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L'olio extra vergine d'oliva è in pericolo. Si rischia il caos normativo

L'olio extra vergine d'oliva è in pericolo. Si rischia il caos normativo

L'olio extra vergine d'oliva potrebbe, presto, essere non più uguale in tutto il mondo ma rispondere a standard diversi da paese a paese. Alcuni parametri del Consiglio oleicolo internazionale messi in discussione in sede di Codex Alimentarius

12 febbraio 2015 | R. T.

E' una guerra silenziosa che rischia però di distruggere l'immagine dell'olio extra vergine d'oliva come prodotto universale.

Quanto non sono riusciti ancora a fare gli standard, volontari, in Australia e California, potrebbe accadere se non si raggiungerà un'intesa in sede di Codex Alimentarius. Questa è l'istituzione internazionale che decide i parametri qualitativi, di purezza e genuinità degli alimenti più comuni, in maniera da poter favorire gli scambi commerciali. In questa sede sono rappresentati tutti i paesi, non solo quelli produttori, e a ogni paese spetta un voto. L'Italia dunque si esprimerà per quanto riguarda l'olio di palma e le Filippine per l'olio d'oliva.

L'Australia, già da qualche tempo, ha depositato un documento, identificato come CX/FO15/24/13, con cui si chiede di variare i limiti di alcuni parametri riguardanti l'extra vergine, ovvero: campesterolo e stigmasteroli.
Il documento australiano, appoggiato da Stati Uniti, Nuova Zelanda e altri paesi, prevede l'innalzamento del valore massimo di campesterolo a 4,8 (da 4,0) e di stigmasteroli a 1,9 (da 1,4).

E' bene ricordare che questi parametri sono utili per identificare frodi, in particolare la miscelazione di oli di semi con l'olio d'oliva. Aumentarne i limiti, sulla base di presunte ricerche che indicano che i valori in determinate nazioni possono essere più elevati, può aprire le porte ai truffatori.

Il Consiglio oleicolo internazionale ha quindi presentato un'esauriente relazione in cui si evidenzia come, all'innalzamento del valore massimo di campesterolo, si incrementi anche la percentuale di olio di semi analiticamente rilevabile e quindi tecnicamente, sebbene fraudolentemente, miscibile con l'olio di semi.

Le soglie di rilevabilità degli oli di semi vengono raddoppiate, alzando il valore di campesterolo da 4 a 5.

Allo stesso modo, passare dal valore di 1,4 (attualmente in vigore) a 1,9, per gli stigmasteroli potrebbe addirittura triplicare le soglie di rilevabilità degli oli di semi, come evidenziato nella tabella sottostante.

Alla luce di tali dati, è chiaro l'interesse dei Paesi produttori a mantenere limiti più stringenti, onde prevenire eventuali frodi. D'altra parte appare ingiustificata la posizione australiana che, da una parte pretende standard più rigidi di quelli del Coi per l'extra vergine, dall'altra chiede l'innalzamento di valori che, potenzialmente, aprono a frodi con miscelazioni di oli di semi e olio d'oliva.

Molti gli scenari possibili, alcuni dei quali certamente poco augurabili.
Tra questi la possibilità che il Codex Alimentarius, in mancanza di un accordo tra gli stati sui limiti, decida di eliminare i parametri stessi. Campesterolo e stigmasteroli non sarebbero quindi più annoverati tra i parametri di genuinità e purezza per il Codex Alimentarius.
Per il mercato europeo, e più in generale per i mercati dei paesi aderenti al Coi, continuerebbero a valere i limiti stabiliti in sede di Consiglio oleicolo internazionale.
Per altri mercati importanti, come Stati Uniti, Giappone, Canada, Cina, invece tali limiti, se non addirittura i parametri, non esisterebbero più.

L'olio extra vergine di oliva, insomma, non sarebbe più uguale in tutto il mondo, oltre al fatto che, un mancato accordo su questi parametri, potrebbe aprire le porte a contestazioni su altri e nuovi parametri, mettendo in discussione l'intero impianto chimico-fisico-organolettico dell'extra vergine.
Campesterolo e stigmasterolo potrebbero quindi creare un precedente pericoloso, nocivo per l'intero settore dell'olio d'oliva.

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