L'arca olearia
Il fallimento europeo del tappo antirabbocco per l'olio extra vergine d'oliva
Gli spagnoli, che l'hanno introdotto nel 2014, oggi lamentano la scarsa efficacia della norma. In Spagna dominano ancora le ampolle mentre in Italia si cerca ogni stratagemma per eludere la legge. Mancano i controlli o manca la consapevolezza dell'importanza del provvedimento?
17 marzo 2017 | T N
Il tappo antirabbocco per l'olio extra vergine nei pubblici esercizi è legge in Spagna dal 1 gennaio 2014, promulgato tramite regio decreto. L'entrata in vigore è del 28 febbraio dello stesso anno.
A distanza di qualche mese, con l'articolo 18, legge 161/2014, entrato in vigore il 25 novembre dello stesso anno vige anche in Italia il medesimo obbligo.
Le polemiche sul tappo antirabbocco non si sono mai fermate, con la Federazione italiana pubblici esercizi che si è schierata apertamente contro l'obbligo di legge. L'aperta ostilità dei pubblici esercizi, in stile italico, si è tramutata in un boicottaggio soft del provvedimento. Dal servizio di olio di oliva, al posto dell'extra vergine in trattorie e tavole calde, fino al servire in tavola “condimenti”, ovvero oli aromatizzati magari in maniera casereccia (la norma vale solo per gli oli di oliva vergini). Ovviamente non manca chi cerca di ovviare alla norma con metodi ancora più drastici, manomettendo o sostituendo tappi antirabbocco, magari scambiandosi trucchi e segreti in video che fanno il giro di chat on line. E' ancora molto frequente trovare bottiglie prive del tappo antirabbocco, per non parlare di oliere, o bottiglie vistosamente manomesse, con etichetta quasi illeggibili e unte e bisunte.
Gli spagnoli lamentano condizioni molto simili, con forse una maggiore presenza della vecchia oliera, vietata comunque in Italia dal 2006.
La legge doveva servire a tutelare tanto i produttori quanto i consumatori.
L'utilizzo del tappo antirabbocco avrebbe dovuto impedire il rabbocco di oli diversi da quelli indicati in etichetta, a tutela dei produttori, che rischiavano di veder immesso nella loro bottiglia olio di scadente qualità, magari non della stessa provenienza.
Al tempo stesso i consumatori potevano essere certi di pagare per quanto dichiarato. Se un ristoratore porta in tavola una bottiglia di un produttore pluripremiato, è doveroso attendersi che ci sia proprio quell'olio nel recipiente.
Al netto di frodi grossolane, e potenzialmente pericolose per la salute pubblica, come il riempimento della bottiglia etichettata come extra vergine con oli di semi, il provvedimento mirava a proteggere l'autenticità, non la salubrità.
Possono essere potenziati i controlli e inasprite le sanzioni, il vero problema è che l'importanza del provvedimento non è avvertita proprio dai consumatori. Sarà che i piatti, spesso, escono già conditi dalla cucina e si è perso l'uso del giro d'olio a crudo nei ristoranti, se non per un numero limitato di pietanze. Sarà perchè non siamo abituati alle critiche in loco, magari preferendo poi sfogarci su Tripadvisor. Sarà che l'olio non viene considerata una priorità nella valutazione complessiva di un ristorante da parte della clientela. Per questi o per molti altri fattori, e l'intreccio di questi, il tappo antirabbocco non sta funzionando.
Facendo un paragone azzardato, volto solo a capire quanto una norma può funzionare quanto sentita dai consumatori, pensiamo al fumo nei ristoranti. Bandito per legge, è rispettato quasi integralmente. Le eccezioni esistono ma si tratta, appunto, di eccezioni. I controlli delle autorità non sono stati superiori a quelli per il tappo antirabbocco. Eppure funziona, poiché il vero organo di controllo, in questo caso, sono i consumatori. Non ci si perita di chiamare il ristoratore per far smettere un vicino che si è acceso una sigaretta a tavola.
Si possono chiedere più controlli nei ristoranti sui tappi antirabbocco. E' anche doveroso chiedersi perchè i consumatori non esercitino questo controllo che invece applicano scrupolosamente in altri campi.
I primi controllori, nell'applicazione di una legge, devono essere i consumatori. Se questi rifiutano di esercitare questo diritto-dovere la legge ha fallito e bisogna chiedersi perchè.
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Accedi o RegistratiEmanuele Aymerich
18 marzo 2017 ore 11:10perché alla gran parte degli italiani non gliene frega niente? Se per casa loro comprano bottiglie da 2,90 euro non è solo colpa della crisi, non sono certo solo i poveri a comprarle, anzi...
luca crocenzi
20 marzo 2017 ore 11:04Gentile Sig. Aymerich
mi perdoni se mi permetto ma credo che in questo caso prevalga la mancanza di conoscenza della norma da parte dei consumatori rispetto al fatto di un loro scarso interesse. La questione del fumo infatti raggiunse trasversalmente tutti ed era certamente di enorme diffusione e di più facile anche riscontrabilità, rispetto al tappo antirabbocco.
Forse sarà che anche nella fattispecie, come da Lei auspicato in un Suo altro intervento, è necessario attendere dell'altro tempo prima di esprimersi in giudizi conclusivi: l'importante, credo, è andare avanti.