L'arca olearia

Italia e Pakistan insieme. Approfondimenti su una cultivar autoctona selvatica e promettente: l’Olea ferruginea Royle

Gli oli ottenuti da olive della specie Olea ferruginea presentavano una composizione chimica simile a quella tipica degli oli ottenuti da Olea europaea, seppure con quantità trascurabili di acido erucico e brassicasterolo ed una presenza di acido linoleico leggermente superiore all’1%

05 settembre 2014 | Alessandra Bendini, Enrico Valli, Pervez Anwar, Tullia Gallina Toschi

La domanda di olio vergine di oliva è in costante e continua crescita in tutto il mondo, anche da parte di Paesi non tradizionalmente produttori o consumatori, che stanno scoprendo e sempre più apprezzando le caratteristiche sensoriali e nutrizionali di questo prodotto. Fra questi, non va dimenticato il Pakistan che, con i suoi 180 milioni circa di abitanti (sesto stato più popoloso del mondo) ed un tasso di crescita demografico in continuo aumento, registra un consumo annuo pro-capite di oli alimentari intorno ai 13 kg, con una spesa annuale di oltre 550 milioni di dollari per la loro importazione (GOP, 2004).
Alla luce di questi dati, e allo scopo di stimolare l’economia rurale ed agricola, su una specifica richiesta di collaborazione, è stato interessante studiare se possano essere effettivamente impiegate specie autoctone alternative all’Olea europaea per la produzione di oli vergini di oliva.

L’interesse si è concentrato su di una specie molto diffusa nel nord del Pakistan: l’Olea ferruginea Royle, localmente conosciuta come Kahu che cresce spontaneamente anche in zone aride del paese, in cui altre piante faticano a sopravvivere. Questa pianta produce drupe dall’aspetto molto simile alle nostre olive che vengono consumate generalmente crude dalla popolazione locale (Ahmad et al., 2006).
L’idea, nata da un progetto sviluppato presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, sotto la direzione della Prof.ssa Tullia Gallina Toschi ed in collaborazione con l’ Istituto di Biochimica e Biotecnologia ed il Dipartimento di Botanica della Pir Mehr Ali Shah Arid Agriculture University di Rawalpindi (Pakistan), è stata quella di comparare i parametri di qualità di tre oli ottenuti per semplice estrazione meccanica da drupe della specie Olea ferruginea Royle, provenienti da tre diverse località del Pakistan, con quelli relativi ad un olio prodotto da piante, coltivate in loco, ma di Olea europaea. Tutti i campioni sono stati prodotti con un impianto pilota di laboratorio, presente presso l’università pakistana.
I risultati della sperimentazione sono stati presentati in un articolo pubblicato nel 2013 su un numero speciale che riguardava gli oli d’oliva, (Olive Oil – Quality, Composition and Health Benefit) della rivista Food Research International (Anwar et al., 2013).
In particolare, gli oli ottenuti da olive della specie Olea ferruginea, pur risultando “lampanti” a causa della scarsa qualità della materia prima (olive raccolte ad uno stato molto avanzato di maturazione e non conservate correttamente prima della lavorazione), presentavano una composizione chimica simile a quella tipica degli oli ottenuti da Olea europaea, seppure con quantità trascurabili di acido erucico e brassicasterolo ed una presenza di acido linoleico leggermente superiore all’1%. Gli oli ottenuti da Olea ferruginea erano caratterizzati da concentrazioni inferiori di composti fenolici e tocoferoli, quindi da un’attività antiossidante minore rispetto all’olio ottenuto da Olea europaea, sebbene risultassero più ricchi in β-carotene e luteina.



Ulteriori ricerche dovranno essere condotte per valutare in maniera approfondita le differenze verificate da questa prima collaborazione: occorrerà costruire un piano sperimentale ampio e robusto, selezionando ed analizzando un numero più elevato di campioni, ottenuti frangendo olive di Olea ferruginea di buona qualità, correttamente conservate prima della raccolta, in modo da evitare la comparsa nell’olio dei difetti sensoriali e delle modificazioni idrolitiche ed ossidative che ne hanno determinato, nel primo studio condotto, uno scadimento qualitativo.
Sarebbe poi molto utile avere la possibilità di installare un piccolo impianto pilota in loco, per assicurarsi della buona riuscita del processo di trasformazione, divulgare le il rapporto causa effetto alla base delle peculiari qualità dell’extra vergine di oliva e valutare anche i parametri quantitativi, come la resa in olio delle olive. Se questa collaborazione proseguirà e gli studi condotti confermeranno le opportunità emerse dai primi risultati ottenuti, potrebbero aprirsi le porte per una nuova risorsa interessante per la produzione di oli vergini di oliva.

Bibliografia

GOP (2004). Economic survey. Islamabad, Pakistan: Finance Division, Economic Adviser's Wings, 14.
Abaza, I., Taamalli,W., Ben Temime, S., Daoud, D., Gutiérrez, F., Zarrouk, M. (2005). Natural antioxidant composition as correlated to stability of some Tunisian virgin olive oils. Rivista Italiana delle Sostanze Grasse, 82, 12–18.
Anwar, P., Bendini, A., Gulfraz, M., Qureshi, R., Valli, E., Di Lecce, G., Saqlan Naqvi, S.M., Gallina Toschi, T. (2013). Characterization of olive oils obtained from wild olive trees (Olea ferruginea Royle) in Pakistan. Food Research International, 54, 1965–1971.

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