L'arca olearia
Il mercato si sposta verso gli oli di oliva di bassa qualità
In Spagna vanno per la maggiore l'olio di oliva intenso e l'olio di sansa di oliva mentre in Italia gli incrementi maggiori di prezzo sono segnati dall'olio vergine. Quasi azzerata la differenza tra extra e vergine. La qualità paga ancora?
24 marzo 2016 | R. T.
Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi stiamo assistendo a un cambiamento dei trend di mercato, con la preferenza degli operatori che si sta spostando verso oli di oliva di bassa qualità.
Da ottobre 2015 a febbraio 2016, ovvero nei primi mesi della nuova campagna olearia, la Spagna sta abbandonando l'extra vergine, secondo i dati dell'Anierac, a favore dell'olio di oliva intenso.
Ricordiamo che l'olio di oliva intenso è una categoria commerciale inesistente, a livello legislativo, ma comunemente presente in Spagna, a livello commerciale, corrispondente a un olio di oliva con sentori vegetali più marcati. Un olio di oliva, insomma, più somigliante a un extra vergine.
L'olio di oliva intenso ha aumentato le vendite del 26,6%, a fronte di un calo dell'extra vergine del 24,4%.
Quello che sta avvenendo, secondo l'Anierac, è una regressione del consumatore che è stato abituato al consumo di extra vergine ma ora sta tornando al consumo di oli di oliva meno pregiati, a partire dall'olio di sansa di oliva. I consumi di olio di sansa di oliva sono infatti aumentati del 23%.
Interessante notare come i consumi iberici di extra vergine, da ottobre a febbraio, siamo stati pari a 18.931 tonnellate mentre quelli di olio di sansa di oliva abbiano superato le 7000 tonnellate, a fronte di 24.763 tonnellate di olio di oliva intenso.
Anche in Italia l'andamento del mercato pare premiare gli oli di più bassa qualità.
Le informazioni che scaturiscono dall’analisi dei listini rilevati da parte delle principali Camere di Commercio italiane, elaborati dalla Borsa merci telematica, mostrano un mese di febbraio contraddistinto da una sostanziale stabilità dei valori di scambio del comparto oleario.
In particolare, le variazioni tendenziali (anno su anno) riportano un -38,3% per l’olio di oliva extravergine con acidità 0,8%, un -26,5% per l’olio di oliva extravergine con acidità 0,6%, un +8,3% per l’olio di oliva vergine e un -14,8% per l’olio di sansa di oliva raffinato.
Anche a febbraio non si è fermata la corsa dell'olio vergine con un aumento della quotazioni del 2,4% rispetto a gennaio. In particolare a febbraio il prezzo medio del vergine è stato di 3,20-3,30 euro/kg, a fronte di un prezzo oscillante sui 3,30-3,70 euro/kg per l'extra vergine con acidità inferiore a 0,8 e 3,70-4 euro/kg per extra vergini con acidità inferiore a 0,6.
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