L'arca olearia
La memoria degli olivi per superare indenni la carenza idrica
L'olivo può superare più facilmente un'estate siccitosa se anche la primavera è stata tale. Gli olivi riescono a mantenere infatti “memoria”, una sorta di impronta, dello stress subito, anche dopo un lungo periodo di tempo, mettendo in atto più velocemente ed efficacemente misure di contrasto al danno ossidativo
19 maggio 2017 | R. T.
Le piante di olivo hanno una memoria, anche se più propriamente, bisognerebbe parlare di impronta.
Le piante che hanno subito uno stress idrico in primavera riescono a reagire molto meglio a una carenza idrica estiva, riducendo il danno e mantenendosi attive, rispetto a olivi che siano stati pienamente irrigati nei mesi precedenti lo stress.
E' quanto ha scoperto un gruppo di ricercatori del Laboratorio di biotecnologie dell'Università di Tunisi, analizzando il comportamento di olivi di sette mesi sottoposti o no a stress idrico primaverile.
Le piante che hanno subito un imprinting, infatti, sono state tenute in stress idrico moderato per 20 giorni, poi sono state completamente idratate per 60 giorni e quindi è stato di nuovo applicato uno stress idrico per 30 giorni. Le piante controllo, invece, non hanno subito alcun genere di stress preventivo se non quello simulante la carenza idrica estiva.
Rispetto alle piante senza stress primaverile, quelle che hanno subito un imprinting hanno mostrato un miglioramento nella produzione di biomassa, migliori parametri di fotosintesi e un più elevato accumulo di pigmenti fotosintetici. Inoltre i dati di fluorescenza della clorofilla, ovvero il suo grado di attività, erano significativamente simili a quelle delle piante controllo, indicando così che non vi è alcun tipo di danneggiamento dell'apparato fotosintetico.
Una primavera siccitosa, quindi, potrebbe portare le piante a essere maggiormente reattive a un nuovo stato di stress, con un più celere ed elevato accumulo di prolina e zucchero, che porta a una maggiore capacità di trattenere l'acqua nei tessuti e quindi di ridurre il danno ossidativo a carico del fotosistema II, con conseguente maggiore velocità fotosintetiva e maggiore accumulo di biomassa rispetto alle piante sempre pienamente irrigate.
Il livello più basso di stress ossidativo subito dalla piante è stato misurato in termini di contenuti di perossido di idrogeno (H2O2) e malondiadehide (MDA) e di perdite di elettroliti (EC).
I ricercatori tunisini hanno inoltre rilevato nelle piante che hanno subito l'imprinting migliori attività nei sistemi metabolici che proteggono dall'ossidazione, compreso un marcato accumulo di polifenoli, con conseguente migliore manteminento nell'omeostasi della produzione sostanze reattive all'ossigeno.
L'insieme di questi risultati dimostra che l'olivo ha una sorta di “memoria” che mantiene una migliore capacità reattiva della pianta a lungo dopo aver subito uno stress.
Questa capacità è guardata con estremo interesse dai ricercatori tunisini, considerando che proprio la carenza d'acqua, ma più in generale gli stress abiotici sono e saranno nel futuro una causa importante nella mancata produzione di cibo.
Lo studio dei meccanismi biomolecolari, fino all'individuazione di quelli genetici, che permettono questa reazione all'olivo può quindi essere di estremo interesse per i programmi di miglioramento genetico dell'olivo e forse non solo.
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