L'arca olearia

Per far profitti con l'olivicoltura occorrerà spostarsi in Africa entro il 2030

Uno studio italo-americano ha valutato l'impatto dei cambiamenti climatici non solo sull'habitat dell'olivo ma anche tutti i parametri, influenzati dal clima, che possono determinare significativi mutamenti produttivi. Il risultato? Meglio l'Africa dell'Europa per far reddito

11 aprile 2014 | R. T.

Cosa accadrà all'olivicoltura se il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) avesse ragione? Assisteremmo a un aumento medio della temperatura nel bacino del Mediterraneo di 2 °C tra il 2030 e il 2060 e l'olivo risentirebbe di questi mutamenti. A risentirne maggiormente, però, sarebbero i redditi degli agricoltori.

Ricercatori provenienti italiani e statunitensi, guidati da Luigi Ponti dell'Enea, hanno utilizzato un modello predittivo per comprendere i possibili mutamenti nella produzione di olive in diverse aree del Mediterraneo, anche in virtù delle possibili ripercussioni delle infestazioni della mosca delle olive.

Il risultato è un quadro che indica chi saranno i vincitori e chi i vinti di questa guerra climatica. L'Europa risentirà molto, in particolare nelle aree settentrionali, dei cambiamenti climatici mentre ad avvantaggiarsene dovrebbe essere l'Africa. Sicuramente penalizzato il Medio Oriente.

Questo lavoro, pubblicato sulla rivista PNAS, dimostra quindi che il cambiamento climatico avrà un impatto sulla produzione delle olive, alterando l'economia agricola in diverse regioni.

Per comprendere l'impatto economico, lo studio ha utilizzato un modello predittivo basato sulla fisiologia dell'olivo e su quella della mosca, calcolando quindi non solo l'impatto di ondate di calore e siccità sulla pianta ma anche sul principale agente patogeno dell'oliveto.

I risultati non sono confortanti specie per le aree considerate più marginali, dove lo studio mostra una diminuzione dei profitti con conseguente aumento del rischio di abbandono.

Gli stessi ricercatori ammettono che le aziende marginali sono però determinanti per la conservazione del suolo, il mantenimento della biodiversità e la riduzione del rischio incendio.

E' lo stesso team leader del progetto di ricerca a smorzare le eventuali polemiche affermando che lo studio ipotizza “uno scenario di ciò che potrebbe accadere in alcuni casi particolari. Non vuole predire il futuro".

In ogni caso è interessante capire cosa accadrà all'olivicoltura mediterranea. Nel suo complesso il cambiamento climatico potrebbe essere positivo, con un aumento medio dei profitti del 9,6% nel bacino del Mediterraneo, a fronte di un incremento produttivo del 4,1%.

Nel dettaglio macro-regionale vediamo però che non tutte le zone saranno così fortunate. Il cambiamento climatico sicuramente porterà fortuna all'Africa che potrà godere di un aumento dei profitti fino al 41% mentre gli utili nel Medio Oriente dovrebbero diminuire del 7,2%.

E in Europa? La situazione è a macchia di leopardo con però un trend delineato. A soffrire maggiormente saranno gli areali olivicoli più a nord (nel caso dell'Italia anche quelli appenninici a sud).

Per quanto riguarda l'Italia, secondo il modello Enea, a essere più colpito dovrebbe essere tutto il centro tirrenico con Toscana e Lazio che farebbero registrare le performance maggiormente negative. Stabile o in lieve incremento la produttività pugliese e calabra. In grande spolvero la Sicilia. Nel complesso, quindi, l'olivicoltura italiana avrebbe da guadagnare dai cambiamenti climatici.

Il dato negativo? Il cambiamento climatico aiuterà anche lo sviluppo della mosca delle olive. Le infestazioni e l'aggressività di questo patogeno potrebbe aumentare dell'8% a causa dei cambiamenti climatici.

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