L'arca olearia

L'olivo si sveglia e crescono i timori per danni da freddo

L'olivo sta germogliando quasi in tutta Italia, a causa delle temperature miti delle ultime settimane. Nelle aree a rischio può essere necessario preparare l'olivo a eventuali ritorni di freddo. Alcune misure preventive sono comunque consigliabili ovunque

05 febbraio 2016 | R. T.

Le temperature miti delle ultime settimane stanno favorendo un risveglio vegetativo molto precoce dell'olivo. In molte aree d'Italia sono già spuntati i primi germogli e in alcuni casi i rametti dell'anno sono già lunghi qualche centimetro.

I giovani tessuti sono particolarmente vulnerabili al freddo.

E' bene considerare che già temperature di 3-4 gradi centigradi sopra lo zero possono provocare sensibili rallentamenti del flusso linfatico, specie nei tessuti più giovani. Temperature di zero gradi per qualche ora, oppure leggermente sotto lo zero, possono provocare danni irreparabili alle gemme o ai germogli neoformati. Temperature di 5-6 gradi sotto lo zero, anche solo per una notte, possono provocare danni ai tessuti non lignificati. Nel caso le temperature sotto zero si protraggano per più di qualche ora, i danni possono diventare irreparabili, compromettendo la vitalità di tutti i tessuti giovani e verdi.

E' evidente che simili condizioni si possono verificare, in quasi tutta Italia, per almeno tutto il mese di febbraio. Lungo la dorsale appenninica e man mano che ci si sposta verso nord il periodo di criticità si estende anche al mese di marzo e ai primi giorni di aprile.

Nel caso di risveglio vegetativo molto precoce, come sta avvenendo quest'anno, può essere opportuno adottare qualche precauzione generale, così da evitare che minime condizioni climatiche avverse possano portare a qualche danno e, nel caso di territori a rischio, essere pronti all'intervento nel caso le previsioni meteo indichino la possibilità di gelate.

Le precauzioni generali riguardano soprattutto la potatura e la fertilizzazione con potassio.

Un intervento di emergenza può essere l'utilizzo di poltiglia bordolese o ossicloruro di rame qualche giorno prima l'eventuale arrivo di ondate di gelo.

Una potatura precoce può stimolare l'albero a germogliare più rapidamente. La risposta all'eliminazione di parte della superficie fogliare, infatti, è il recupero della piena capacità fotosintetizzante nel più breve tempo possibile. Intensificare, attraverso una potatura precoce, un altrettanto precoce risveglio vegetativo aumenta inesorabilmente il rischio. E' inoltre sconsigliabile effettuare tagli particolarmente ampi. E' infatti bene ricordare che l'olivo, come sempreverde, non ferma mai il flusso linfatico nei suoi vasi, flusso che riprende abbondantemente nel caso di ripresa vegetativa. In queste condizioni i tessuti sono più vulnerabili a eventuali gelate e l'esposizione di tessuti verdi delle strutture portanti (branche e sottobranche) può avere conseguenze sulla piena funzionalità delle stesse in caso di temperature sotto lo zero, specie se protratte per qualche giorno. E' infatti bene ricordare che i tempi di cicatrizzazione sono più lenti in inverno, in particolare qualora le temperature notturne siano costantemente sotto i 10 gradi centigradi.

Una buona disponibilità di potassio “indurisce” i tessuti, ovvero li rende meno sensibili alle basse temperature. E' quindi bene valutare, nel caso di rischio di gelate tardive e precoce risveglio vegetativo, l'eventuale carenza di potassio nei tessuti, attraverso un'analisi fogliare. Una fertilizzazione fogliare a base di potassio facilmente assorbibile, nel volgere di qualche giorno dal trattamento e per qualche settimana, può offrire una discreta protezione, specie per temperature intorno allo zero.

Nel caso di imminente gelata, e sempre che si abbia l'allerta almeno 2-3 giorni in anticipo grazie ai servizi agrometeo regionali, può essere utile un trattamento con rame, in particolare poltiglia bordolese o ossicloruro di rame. E' infatti noto il duplice effetto benefico del rame in simili circostanze. Da un lato, infatti, essendo lievemente fitotossico può favorire uno shock sulla pianta che può ridurre l'attività vegetativa, “fermando” il flusso linfatico e rendendo meno sensibili i tessuti rispetto a basse temperature. D'altro canto il rame favorisce anche l'indurimento dei tessuti, in modo simile a quanto effettuato dal potassio, offrendo così un ulteriore livello di protezione. E' bene ricordare, tuttavia, che proprio i tessuti più giovani, come i germogli, sono i più sensibili all'effetto fitotossico del rame. E' quindi bene non esagerare né sul fronte delle concentrazioni di principio attivo né sul numero di trattamenti. Durante l'inverno, due interventi alle dosi di 250-300 mg/hl sono assolutamente sostenibili, oltre sono invece sconsigliabili dal punto di vista agronomico ed economico.

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