L'arca olearia
La Puglia olearia tra continuità familiare e frammentazione aziendale
La crisi degli ultimi due anni ha già fatto un'importante scrematura. Abbandona chi si era improvvisato. I frantoi attivi in Italia sono meno di 4000. I mastri oleari in Puglia resiste anche grazie a una nuova legge che attribuisce maggiori responsabilità alla loro figura
12 settembre 2014 | Francesca Gonnelli
Che nel settore oleario è in atto una profonda trasformazione lo si capisce bene dai dati emersi dal portale SIAN: i frantoi attivi sul territorio italiano arrivano a 3.760 unità.
Si sta realizzando ciò che per Aifo era chiaro già da tempo: nessuno può improvvisarsi esperto nel lungo periodo e millantare qualifiche che non possiede quando si tratta di produrre olio extra vergine di oliva.
Si tratta di un deciso passo avanti per il settore della trasformazione olearia in termini di ottimizzazione e di maggior apporto tecnico nel settore. Aspetto che ormai è stato tradotto anche a livello giuridico grazie alle legge del mastro oleario della Regione Puglia che ha finalmente riconosciuto e qualificato tale figura professionale.
E proprio nella Regione Puglia che il socio AFP AIFO - Frantoio Oleario Sportelli Srl dove lì ha la sua attività di trasformazione, a Taranto, ritiene utile incentivare ulteriormente tale professionalità, coinvolgendo maggiormente gli addetti ai lavori nei corsi di formazione ambientale, partendo proprio da quegli agricoltori che sembrano più vicini alla cultura delle vite anziché dell’ulivo. Un aspetto fondamentale per sostenere le future generazioni è proprio insegnare loro le tecniche di coltivazioni del territorio, valorizzare al meglio la vicinanza al mare del prodotto avvalendosi di un clima mite e di piante secolari capaci di dar vita ad un olio di oliva dalle caratteristiche uniche.
Zona vocata e microclima ideale presente anche in altra zona della Puglia, nell’area del foggiano, dove il Frantoio Vicarum di Marcello Lucera, associato AIFO, sostiene quanto sia importante valorizzare il turismo quale parte trainante dell’agroalimentare di qualità. Metodo ideale per istaurare con i propri clienti un rapporto di fiducia e stima che va oltre il fattore economico.
Aspetto che Annamaria Logoluso del Frantoio Oleario Eredi di Logoluso Onofrio ritiene inscindibile dato che la promozione e la pubblicità dell’Azienda con quella del territorio sono aspetti correlati capaci di comunicare le ragioni che stanno alla base di un olio extra vergine di qualità. Sottolinea, infatti, come la materia prima “coratina” e “ogliarola barese” sono sostenute nello sviluppo da condizioni climatiche favorevoli per la produzione di un olio di oliva autoctono mediante sistemi tecnologici innovativi.
Le aziende frantoianie del territorio pugliese, se da un lato sostengono che la continuità e tradizione familiare da anni consente lo svolgimento delle attività di trasformazione, dall’altra rilevano come la frammentazione e particellizzazione delle aziende agricole costituisca un significativo punto di debolezza del sistema Italia.
Occorre essere sempre più strutturati per poter far fronte alle esigenze del mercato che richiede un prodotto tracciato, sicuro e certo. Una garanzia oggettiva per poter rispondere in modo chiaro alle critiche e alle frodi che spesso tendono ad accumunare indistintamente ed ingiustamente anche i produttori onesti. La necessità di poter contare su di un partner (l’agricoltore) dotato di una struttura adatta è un’esigenza sentita, una necessità alla luce della sempre più pressante richiesta di avere forniture di materia prime conformi. E ciò è possibile solo grazie ad un sistema di prevenzione sugli agenti infestanti ed una corretta conoscenza dei prodotti utilizzabili in agricoltura con rispetto dei tempi di carenza, come sostenuto dal Frantoio Oleario Savese Srl. Ecco che la capacità di far squadra diventa la migliore risposta nell’affrontare i problemi dell’olivicoltura di oggi, anche quando questi hanno il nome di “xylella fastidiosa”.
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Enrico Severini
13 settembre 2014 ore 10:49che tristezza leggere il numero 3760......alla fine degli anni 90, poco prima di quel triennio "a statuto speciale" fatto di assurdità burocratiche inutili e ridicole che non hanno portato a nulla, i frantoi attivi erano 6500 circa, vado a memoria.....Non finirò mai di dirlo, UN PATRIMONIO UNICO AL MONDO,.......................distrutto. Bastava frequentare una qualsiasi riunione provinciale di frantoiani pre-inizio campagna dell'epoca, e degli anni a seguire, per rendersi conto di quale sarebbe stato il futuro di quel patrimonio e tutto a vantaggio delle solite multinazionali e delle mega frodi a cui assistiamo anche oggi. Mi dispiace, ma a mio parere, la crisi degli ultimi due anni non è la causa di quel disastro premeditato.