,
sono proprietario di un frantoio in provincia di Roma e quindi non direttamente interessato all'argomento come potrebbero essere i miei colleghi pugliesi ma vorrei porre un quesito o, meglio, avere un chiarimento.
L'art. 5 del disciplinare di produzione della i. G. P. "olio di Puglia" dice che "l'imbottigliamento e il confezionamento deve avvenire entro e non oltre il 30 settembre successivo alla data di molitura, nel sito della trasformazione o in un' areale con un sito massimo di 75 km intorno al sito di trasformazione, per evitare il decadimento delle caratteristiche chimiche ed organolettiche che caratterizzano la tipicità del prodotto".
Dal suo articolo si apprende che tale limite verrà innalzato a 100/ 120 km. Ora bisognerebbe spiegare in che modo è stato calcolato tale limite e se è giusto che esso non garantisca la possibilità di fare blend fra olii extravergini prodotti tra la provincia di Foggia e la provincia di Lecce.
Grazie anticipatamente,
Marco De Dominicis
Frantoio Oleario Fontana Laura
Amm. del forum olioefrantoio.it.